Ottavi Champions raggiunti: 4 reti al Borussia, l’Atalanta di Palladino non conosce resa
A Bergamo la squadra orobica ribalta il passivo dell’andata, travolge i gialloneri del Ruhr e strappa la qualificazione con un calcio di rigore trasformato al novantottesimo minuto.
(foto x.com/Atalanta_BC)
Il Gewiss Stadium ancora trema. L’Atalanta ha fatto quello che pochi, forse nessuno, si aspettava davvero: ha ribaltato il 2-0 rimediato a Dortmund, ha travolto 4-1 il Borussia e ha strappato la qualificazione agli ottavi di finale della Champions League al novantottesimo minuto, su rigore, con la freddezza di Lazar Samardzic dal dischetto. Una serata che l’amministratore delegato Luca Percassi ha riassunto con tre parole, gli occhi lucidi: “Poco dietro Dublino”. Il riferimento alla finale di Europa League del 2024 è il modo più onesto per misurare il peso di quanto accaduto.
Il calcio italiano aveva bisogno di questa notte. Non per ragioni sentimentali, ma per dati concreti: senza la rimonta della Dea, la Serie A avrebbe visto sparire tutte le proprie rappresentanti dal tabellone degli ottavi della massima competizione europea per club. Missione scongiurata, almeno per una notte. Adesso tocca alla Juventus, chiamata a rimontare il 5-2 subito all’andata contro il Galatasaray: impresa di proporzioni ancora più ardite, ma il calcio, come insegna questa serata, ha la memoria corta.
La vigilia e il clima del Gewiss
Il contesto in cui si disputa la partita non è privo di tensioni extracalcistiche. Percassi diserta il pranzo protocollare organizzato dalla Uefa: il motivo è il contenzioso aperto con il Borussia Dortmund per il trasferimento di Samuele Inacio, elemento cresciuto nel vivaio bergamasco e ceduto ai gialloneri nel 2024 senza che all’Atalanta fosse riconosciuto alcun indennizzo. “Giustizia divina”, commenterà l’amministratore delegato a fine gara, con una soddisfazione che va oltre il risultato sportivo. I duecento ultras tedeschi al seguito della squadra vengono trattenuti in Germania dalle autorità. In curva Nord, i tifosi nerazzurri appendono polaroid delle imprese europee più belle degli ultimi anni. La Sud risponde con uno striscione diretto alla squadra: “Per portare i nostri colori sui muri d’Europa”. Il Gewiss è un catino da 23mila presenze che quella sera suona come fosse pieno il doppio.
Palladino sceglie di ripartire dal secondo tempo che aveva ribaltato la partita contro il Napoli in campionato. La formazione è orientata all’attacco senza rinunciare alla struttura: Samardzic e Zalewski larghi, Scamacca unica punta, Pasalic a sostegno dal centrocampo. Il piano è chiaro. Non aspettare, non subire, non concedere al Borussia la gestione del ritmo.
Il primo tempo: la corsia sinistra come arma
L’Atalanta non impiega nemmeno cinque minuti a trovare il varco. Al 4′, Kolasinac sfonda sulla sinistra, serve Zalewski in sovrapposizione, il tiro del polacco chiama Kobel alla prima risposta seria. È il prologo. Pochi secondi dopo, la stessa corsia produce il gol: Zalewski intercetta Bernasconi in profondità, aggira Anton e serve Scamacca con la precisione chirurgica di chi conosce i tempi dell’attaccante. L’azzurro infila in rete e si gira verso la curva con un gesto che vale un’indicazione tattica: “State calmi”. La squadra non ha ancora vinto nulla, mancano ottantasei minuti.
Il Borussia reagisce, cresce attorno al ventiquattresimo, sfiora il pareggio con Brandt al 29′. Carnesecchi risponde presente. È il momento più delicato, quello in cui una squadra meno strutturata mentalmente potrebbe cedere. L’Atalanta invece accelera. Zappacosta prende le redini della fascia destra, conquista angoli su angoli, subisce persino il lancio di bicchieri dal settore ospiti senza perdere la concentrazione. Al 45′, si sistema la sfera dal limite e calcia: la deviazione di Bensebaini vale il 2-0. Si va all’intervallo con il risultato aggregato in parità. Bergamo smette di respirare.
La ripresa e il finale da antologia
La squadra rientra dal tunnel senza attendere. Al 5′ della ripresa, Zappacosta innesca Scamacca, che cede a Pasalic in corsa: Kobel devia ancora. Il palo, preso da Beier all’8′, sembra beffardo ma è della stessa sostanza di cui è fatta la serata: tutto vira dalla parte della Dea. Al 12′, De Roon calibra un traversone preciso per la testa di Pasalic, che insacca il 3-0. Il Gewiss esplode in modo che a Bergamo non si ricordava: “Un terremoto”, diranno i testimoni. L’Atalanta è avanti 3-0, avanti 3-2 nel computo aggregato, e sente il profumo degli ottavi.
È qui che il calcio mostra il suo lato più crudele. Entra Adeyemi, attaccante tedesco di movenze imprevedibili, e trova un varco che non avrebbe dovuto esistere: 3-1, e il supplementare torna ad affacciarsi come un’ombra. Novantotto minuti sul cronometro. Pasalic lancia Krstovic, che si avventa sull’ultimo pallone giocabile e colpisce di testa, incrociando il tacchetto di Bensebaini in misura tale da indurre l’arbitro, dopo la revisione al video, ad assegnare il rigore. Samardzic si avvicina al dischetto in un silenzio surreale. Calcia. Rete. Il Gewiss diventa una sola, unica, lunghissima esplosione.
“Una rimonta che resterà nella storia del calcio italiano”, dirà Palladino nel dopo-gara, con la misura di chi sa che le parole grosse vanno usate con parsimonia. “È la gara più bella da quando alleno. Lo spirito è stato fantastico: abbiamo fatto ricredere tutti”. L’Atalanta attenderà il sorteggio del giorno successivo per conoscere l’avversaria degli ottavi — Arsenal o Bayern Monaco tra le possibilità — consapevole di aver guadagnato sul campo, minuto dopo minuto, il diritto di misurarsi con chiunque.
