“Omicidio di stato”: bufera sul post del magistrato Maruotti, l’Anm nel caos

Rocco Maruotti, segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati (1)

Rocco Maruotti, segretario generale dell'Associazione nazionale magistrati

Paragone choc tra la riforma Meloni-Nordio e l’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis. Il segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati pubblica su Facebook un post incendiario, poi lo cancella. Troppo tardi: è già polemica durissima. Il centrodestra insorge, Nordio lo demolisce. Anche le Camere penali prendono le distanze. Un post su Facebook bastato poche ore per innescare una bufera istituzionale senza precedenti.

Protagonista Rocco Maruotti, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, che questa mattina ha pubblicato sul suo profilo una foto dell’omicidio di Alex Pretti da parte dell’Ice a Minneapolis, accompagnata da un commento al vetriolo: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella democrazia al cui sistema giudiziario è ispirato il modello Meloni-Nordio”. Hashtag finale: “Giusto votare no”. Il riferimento è al referendum sulla giustizia del prossimo marzo, che chiama i cittadini a pronunciarsi sulla separazione delle carriere e dei Csm di pm e giudici.

Il messaggio, rimosso poco dopo la pubblicazione, ha scatenato reazioni durissime da parte del centrodestra, compatto nel sostenere il Sì alla riforma. Carolina Varchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Giustizia alla Camera, non usa mezzi termini: “La propaganda del No è scesa a livelli inaccettabili. Il segretario dell’Anm Maruotti, a corto di argomenti, ha accostato la riforma della giustizia a un fatto di cronaca americana, con un paragone tra ordinamenti forzato e perciò totalmente falso”.

L’accusa del centrodestra: campagna referendaria avvelenata

Secondo Varchi, strumentalizzare tragedie per spaventare l’opinione pubblica è scorretto, ma farlo da una posizione di vertice dell’Anm è grave: “Così si avvelena la campagna referendaria minando la credibilità della magistratura. Cercare poi di oscurare quanto scritto, cancellando e adducendo scuse risibili, è francamente ridicolo”. Sulla stessa linea Enrico Costa, vicepresidente della stessa Commissione: “Se il presidente dell’Anm Parodi non batte un colpo è la conferma che questo è un indecente schema comunicativo condiviso e concordato. Il Csm farà finta di niente anche stavolta”.

Non solo il mondo politico. Anche l’Unione delle Camere Penali prende nettamente le distanze, definendo “indegno e vergognoso evocare simili scenari per insinuare che la riforma della magistratura trovi ispirazione in modelli repressivi e disumani, così alimentando paure e suggestioni del tutto infondate presso l’opinione pubblica”. Un giudizio che pesa, perché arriva da un organismo che rappresenta gli avvocati penalisti, tradizionalmente attenti alle garanzie processuali.

Maruotti cancella tutto e si scusa: “Non volevo paragonare”

Di fronte alla slavina di critiche, Maruotti cancella il post e pubblica delle scuse: “Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana”. Secondo il segretario generale dell’Anm, la critica era rivolta esclusivamente a quanto sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava “a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti”.

Una retromarcia che non ha placato le polemiche. Anzi. A intervenire direttamente è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, con parole durissime: “Prendo atto della retromarcia tardiva e grottesca del segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti. Dopo il suo comunicato così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato all’importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni”. Un affondo senza precedenti, che certifica la profondità della frattura tra governo e vertici della magistratura associata in vista della consultazione referendaria.