Pd respinge assalto M5s-centristi, ma i big litigano tra loro

Pd respinge assalto M5s-centristi, ma i big litigano tra loro
EnricoLetta
13 febbraio 2023

E’ un Pd che alla fine si scopre più robusto del previsto quello che esce dallo schiaffo, ampiamente previsto, delle regionali. Eppure nemmeno questo sembra sufficiente a fare uscire il partito dalla sindrome dell’autoflagellazione. La sconfitta in Lazio e Lombardia era praticamente scontata, visto che il centrosinistra si presentava diviso, ma i democratici sostanzialmente tengono rispetto al dato delle politiche mentre fallisce l’offensiva concentrica di M5s e centristi. Un dato che, però, di fatto viene esaltato solo dal segretario uscente Enrico Letta, perché la sfida congressuale porta gli altri dirigenti del partito a preferire appunto letture più severe, nel tentativo di marcare una discontinuità con il “vecchio” Pd.

Letta usa uno schema simile a quello già adoperato il giorno dopo le politiche, ma in questo caso infierendo sugli alleati-avversari di M5s e Azione-Iv. Il Pd, rivendica, è ancora la “seconda forza politica” e il “primo partito dell’opposizione”, mentre “l’Opa contro il Pd ha fatto male a chi l’ha tentata. Ci auguriamo che questo risultato dimostri finalmente a M5s e Terzo Polo che l’opposizione va fatta al governo e non al Pd”. Una frase che provoca la reazione polemica di Giuseppe Conte e di Carlo Calenda, ma che nemmeno nel Pd alla fine viene troppo apprezzata.

I toni di molti dirigenti Pd sono assai diversi. Andrea Orlando, in un tweet, avverte: “Divisi non solo si perde ma non si porta nemmeno la gente a votare. Le due opa sono state bloccate ma questo non può consolarci”. E Goffredo Bettini ritiene che “l’esito delle elezioni regionali è negativo in modo schiacciante”, altro che Pd seconda forza politica. Anche per la Schlein “la sconfitta di oggi in Lazio e Lombardia è netta”, e la via d’uscita da questa situazione è “fare la sinistra”. Stefano Bonaccini, invece, è convinto che per la rivincita serva un “Pd che torna centrale e attrattivo”.

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Scoppia anche una polemica con Bonaccini, che attacca i ‘big’ che sostengono Elly Schlein: “Qualcuno ha detto che i migliori del Pd non starebbero con me, indicando persone che sono state protagoniste di questa serie di sconfitte. Diciamo così: se quelli indicati sono i migliori, allora si fermano un giro e stavolta facciamo giocare quelli che sono più banalmente normali, discreti, ma che hanno dimostrato di saper vincere contro la destra”. Ribatte Bettini: “Non è serio – afferma- sostenere che i responsabili delle sconfitte degli ultimi anni siano Zingaretti, Orlando, Franceschini e il sottoscritto. Questo è il gruppo dirigente che ha invertito la catastrofica rotta del Pd di Renzi. E in due anni ha portato il Pd oltre il 22%, lo ha collocato al centro del governo del Paese, ha vinto alle regionali e nei grandi comuni italiani. Questa è la verità”.

E poi, il presidente dell’Emilia Romagna se la prenda con M5s e Terzo polo: “Se vogliono continuare ad andare da soli sappiano che si riveleranno i migliori alleati della destra”. Per Bettini, invece, è bene che “riflettano anche coloro che nel Pd hanno dimostrato insofferenza e persino dileggio circa la necessità delle alleanze, in particolare con i 5Stelle”. Di fatto, un Pd che accusa il colpo, nonostante il tentativo di Letta di buttare la palla nel campo degli alleati-avversari. Il congresso, del resto, dura fino al 26 febbraio e tra gli sfidanti Bonaccini e Schlein non è tempo di fair-play.

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