In Piemonte il medico di altri tempi che visita a cavallo

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16 febbraio 2018

Si prende cura del suo cavallo, lo pulisce, prepara la bardatura necessaria a montarlo, poi arriva la chiamata. “Pronto Ignazio, io arriverò fra 40 minuti, abbiamo tardato tra una cosa e un’altra…”. Roberto Anfosso, 63 anni monta in sella e corre dai suoi pazienti attraverso le campagne di Verduno, in provincia di Cuneo, località famosa per il vino e le nocciole, dove le aspettative di vita sono molto alte. Sembra un medico di altri tempi uscito dalla pagine di un romanzo dell’800, con lo stetoscopio infilato in una tasca della sella. Visita persone che hanno in media 70 anni, qualcuno è over 100. Il cavallo, racconta, è il suo mezzo di trasporto preferito per le visite non urgenti, di routine, come il controllo della pressione, l’influenza, il monitoraggio del diabete. “Più di una volta mi è capitato che prendendo la visita a cavallo ho tagliato attraverso il bosco o il ruscello e ho fatto prima che se avessi usato la macchina”. “Io faccio normalmente in una settimana dagli 80 ai 100 km con il cavallo, nei primi tre anni e mezzo ho fatto le mie prime 1000 visite con il cavallo, da allora non le ho più contate. Sono dieci anni che visito e vado in giro con il cavallo”. Questo medico di base cavalca da quando ha 14 anni, ma la prima visita a cavallo capitò per caso, un pomeriggio, mentre galoppava per diletto e arrivò una chiamata improvvisa. Da allora pensò di coniugare lavoro e passione. Perché spesso il fatto di presentarsi a cavallo, secondo lui, contribuisce a creare un feeling speciale e a far cadere le barriere tra medico e paziente. “Viene ogni tanto, con il cavallo, dà anche l’impressione di non avere tanta fretta e di curarci di più”.

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