Palermo sprofonda nella crisi: persi 46mila posti di lavoro, famiglie sempre più indebitate

14 aprile 2014

Palermo continua a sprofondare. La crisi non dà tregua all’economia del capoluogo siciliano. Il 2013 e’ stato un altro anno di contrazione della ricchezza prodotta: il valore aggiunto provinciale si e’ ridotto del 2,1% (il dato nazionale e’ -1,6%). E nel precedente quinquennio la perdita di ricchezza netta si e’ attestata sui 13 punti percentuali. Fra il 2009 e il 2013 Palermo ha perso piu’ di 46.000 occupati, con un calo pari a -6,8% (Peggio in Sicilia solo la provincia di Caltanissetta). Cifre allarmanti prodotti dall’Osservatorio economico della provincia di Palermo, redatto dall’Istituto Tagliacarne e dalla Camera di commercio che tracciano un’economia in ginocchio. Anche nelle previsioni per il 2014, tranne gli investimenti, tutti gli indicatori mettono in luce andamenti negativi (-3,3% per la produzione, -2,9% per il fatturato, -2,1% per il portafoglio ordini e -1,6% per l’occupazione). Riduzione soprattutto dei consumi, compresa la spesa per i servizi di istruzione. Chiari i sintomi del deterioramento del benessere: il 25,8% delle famiglie palermitane, il doppio della media italiana, si trova in poverta’ relativa (+1,7%).

Nel 2013, la dinamica delle imprese attive ha esibito una contrazione pari all’1,8%, in primo luogo legata alla severa flessione delle imprese agricole, ma anche ad un calo relativamente accentuato delle attivita’ manifatturiere perdurando il processo di deindustrializzazione che colpisce il territorio gia’ da numerosi anni. Si assiste ad una ripresa, pur timida, degli investimenti (+1%), ma produzione, fatturato e portafoglio ordini versano ancora in una situazione di difficolta’ (rispettivamente -7,6%, -7,5% e -7,1%), che si ripercuote chiaramente sull’occupazione (-3,8%). La quota di imprese che nel 2013 ha realizzato investimenti e’ stata pari al 14,8%, con dinamiche in crescita soprattutto nei comparti del commercio (+3,3%), del terziario avanzato (+2,1%) e delle costruzioni (+1,5%). La restante quota di imprese, ovvero l’85,2% che ha deciso di non effettuare investimenti a causa delle difficolta’ finanziarie o di liquidita’ in cui versa (59,6%).

Tornando al lavoro, se i disoccupati provinciali, nell’ultimo anno, crescono solo dell’1% (la crescita fra 2009 e 2013 e’ di circa 3.300 unita’) cio’ va attribuito all’ampia crescita del bacino di inattivi, di persone oramai non piu’ in cerca di una nuova occupazione (forze di lavoro: -5,2 punti percentuali nell’ultimo anno).  Palermo e’ la terza provincia italiana per potenziale non sfruttato di giovani lavoratori fra 15 e 34 anni (36,9%), considerando sia i disoccupati ufficiali sia gli inattivi disponibili a lavorare. Tra l’altro, il bacino dei giovani e non giovani che non lavorano e’ di alta qualita’ formativa: il 63,6% dei non occupati residenti a Palermo e’ laureato (nono posto fra le province italiane). In tale scenario, i giovani palermitani, pur di lavorare, sono molto flessibili. Ad alimentare “il preoccupante fenomeno di deriva della poverta’, che interessa soprattutto il ceto medio”, il debito crescente delle famiglie, a sua volta indotto dalla recessione, per cui spesso il credito viene usato come succedaneo ad un reddito familiare decrescente. Con il 139% di debito familiare (fatto pari a 100 il valore medio nazionale) Palermo e’, infatti, la seconda provincia italiana per livello di gravita’ di tale fenomeno.

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