Economia

Pensioni, Ape e Ape social: ecco il pacchetto del governo che presenterà ai sindacati

Un anticipo pensionistico (Ape) per dare la possibilità alle persone di uscire dal lavoro fino a 3 anni e sette mesi prima (con almeno 20 anni di contributi versati) con un prestito bancario assicurato, veicolato attraverso l’Inps, da restituire con rate mensili per 20 anni; versione social dell’Ape, gratuita per le categorie più svantaggiate (disoccupati senza ammortizzatori, lavoratori usuranti e chi ha esigenze di cura) e per chi è coinvolto in ristrutturazioni aziendali (costo stimato 600 milioni di euro); ricongiunzione non onerosa dei contributi versati in gestioni previdenziali diverse; intervento sui lavoratori precoci cui verrà corrisposto un bonus contributivo per accedere alle pensione anticipata, ma con ogni probabilità solo se hanno iniziato a lavorare prima dei 16 anni (nella prima ipotesi la soglia era fissata sotto i 18 anni, in questo caso la platea dei beneficiari sarebbe più elevata); raddoppio della quattordicesima per le pensioni fino a 750 euro (960 euro in un’unica soluzione invece dei 40 euro al mese per un importo annuo di 480 euro). Dovrebbero essere queste le linee guida del pacchetto che il Governo presenterà domani ai sindacati nel corso di un incontro fissato al ministero del Lavoro, a partire dalle 13.30, cui parteciperanno il ministro Giuliano Poletti, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Tommaso Nannicini, e i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Nelle intenzioni dell’esecutivo il tema non è varare una nuova riforma delle pensioni, anche per non spaventare il governo di Bruxelles e le altre istituzioni internazionali. Non si torna indietro, nessuna volontà di azzerare o modificare profondamente la legge Fornero come invece chiedeva il sindacato. La priorità dei provvedimenti proposti alle tre confederazioni è quella di introdurre elementi di flessibilità nell’età di pensionamento e ristabilire principi di equità per risolvere alcune emergenze sociali prodotte soprattutto dalla riforma Fornero. Le risorse però non sono molte. Fino a oggi il Governo ha fatto intendere che la disponibilità potrebbe essere inferiore ai 2 miliardi di euro (il quadro sarà più chiaro con la Nota di aggiornamento al Def, il cui via libera è previsto a ore). Per Cgil, Cisl e Uil sono ancora troppo poche. L’Ape sarà comunque un reddito ponte e non un vero e proprio assegno pensionistico. Sarà agevolato o del tutto gratuito per le categorie di lavoratori più deboli, quindi pagato interamente dallo Stato. Poi ci sarà un piccolo contributo, con gradualità, mano a mano che il reddito supererà una certa soglia. Il Governo potrebbe fissarla a 1.500 euro lordi, circa 1.200 netti. I sindacati, in particolare la Cgil vorrebbero invece aumentarla a 1.650 euro. Poletti e Nannicini puntano a chiudere un accordo già domani. I sindacati, soprattutto Cgil e Uil, sembrano di tutt’altro avviso. Tra gli altri interventi è previsto l’allineamento della no tax area a quella dei lavoratori dipendenti, alzando il tetto per tutti i pensionati a 8.124 euro contro quello di 7.750 euro l’anno riconosciuto sotto 75 anni. Il costo previsto è di 260 milioni.

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