LINEA1

Pd, scoppia il caso direzione: Delrio e Sensi all’attacco di Schlein

Un anno senza direzione politica. È questa l’accusa che la minoranza dem lancia alla segretaria Elly Schlein mentre il partito si prepara alla battaglia referendaria. Prima Graziano Delrio dalle colonne della Stampa, poi Filippo Sensi sui social: i riformisti alzano il tiro e chiedono un confronto vero sulle scelte strategiche. “Da un anno il mio partito non si riunisce in una direzione ‘politica’. Con quello che sta succedendo nel mondo, in Europa, Italia, credo ci sia bisogno di confronto. È tempo”, attacca Sensi. Nelle chat della minoranza si ipotizza persino una raccolta di firme per forzare la convocazione. Un segnale di malessere interno che rischia di complicare i piani della segretaria.

I riformisti chiedevano una direzione già lo scorso novembre, a cominciare dal nodo referendum. Tutto era stato rimandato all’inizio del nuovo anno. A dicembre si è tenuta l’assemblea, dove però – lamentano – non si è svolto un vero dibattito sulle questioni centrali dell’agenda politica. Stamattina Delrio ha rotto gli indugi, lamentando la mancata convocazione della direzione su temi politici da quasi un anno. Un attacco frontale che Schlein non può ignorare, soprattutto mentre il partito si prepara a settimane decisive tra referendum sulla separazione delle carriere e rilancio sui temi economici.

La strategia di Schlein: referendum e battaglia sociale

Il Pd è schierato nettamente per il no al referendum, ma Schlein è convinta da tempo che Giorgia Meloni userà la campagna sulla separazione delle carriere per “parlare d’altro” ed evitare i temi economici, sui quali fatica come ha dimostrato anche durante la conferenza stampa di inizio gennaio. Per questo i democratici non intendono fare alla premier il favore di parlare solo di giustizia.

La “campagna d’ascolto” del Pd, che parte ufficialmente da Milano e da Napoli il prossimo fine settimana, nasce proprio con questo obiettivo: allargare il dibattito delle prossime settimane alle questioni che il governo vorrebbe evitare. Lavoro povero, tasse, caro-energia, pensioni. A Milano sarà Gianni Cuperlo a condurre la due giorni di confronto, a Napoli sarà Stefano Bonaccini, ormai ufficialmente in maggioranza, a rivendicare il profilo dei “riformisti di governo” insieme ad una nutrita pattuglia di amministratori Pd: Eugenio Giani, Antonio Decaro, Michele De Pascale.

L’offensiva dem su Pnrr, lavoro e pensioni

Francesco Boccia attacca sul Piano nazionale di ripresa: “Il Mezzogiorno doveva essere il cuore del Pnrr. Questo governo lo ha trasformato in una periferia amministrativa”. Il capogruppo al Senato incalza l’esecutivo anche sull’ex Ilva. Antonio Misiani rilancia l’allarme degli industriali: “I dati diffusi oggi dal centro studi Confindustria restituiscono un quadro preoccupante: l’economia italiana è quasi ferma proprio nella fase in cui il Pnrr dovrebbe esprimere il massimo della sua capacità di spinta”.

Chiara Braga alza la voce sulle pensioni: “Quello che ha fatto il governo sulle pensioni è il più alto tradimento consumato a scapito degli elettori”. Sul tema previdenziale arriva anche la mozione unitaria di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Una strategia a tenaglia che punta a mettere alle corde il governo sui temi sociali, ma sulla quale la minoranza riformista vorrebbe dire la sua in una direzione vera, non più rinviabile.

Pubblicato da
Redazione