Cultura e Spettacolo

Palma d’oro Cannes ad “Anatomie d’un chute”, Italia senza premi

‘Anatomie d’un chute’, il film francese di Justine Triet, ha vinto la palma d’oro alla 76esima edizione del Festival del Cinema di Cannes. E’ un thriller psicologico che scava nei segreti di una famiglia formata dalla scrittrice tedesca Sandra, il marito Samuel, insegnante che ha perso smalto e fiducia in sé da quando il figlio Daniel ha perso la vista per un incidente di cui l’uomo si sente responsabile. Chiusi in un remoto chalet di montagna sulle Alpi francesi, i tre vivono isolati dal mondo. Quando Samuel muore in circostanze misteriose, le indagini non possono determinare se si tratti di un suicidio o meno, ma i sospetti cadono su Sandra che viene arrestata per omicidio. M,ano mano che il processo prosegue emerge la relazione tumultuosa che aveva con il marito. Le cose si complicano quando anche il ragazzino arriva al banco dei testimoni. La regista francese Justine Triet (Tutti gli uomini di Victoria con Virginie Efira) disseziona come una vera anatomopatologa la relazione tra Sandra e Samuel fino ad arrivare al verdetto della giuria.

Emozionatissima e combattiva la regista francese Justine Triet, ritirando la Palma d’oro per il suo film ‘Anatomie d’une chute’ ha detto: “Quest’anno il paese sta vivendo proteste potenti sulla riforma delle pensioni. Questa contestazione è importante perché riguarda tutti i settori compreso quello del cinema che il governo liberale sta riducendo a merchandising della cultura distruggendo l’eccezione culturale senza la quale non sarei qui davanti a tutti voi. Dedico il premio a tutti i giovani registi uomini e donne e quelli che non riescono a fare il loro film”. Jane Fonda, che ha premiato il film, ha ricordato quando è venuta a Cannes per la prima volta “e non c’era nessuna regista in concorso e neppure ci sembrava che fosse qualcosa di strano, quest’anno ce ne sono state sette. È storico ma in futuro sarà la normalità”. Dopo dodici giorni di proiezioni, numerosi red carpet con ospiti internazionali, polemiche e sorprese, la giuria della manifestazione cinematografica francese ha assegnato i premi previsti. La giuria era presieduta dal regista svedese Ruben Östlund e composta da Maryam Touzani, Denis Me’nochet, Rungano Nyoni, Brie Larson, Paul Dano, Atiq Rahimi, Damian Szifron e Julia Ducournau.

L’Italia non è nel palmares

L’Italia non è nel palmares deciso stanotte. Per Rapito di Marco Bellocchio, Il Sol dell’avvenire di Nanni Moretti e La Chimera di Alice Rohrwacher nessun riconoscimento, del resto la competizione è stata ad alti livelli. L’Italia porta a casa la visibilità di tre film in concorso come non accadeva da anni. Quentin Tarantino e standing ovation per Roger Corman. “Non ho mai capito il concetto di guilty pleasure – ha detto dal palco Quentin Tarantino – c’è solo il piacere e chi ha dato piacere ai miei occhi e alla mia testa e un piacere cinematico per anni è il maestro che vado a presentarvi. È un grande onore introdurre il mito, Mr. Roger Corman”. Standing ovation per il regista di genere che ha detto: “Cannes infine, che gioia essere qui. Il mio cinema è stato abitato di quello che è Cannes, il festival più interessante al mondo. Siete molto fortunati a farne parte”. Il premio per la migliore regia è andato al film culinario La passion de Dodin Bouffant di Tran Anh Hùng, regista e sceneggiatore vietnamita naturalizzato francese. Una storia ambientata nella Francia del 1885 in cui la cuoca di talento Eugenie (Juliette Binoche) che da vent’anni lavora per il famoso gourmet Dodin (Benoit Magimel).

Col passare del tempo, la pratica della gastronomia e l’ammirazione reciproca si sono trasformate in una relazione romantica, ma Eugenie ama la sua libertà e non ha mai voluto sposare Dodin, quando improvvisamente Eugenie. Così decide di fare qualcosa che non ha mai fatto prima: cucinare per lei. Grand Prix al film sull’Olocausto ‘The zone of interest’. Tratto liberamente dal romanzo di Martin Amis, l’autore inglese morto pochi giorni fa contemporaneamente alla presentazione del film a Cannes (che il regista ha ricordato nel suo discorso), The zone of interest di Jonathan Glazer è stato girato a Auschwitz. Ha per protagonista il comandante di Auschwitz, Rudolf Höss (condannato a morte dopo il processo a Varsavia) e sua moglie Hedwig. Il film racconta la quotidianità di questa coppia e dei loro figli, una vita da sogno in una casa con giardino, il marito servito e riverito, la moglie e le sue amiche che non si fanno scrupoli ad appropriarsi delle pellicce e dei gioielli degli ebrei e ragazzi a giocare con i denti d’oro dei prigionieri dela campo. Li interpretano gli attori tedeschi Sandra Hüller e Christian Friedel. Il Prix della giuria va al film di Aki Kaurismaki Fallen Leaves, storia di due persone sole (Alma Pöysti e Jussi Vatanen) che si incontrano per caso nella notte di Helsinki.

Il miglior attore è Kôji Yakusho

Il miglior attore è Kôji Yakusho, attore giapponese protagonista di Perfect days di Wim Wenders, il film che celebra le piccole cose della vita citando la canzone dell’amico del regista tedesco Lou Reed. L’attore Song Kang-ho, vincitore del premio come miglior attore per Broker ha consegnato il premio per la migliore interpretazione femminile all’attrice protagonista del film di Kuru otlar ustune (About dry grasses) del regista turco Nuri Bilge Ceylan, Merve Dizdar. In questo nuovo film di tre ore e un quarto il protagonista è Samet, un giovane insegnante d’arte di scuola media di Istanbul che sta terminando il suo quarto anno di servizio obbligatorio in un remoto villaggio dell’Anatolia. Il premio per la miglior sceneggiatura è andata allo sceneggiatore Yûji Sakamoto del film Kaibutsu (Monster) del regista giapponese Kore-eda Hirokazu (già Palma d’oro per Shoplifters – Un affare di famiglia nel 2018). La Camera d’or dedicato al miglior esordio è andata a Ben Trong Vo Ken Vang (L’arbre aux papillons d’or) del regista vietnamita Thien An Pham. Mentre la giovane regista Flora Anna Buda ha vinto la Palma d’oro per il cortometraggio.

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