La Bce conferma di decidere volta per volta sui tassi

La Bce conferma di decidere volta per volta sui tassi
25 agosto 2022

Fari puntati sull’inflazione alla Bce, ma non solo. Dai verbali del Consiglio direttivo del 20 e 21 luglio, quello in cui si è deciso un rialzo dei tassi da 0,50 punti percentuali e il via libera al nuovo meccanismo anti spread “Tpi”, è emerso che oltre alle pressioni sui prezzi l`istituzione guarda con preoccupazione anche ai rischi sull`economia e ai deprezzamenti dell`euro. La Bce monitora attentamente anche le dinamiche salariali, temendo che possa innescarsi una rincorsa sul caro vita. Ma per ora questo scenario è solo ipotetico. Anzi, secondo la stessa istituzione la crescita dei salari contrattuali (3% in media nell’area euro quest’anno e 2,5% il prossimo) è ben lontana dal pareggiare l`inflazione. A luglio la decisione di alzare i tassi di interesse di 50 punti base è stata presa con “una maggioranza molto ampia”, secondo il documento pubblicato. “Un rialzo da 50 punti base è stato ritenuto appropriato alla luce del peggioramento delle prospettive di inflazione”.

Un primo passo verso la normalizzazione della linea monetaria ritenuto “più ampio” dei 25 punti base precedentemente segnalati, che secondo i banchieri centrali dell`area euro avrebbe fornito “un chiaro segnale sulla determinazione a ottemperare al proprio mandato” di controllo dei prezzi. Tuttavia “alcuni componenti” del Consiglio direttivo si sono espressi per un aumento dei tassi di soli 25 punti base, come del resto era stato preannunciato dal Consiglio direttivo di giugno, rilevando che avrebbe preservato la coerenza con le precedenti comunicazioni. Inoltre hanno messo in rilievo gli incombenti rischi di recessione e il fatto che una mossa di questa portata sarebbe stata più in linea col concetto di “graduale normalizzazione”. E i dissenzienti hanno anche obiettato stato rilevato che muovendosi in maniera diversa da quanto preannunciato la Bce avrebbe aggiunto incertezze sui mercati.

Sul versante opposto, quello dei favorevoli al rialzo da 50 punti base, è stato sostenuto che la mossa avrebbe fatto “chiarezza” e che la linea monetaria sarebbe rimasta accomodante anche dopo un aumento di questa portata. Inoltre, riporta ancora il documento della Bce, è stato asserito che l`aumento da 50 punti base a luglio avrebbe lasciato maggiore flessibilità al Consiglio direttivo per reagire all`evolversi dei dati sulla normalizzazione della linea alle future riunioni. Proprio in questo ambito per la riunione di settembre i verbali riferiscono che la proposta del capo economista (Philip Lane) di segnalare il passaggio a un approccio decisionale “volta per volta”, non predeterminato quindi, ha ottenuto ampio supporto (presumibilmente vista anche la decisione di non attenersi alle precedenti linee guida). Sui prossimi rialzi, quindi, gli scenari restano aperti. Intanto la Bce tiene i fari puntati sui cambi dell’euro. Il deprezzamento della valuta unica sul dollaro “costituisce un importante cambiamento nel contesto esterno e implica maggiori pressioni inflazionistiche per l’area euro, in particolare tramite maggiori costi delle importazioni di energia importazione in dollari americani”, riportano ancora i verbali del Consiglio. E se solitamente i deprezzamenti valutari vengono associati a guadagni di competitività sugli scambi con l’estero, in questo caso “i miglioramenti sono stati impediti dalle strozzature prevalenti nelle catene globali e dalle restrizioni nella logistica”. 

Al tempo stesso è stato rilevato che la maggior parte dei deprezzamenti rispetto al dollaro sono da imputare a divergenze nelle politiche monetarie e in parte alle differenze nelle prospettive per le due economie. Qui, ora, la massima attenzione sarà riservata dagli operatori al simposio economico annuale della Fed a Jackson Hole, e all’intervento del presidente Jay Powell domani pomeriggio. Sul Pil Usa oggi è stata confermata una contrazione nel secondo trimestre, ma meno accentuata di quanto inizialmente stimato. L’area euro secondo la Bce rallenta ma continua a beneficiare della rimozione delle misure restrittive che erano state imposte dai governi a motivo del Covid. “I rischi sulle prospettive di crescita restano sbilanciati al ribasso”, è stato rilevato al consiglio di luglio scorsi. I verbali riportano che la guerra russo ucraina resta “un significativo rischio al ribasso, specialmente se le forniture di energia dalla Russia dovessero essere danneggiate in misura tale da portare a razionamenti per imprese e famiglie dell’eurozona”. Al Consiglio è stato inoltre rilevato che la guerra potrebbe indebolire ulteriormente il clima di fiducia e le difficoltà nelle catene di approvvigionamento, mentre i rincari di energia e alimentari potrebbero risultare “più persistentemente elevati del previsto”. Tra i possibili rischi è stata citata anche una decelerazione più accentuata della crescita globale. Nel frattempo i rischi al rialzo sul versante inflazionistico “sono chiaramente dominanti nel breve termine”, aggiungono i verbali.

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