La Casa Bianca avrebbe individuato in Viktor Orbán un possibile successore di António Guterres alla guida delle Nazioni Unite, puntando su un’intesa con Russia e Cina. L’indiscrezione del Wall Street Journal arriva a poco più di due mesi dalla scadenza del mandato dell’attuale segretario generale, prevista per il 31 dicembre 2026.
Secondo il quotidiano statunitense, l’iniziativa sarebbe partita da Washington. Alcuni funzionari americani ritengono che anche Mosca e Pechino potrebbero appoggiare il primo ministro ungherese, sulla base di precedenti consultazioni diplomatiche. Non sarebbe stata, tuttavia, assunta alcuna decisione definitiva sulla candidatura.
L’ipotesi, se confermata, porterebbe tre potenze con interessi spesso divergenti a convergere sul nome di un esponente politico europeo per uno degli incarichi più rilevanti della diplomazia multilaterale. Per ora, però, si tratta di una ricostruzione giornalistica che nessuna delle parti coinvolte ha avallato pubblicamente.
Il peso dell’intesa tra le potenze
Un funzionario del Dipartimento di Stato avrebbe riconosciuto che la proposta può apparire, a prima vista, “folle”. Due funzionari citati dal Wall Street Journal, uno statunitense e uno di un altro Paese, hanno però sottolineato il peso delle convergenze tra le grandi potenze nel Consiglio di Sicurezza: quando Stati Uniti, Russia e Cina concordano su un obiettivo, “di solito ottengono ciò che vogliono”.
La valutazione riflette il ruolo che Washington, Mosca e Pechino possono esercitare nei processi decisionali delle Nazioni Unite. Il loro eventuale accordo non sarebbe comunque sufficiente a determinare la nomina, perché la procedura richiede anche l’assenza di un veto da parte di Francia e Regno Unito, gli altri due membri permanenti del Consiglio.
Né la Casa Bianca né i governi russo e cinese hanno confermato l’ipotesi. Non è arrivata una conferma neppure da Orbán, mentre restano sconosciuti i dettagli di eventuali interlocuzioni diplomatiche e il grado di effettivo sostegno raccolto intorno al suo nome.
Le indiscrezioni circolate nei mesi scorsi
Le voci su un possibile incarico internazionale per Orbán precedono la ricostruzione del quotidiano americano. Alla fine di maggio, il giornalista investigativo ungherese Szabolcs Panyi aveva riferito nella newsletter di VSquare di discussioni negli ambienti vicini al movimento MAGA, citando fonti ungheresi e straniere con contatti diplomatici.
Secondo quelle informazioni, negli ambienti vicini al presidente Donald Trump si sarebbe cercata una posizione internazionale di alto livello per il leader ungherese. Tra gli elementi considerati nelle ricostruzioni figurava anche l’immunità diplomatica eventualmente associata all’incarico, indicata come una possibile ragione d’interesse per un ruolo fuori dalla politica nazionale.
Ad agosto, sulla base di nuove informazioni, Panyi aveva prospettato due possibilità: un incarico nella Fifa oppure la posizione di vice segretario generale delle Nazioni Unite. Il portavoce di Fidesz, Bertalan Havasi, aveva respinto allora le indiscrezioni definendole “fake news”.
L’eventualità di una candidatura a segretario generale rappresenterebbe un salto di livello rispetto alle ipotesi circolate in precedenza. Non si tratterebbe soltanto di assegnare a Orbán un incarico internazionale, ma di affidargli la guida amministrativa dell’Onu e un ruolo politico e diplomatico centrale nella gestione delle crisi globali.
La procedura per scegliere il successore
Il mandato di António Guterres scade il 31 dicembre 2026. La selezione del successore passa dal Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri, che deve raccomandare un candidato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Per approvare la raccomandazione occorrono almeno nove voti favorevoli e nessun voto contrario da parte dei cinque membri permanenti: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. Questi ultimi dispongono infatti del potere di veto, che può bloccare una candidatura anche in presenza di un sostegno più ampio tra gli altri componenti del Consiglio.
Solo dopo la raccomandazione del Consiglio di Sicurezza l’Assemblea Generale procede alla nomina del segretario generale. Il consenso di Washington, Mosca e Pechino potrebbe dunque costituire un elemento decisivo per avviare il percorso, ma non eliminerebbe la necessità di superare le obiezioni delle altre due potenze permanenti.
Francia e Regno Unito avrebbero quindi la possibilità di impedire l’avanzamento della candidatura di Orbán. In assenza di un’intesa più ampia, l’eventuale accordo tra le tre capitali non sarebbe sufficiente a trasformare l’ipotesi in una nomina.
Le implicazioni per la diplomazia internazionale
Una convergenza tra Stati Uniti, Russia e Cina sul nome del futuro segretario generale avrebbe un peso politico rilevante, soprattutto in una fase caratterizzata da divisioni sulle principali questioni di sicurezza internazionale. Un’intesa del genere mostrerebbe che le tre potenze possono trovare un terreno comune almeno nella scelta della leadership dell’organizzazione multilaterale.
Resta da capire se le valutazioni riferite dal Wall Street Journal si tradurranno in una candidatura concreta e se Orbán possa raccogliere consensi anche tra gli altri membri del Consiglio. Al momento, non sono state annunciate decisioni ufficiali né sono stati resi noti eventuali passaggi formali della procedura a suo favore.
La partita per il dopo-Guterres rimane quindi aperta. L’eventuale candidatura del premier ungherese dipenderà non soltanto dalla disponibilità americana a sostenerlo, ma anche dalla capacità di costruire un consenso che non si fermi all’asse tra Washington, Mosca e Pechino.

