Un nuovo, fosco primato segna l’inizio del 2026. L’Orologio dell’Apocalisse, il termometro simbolico dei pericoli per l’umanità, è stato portato oggi a soli 85 secondi dalla mezzanotte. Mai, in 79 anni di storia, le sue lancette erano state così vicine all’ora del disastro globale. Lo ha stabilito il Bollettino degli Scienziati Atomici, che riunisce esperti di nucleare, clima, tecnologie disruptive e rischi biologici. La decisione riflette un giudizio categorico: il mondo vive il suo momento più pericoloso e instabile, superando persino le fasi più critiche della Guerra Fredda. Un’era di molteplici crisi convergenti, dove le tensioni geopolitiche, l’emergenza climatica e le nuove tecnologie incontrollate moltiplicano a vicenda le loro minacce.
L’annuncio è stato dato con una cerimonia solenne trasmessa su YouTube, alla quale ha preso parte, tra gli altri, la premio Nobel per la Pace Maria Ressa. Un evento che ha mescolato scienza, attivismo e un profondo senso di urgenza. La mezzanotte, sull’orologio, non segna semplicemente l’ora zero, ma rappresenta il punto di collasso della civiltà umana. Ogni spostamento in avanti è un segnale d’allarme per i governi e i cittadini del mondo. E quello di oggi è il più forte mai lanciato.
La tendenza degli ultimi anni è una discesa ininterrotta verso la soglia critica. Nel 2010, in un clima di relativa distensione e cooperazione internazionale, la mezzanotte era a sei minuti di distanza. Nel 2018 si è passati a due minuti. Nel 2020 a 100 secondi. Nel 2023 a 90. Oggi si scende ancora, a 85 secondi. Un declino costante che traccia la parabola di un mondo che sta smarrendo gli anticorpi della ragione e del dialogo. Gli analisti del Bollettino parlano esplicitamente di un ingresso in una fase di “instabilità nucleare elevata”, con rapporti tra grandi potenze più tesi che in qualsiasi altro momento dagli anni Sessanta.
Il contesto è un groviglio di crisi simultanee. La guerra in Ucraina continua a minare l’architettura di sicurezza europea, mentre la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina assume toni sempre più accesi. L’arsenale nucleare globale si modernizza in assenza di nuovi trattati di controllo, e proliferano focolai di instabilità regionale. A questo si somma l’incubo climatico, i cui effetti – siccità, carestie, migrazioni di massa – agiscono da moltiplicatore di conflitti. Il terzo fronte è quello tecnologico: l’intelligenza artificiale avanzata, le armi autonome, le potenziali pandemie create in laboratorio rappresentano minacce sistemiche ancora prive di una governance globale.
Questa sentenza annuale affonda le radici in una speranza nata dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale. Il Bollettino degli Scienziati Atomici fu fondato nel 1945 da ricercatori del Progetto Manhattan, scioccati dalla potenza distruttiva che avevano contribuito a sprigionare. Il loro obiettivo era di vigilare, da scienziati consapevoli delle proprie responsabilità, affinché l’umanità non si avvicinasse mai più all’autodistruzione. L’Orologio dell’Apocalisse nacque due anni dopo, nel 1947, come strumento grafico per comunicare quella pericolosità al grande pubblico.
Quei pionieri avevano intuito che la bomba atomica era solo il primo terribile regalo estratto dal vaso di Pandora della scienza moderna. La loro missione era un atto di allarme etico. Per decenni, l’orologio ha oscillato: indietro nei periodi di distensione, come nel 1991 quando la fine della Guerra Fredda lo portò a 17 minuti dalla mezzanotte; in avanti in quelli di crisi. Ma il movimento complessivo dell’ultimo decennio è una marcia inesorabile verso il baratro, una conferma tragica delle loro peggiori previsioni.
Il Bollettino, tuttavia, non è un’agenzia di pessimismo. È un collettivo di scienziati che crede nel potere dell’azione umana di cambiare il corso degli eventi. L’orologio non predice il futuro; misura il presente e mette in guardia sul futuro che stiamo costruendo. Per invertire la marcia, gli esperti indicano una serie di passi non negoziabili: riavviare immediatamente il dialogo diplomatico sulle armi nucleari, con l’obiettivo di ridurre gli arsenali e rafforzare i trattati esistenti; accelerare in modo radicale la transizione dalle fonti fossili per contenere il riscaldamento globale; creare quadri normativi internazionali per le tecnologie più pericolose, a partire dall’intelligenza artificiale.
La finestra per agire è strettissima. Quegli 85 secondi sono un margine risicato, ma ancora un margine. La storia dell’orologio dimostra che il peggio non è inevitabile, ma dipende dalle scelte collettive. Spetta ora ai leader mondiali, ma anche alla società civile, alla scienza e al settore privato, ascoltare questo ultimo, disperato allarme. Prima che il ticchettio delle lancette si perda nel silenzio della mezzanotte.