L’ultima giornata di EuAReman 2026 affronta il passaggio che separa la ricerca dal mercato: una tecnologia sostenibile esiste, ma produce effetti solo se imprese e cittadini la comprendono, la accettano e la scelgono. Oggi, dalle 15,30 alle 17,00, il panel “Communication and Societal Adoption” chiude a Palermo la conferenza internazionale sul remanufacturing e l’economia circolare.
Il nodo oltre il laboratorio
La domanda attraversa l’intero comparto. Il remanufacturing, cioè il recupero industriale di componenti e prodotti per riportarli sul mercato con prestazioni equivalenti al nuovo, offre risposte tecniche e ambientali. Ma la disponibilità di una soluzione non basta a modificare le abitudini di acquisto né i modelli di produzione.
Servono fiducia dei consumatori, convinzione dei decisori aziendali, regole leggibili. Il panel mette al centro questo anello debole: il rapporto tra l’innovazione industriale e chi dovrebbe adottarla. Il confronto riguarda il ruolo della comunicazione, dell’informazione, delle istituzioni e dei nuovi linguaggi. Quattro leve, un unico obiettivo: costruire credibilità attorno a un cambiamento che chiede di ripensare ciò che si compra, ciò che si produce e ciò che si considera di valore.
Un tavolo con sei prospettive
Modera Biagio Semilia, fondatore di Innovation Island. Intervengono Nino Amadore, de Il Sole 24 ORE, voce dell’informazione economica; Tony Siino, della Presidenza della Regione Siciliana, per il livello istituzionale; Giuseppe Crapa, della Società Italiana Remanufacturing, per il versante industriale. Completano il tavolo Alberto Baesso, di Waypoint, Veronica Chisari, del progetto YOU(th)CARE4Planet, e Salvatore Di Marco, della Scuola del Fumetto Palermo.
La composizione restituisce la geografia del problema: giornalismo, amministrazione, imprese, progetti rivolti alle nuove generazioni. La presenza di una scuola di fumetto porta inoltre nel dibattito i codici visivi, strumento di divulgazione diverso dal rapporto tecnico e dal comunicato istituzionale.
La prova del mercato reale
La conferenza, aperta tre giorni fa nel capoluogo siciliano, si chiude dunque su un terreno che i convegni di settore toccano di rado. Dopo le sessioni dedicate a processi, filiere e normative, la parola passa a chi deve tradurre quel lavoro in messaggi comprensibili.
Il banco di prova non è l’efficienza dell’impianto, ma la decisione di chi acquista, di chi investe, di chi amministra. Senza quella decisione, l’economia circolare resta una promessa di efficienza. Con essa, diventa una scelta di mercato.

