FI, la mano di M. Berlusconi: Craxi al posto di Gasparri, e Tajani vacilla
Stefania Craxi
Tre giorni dopo la débâcle referendaria, Forza Italia consuma la sua prima resa dei conti interna. E lo fa con lo stile che da sempre la contraddistingue: nell’ombra, attraverso canali informali, con la regia discreta ma ferma della famiglia Berlusconi.
Il colpo di mano e la finzione delle “dimissioni autonome”
La meccanica del putsch era stata messa in moto da Claudio Lotito, che aveva concluso la raccolta firme dei senatori per sfiduciare Gasparri. Il risultato è stato di quelli difficilmente equivocabili: 14 senatori azzurri su 20 hanno firmato una lettera in cui, in sintesi, si affermava che per l’unità del partito era opportuno sostituire il capogruppo a Palazzo Madama. Tra i firmatari, dettaglio di non poco conto, anche i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati.
Gasparri ha poi recitato la parte del veterano che gestisce con dignità l’uscita di scena: “Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi”. La formula è elegante. Ma non inganna nessuno: quando quattordici colleghi su venti ti chiedono di andare, e tra questi ci sono i ministri del tuo stesso partito, l’autonomia della scelta è un eufemismo.
La mano di Marina Berlusconi
Il vero centro di gravità di questa crisi è altrove rispetto ai corridoi di Palazzo Madama. Il pressing per il cambiamento era stato soltanto sospeso in attesa dell’esito referendario, e per Forza Italia il referendum si è rivelato un disastro: non solo per il trionfo del No nelle Regioni amministrate dagli azzurri, a cominciare dalla Sicilia di Schifani e dalla Calabria di Occhiuto, ma anche per la quantità di elettori che avrebbero “tradito” proprio sulla battaglia considerata il compimento dell’eredità del Cavaliere.
Marina Berlusconi, come fatto per anni da suo padre, si sarebbe consultata negli scorsi giorni sui destini di Forza Italia anche con Gianni Letta. Un dettaglio rivelatore: la presidente di Fininvest non improvvisa, costruisce. E la scelta di Stefania Craxi non è casuale — è il frutto di una stima consolidata che attraversa le generazioni. La senatrice aveva ricordato in un’intervista del 2023 che Silvio Berlusconi aveva rappresentato “un pezzo importante della mia vita, familiare e politica”, ricordando l’amicizia tra suo padre e l’ex premier.
Chi è davvero Stefania Craxi, e cosa rappresenta
La scelta di affidare il gruppo a Craxi è politicamente ambivalente. La senatrice difficilmente può essere considerata un simbolo del rinnovamento dentro Forza Italia, ma è stata scelta per la sua esperienza. È la continuità travestita da cambiamento: un volto nuovo nella casella, ma un profilo che porta in sé il peso di un cognome ingombrante e una visione della politica tutt’altro che rivoluzionaria. L’obiettivo dichiarato della nuova capogruppo sarà placare la fronda interna, gestire la transizione post-Gasparri, evitare ulteriori scissioni e rafforzare il peso dei senatori azzurri nelle decisioni di maggioranza.
Tajani: l’equilibrista a corto di corda
Il segretario nazionale attraversa le ore più delicate del suo mandato con l’aplomb del funzionario di partito che vuole tenere tutto sotto controllo senza ammettere che stia cadendo qualcosa. Licia Ronzulli, vicina alla famiglia Berlusconi, aveva detto: “La leadership di Tajani? Al momento non è in discussione. Ma abbiamo bisogno di andare a capire perché abbiamo perso quel numero di voti”. “Al momento” è una locuzione che vale un intero paragrafo di analisi politica.
Tajani intanto spinge sui congressi regionali da aprile, come a voler riaffermare il controllo sul partito attraverso la procedura formale. Ma la fronda non è terminata: le acque all’interno del partito non sono serene, tra la spinta di un congresso anticipato e la resa dei conti dopo la sconfitta al referendum.
Il confronto con Meloni: il gap che pesa
Il paragone con la premier è impietoso. Giorgia Meloni, dopo la stessa sconfitta referendaria, ha risposto con un repulisti al governo — la testa di Santanchè, misure nette, messaggio politico chiaro. Tajani, alla guida di un partito che sulla riforma della giustizia aveva investito come su nessun’altra causa, è ancora lì a spiegare che il partito “è vivo” e che “non ha paura della democrazia”. La differenza di stile tra i due leader di centrodestra, in questo momento, parla più di mille sondaggi.
La domanda che Forza Italia non riesce ancora a formulare apertamente è una sola: in assenza del fondatore, chi decide davvero? Oggi la risposta si chiama Marina Berlusconi. E lei, per ora, ha scelto di non dividere — ma di indirizzare.
