Papa: tenebre nei conflitti economici e geopolitici ma luce Cristo più grande

Papa: tenebre nei conflitti economici e geopolitici ma luce Cristo più grande
26 dicembre 2019

Il Santo Padre Francesco, prima di impartire la Benedizione “Urbi et Orbi”, rivolge il tradizionale Messaggio natalizio ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo ascoltano attraverso la radio e la televisione.”Dal grembo della madre Chiesa- dice il Papa- questa notte è nato nuovamente il Figlio di Dio fatto uomo. Il suo nome è Gesù, che significa Dio salva. Il Padre, Amore eterno e infinito, lo ha mandato nel mondo non per condannarlo, ma persalvarlo (cfr Gv3,17). Il Padre lo ha dato, con immensa misericordia. Lo ha dato per tutti. Lo ha dato per sempre. Ed Egli è nato, come piccola fiammella accesa nel buio e nel freddo della notte. Quel Bambino, nato dalla Vergine Maria, è la Parola di Diofatta carne. La Parola che ha orientato il cuore e i passi di Abramo verso la terra promessa, e continua ad attirare coloro che si fidano delle promesse di Dio. La Parola che ha guidato gli ebrei nel cammino dalla schiavitù alla libertà, e continua a chiamare gli schiavi di ogni tempo, anche di oggi, ad uscire dalle loro prigioni. È Parola più luminosa del sole, incarnata in un piccolo figlio di uomo, Gesù, luce del mondo.Per questo il profeta esclama: ‘Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce’ (Is9,1). Sì, ci sono tenebre nei cuori umani, ma più grande è la luce di Cristo. Ci sono tenebre nelle relazioni personali, familiari, sociali, ma più grande è la luce di Cristo”.

Papa Francesco si rivolge anche agli “schiavi dell’oggi” nel giorno di Natale per dire loro che la Parola di Dio li chiama “ad uscire dalle prigioni”. E in un’affollatissima e assolata Piazza San Pietro, nel Messaggio “Urbi et Orbi” dalla Loggia centrale della Basilica, il Papa cita le vittime della mancanza di pace in Medioriente, America Latina e Africa, i cristiani perseguitati, i sacerdoti rapiti ma in particolar modo si sofferma sui migranti. Vittime, questi ultimi, dell’ingiustizia che li costringe ad attraversare mari trasformati in cimiteri e a subire torture e “abusi di ogni tipo” in campi di transito che in realta’ sono lager. E questo “di fronte a muri di indifferenza”. La Parola che ha guidato gli ebrei nel cammino dalla schiavitu’ alla liberta’, e continua a chiamare gli schiavi di ogni tempo, anche di oggi, ad uscire dalle loro prigioni”, ha detto avendo accanto i cardinali Renato Raffaele Martino, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santita’.

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“La Parola che ha orientato il cuore e i passi di Abramo verso la terra promessa, e continua ad attirare coloro che si fidano delle promesse di Dio”, ha sottolineato Francesco, “Ci sono tenebre nei conflitti economici, geopolitici ed ecologici, ma piu’ grande e’ la luce di Cristo. Cristo sia luce per i tanti bambini che patiscono la guerra e i conflitti in Medio Oriente e in vari Paesi del mondo”. Quindi il Bambino “sia conforto per l’amato popolo siriano che ancora non vede la fine delle ostilita’ che hanno lacerato il Paese in questo decennio. Scuota le coscienze degli uomini di buona volonta’. Sia sostegno per il popolo libanese, perche’ possa uscire dall’attuale crisi e riscopra la sua vocazione ad essere un messaggio di liberta’ e di armoniosa coesistenza per tutti. Sia luce per la Terra Santa dov’Egli e’ nato, Salvatore dell’uomo, e dove continua l’attesa di tanti che, pur nella fatica ma senza sfiduciarsi, aspettano giorni di pace, di sicurezza e di prosperita’. Sia consolazione per l’Iraq, attraversato da tensioni sociali, e per lo Yemen, provato da una grave crisi umanitaria”.

Francesco rivolge un pensiero a “tutto il Continente americano, in cui diverse Nazioni stanno attraversando una stagione di sommovimenti sociali e politici”, e cita il Venezuela ed il suo popolo “lungamente provato da tensioni politiche e sociali”. Ugualmente, in Europa, l’Ucraina “che ambisce a soluzioni concrete per una pace duratura”. Si sofferma a questo punto sull’Africa, “dove perdurano situazioni sociali e politiche che spesso costringono le persone ad emigrare, privandole di una casa e di una famiglia”. Cristo porti pace in Congo, Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria e “sia conforto a quanti sono perseguitati a causa della loro fede religiosa, specialmente i missionari e i fedeli rapiti, e a quanti cadono vittime di attacchi da parte di gruppi estremisti”. Ma il pensiero piu’ forte e’ proprio per i migranti: “quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura”. Infatti “e’ l’ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. E’ l’ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitu’ di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. E’ l’ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza”. Di fronte a tutto cio’, conclude, “l’Emmanuele sia luce per tutta l’umanita’ ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore”. Da questa parte del mare.

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