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Pacchetto sicurezza in Consiglio dei ministri: verso il fermo preventivo e lo “scudo”. No a cauzione

Il governo accelera sulla sicurezza. Oggi pomeriggio il Consiglio dei ministri esaminerà il pacchetto tanto atteso dalla maggioranza: un decreto e un disegno di legge fortemente voluti da Giorgia Meloni, soprattutto dopo le violenze di sabato scorso a Torino. Nessun rinvio, stavolta, dopo lo slittamento di ventiquattro ore deciso martedì per consentire al Quirinale un vaglio approfondito delle norme. La conferma arriva solo al termine di un colloquio decisivo tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

Da palazzo Chigi definiscono l’incontro “positivo” e sottolineano come si tratti di confronti “costanti” tra le due istituzioni. Le ultime limature, spiegano, sono ancora in corso. Ma la strada è ormai tracciata. Il capo dello Stato, nel corso della mattinata di ieri, avrebbe tuttavia avanzato alcuni rilievi sulle norme così come redatte, paletti ulteriori rispetto a quelli già sollecitati nei giorni scorsi attraverso canali ufficiosi.

Fermo preventivo e daspo: il nodo delle dodici ore

La richiesta principale riguarda il cosiddetto fermo preventivo per le manifestazioni, una sorta di daspo rafforzato attualmente previsto per dodici ore. Il Quirinale ritiene che questa durata non sia sempre necessaria e chiede di circoscrivere meglio l’applicazione della misura. Un intervento mirato a evitare eccessi e garantire proporzionalità nell’uso dello strumento, pur mantenendo fermo il principio di tutela dell’ordine pubblico.

Diversa la situazione per il cosiddetto “scudo” alle forze dell’ordine, espressione che palazzo Chigi considera impropria. Su questo punto l’intesa sarebbe già stata raggiunta in precedenza. La norma prevede che la non automatica iscrizione nel registro degli indagati sia erga omnes, quindi applicabile a tutti i cittadini e non solo agli agenti in divisa.

Cauzione per le manifestazioni bocciata, restano i coltelli

Non entra invece nel disegno di legge la richiesta della Lega di far pagare una cauzione per le manifestazioni. Una proposta che non ha trovato spazio nel testo definitivo. Resta invece nel decreto la norma “anti-maranza” per arginare la vendita dei coltelli, misura considerata prioritaria dal governo per contrastare il fenomeno della criminalità giovanile e delle aggressioni con armi da taglio.

Fonti di governo fanno sapere che le misure relative all’immigrazione e a una stretta sulle espulsioni, su cui si sarebbe concentrata la lente del Colle, potrebbero confluire in un ulteriore disegno di legge. Il provvedimento potrebbe arrivare anche nei prossimi giorni, separato dal pacchetto sicurezza vero e proprio.

Salvini prepara il decreto Infrastrutture

Di tutto questo si sarebbe discusso anche nel corso di contatti telefonici tra la presidente del Consiglio e il vice premier Matteo Salvini. Nei colloqui si sarebbe fatto il punto sui vari dossier in vista del Consiglio dei ministri. Il leader della Lega avrebbe ribadito la sua intenzione di portare sul tavolo della riunione anche il “suo” decreto Infrastrutture, ennesimo tassello di un esecutivo che procede a tappe forzate su più fronti.

Pubblicato da
Enzo Marino