Nuovo impianto STMicroelectronics a Catania, la Sicilia scala la frontiera della microelettronica mondiale
Un accordo tra Regione, Ministero delle Imprese, Invitalia e la multinazionale franco-italiana porta sull’Etna il più avanzato stabilimento di semiconduttori a carburo di silicio mai concepito, classificato tra i progetti strategici dell’Unione europea.
Un accordo tra Regione, ministero delle Imprese, Invitalia e la multinazionale franco-italiana porta sull’Etna il più avanzato stabilimento di semiconduttori a carburo di silicio mai concepito, classificato tra i progetti strategici dell’Unione europea.
Cinque miliardi e sessanta milioni di euro di investimento, quindicimila wafer prodotti ogni settimana, quasi tremila nuove assunzioni: sono i numeri industriali del “SiC Campus” che STMicroelectronics sta costruendo a Catania. Un impianto che non ha equivalenti al mondo — né per scala né per integrazione verticale — e che posiziona la Sicilia al centro di una filiera tecnologica decisiva per la transizione energetica e la mobilità elettrica del prossimo decennio.
Il primato industriale che nasce sull’Etna
Il cantiere è aperto. Gli assessori regionali all’Economia Alessandro Dagnino e alle Attività produttive Edy Tamajo lo hanno visitato, incontrando i vertici di STMicroelectronics: Giuseppe Notarnicola, presidente di Stm Italia, Renato Martire, vicepresidente e responsabile degli affari istituzionali, e Francesco Minerva, direttore del sito catanese. L’azienda è presente in Sicilia da oltre sessant’anni; stavolta, però, la posta in gioco è diversa da qualsiasi investimento precedente.
Il progetto prevede la produzione di dispositivi di potenza in carburo di silicio da 200 millimetri. Questi semiconduttori sono componenti essenziali per tre settori in rapida espansione: la mobilità elettrica, le energie rinnovabili e i sistemi elettronici ad alta efficienza. Quando l’impianto sarà operativo, STMicroelectronics diventerà l’unico produttore in Europa capace di coprire l’intera filiera integrata del carburo di silicio, e l’unico al mondo a farlo interamente nello stesso stabilimento.
Cinque miliardi, tre fonti di finanziamento
L’investimento complessivo di 5,06 miliardi di euro si articola su tre livelli. STMicroelectronics ne copre la quota maggioritaria: 3,104 miliardi a carico dell’azienda. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy contribuisce con 1,763 miliardi. La Regione Siciliana partecipa con 300 milioni, attinti dalle risorse della piattaforma europea Step – Strategic Technologies for Europe Platform – nell’ambito del Programma regionale Fesr 2021-2027.
L’operazione si inserisce nel quadro degli Ipcei, gli Importanti progetti di comune interesse europeo: iniziative strategiche che l’Unione europea sostiene per rafforzare innovazione e competitività nei settori chiave, tra cui microelettronica, batterie, idrogeno, cloud e intelligenza artificiale. Classificarsi tra questi progetti non è una formalità burocratica: significa accedere a risorse e corsie preferenziali che altri investimenti non hanno.
Occupazione: i numeri attesi
Le ricadute occupazionali sono la misura più immediata dell’impatto sul territorio. Le stime indicano 7.757 unità lavorative annue complessive sull’isola. Le nuove assunzioni dirette nella regione ammonteranno a 2.966 unità, delle quali mille sono già state effettuate. Il valore aggiunto stimato per l’economia siciliana si attesta intorno a 895 milioni di euro.
Oggi STMicroelectronics impiega in Sicilia 5.459 lavoratori, il 42 per cento dei quali laureati. La quota di personale altamente qualificato non è un dato marginale: riflette la natura del settore e orienta le politiche di reclutamento future. Dagnino e Tamajo hanno sottolineato che il progetto “coinvolgerà numerose imprese del territorio”, con un effetto moltiplicatore destinato a estendersi ben oltre il perimetro dello stabilimento etneo.
La capacità produttiva del nuovo impianto
Sul piano industriale, il “SiC Campus” consentirà di raggiungere una produzione di 15.000 wafer da 200 millimetri a settimana. L’elemento decisivo, però, non è il volume: è l’integrazione verticale. Coprire tutte le fasi — dalla materia prima in polvere al dispositivo finito — nello stesso sito riduce i tempi, abbassa i costi logistici e consolida un vantaggio competitivo difficilmente replicabile da altri produttori.
La base giuridica dell’operazione è un contratto di sviluppo tra Regione Siciliana, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Invitalia e STMicroelectronics, finalizzato all’ampliamento della capacità produttiva del sito catanese. Un accordo che traduce in impegni formali e verificabili quello che fino a poco tempo fa era soltanto una prospettiva.
