Popolare di Bari, Cdm approva il decreto salvataggio. Tensioni M5s-Iv

Popolare di Bari, Cdm approva il decreto salvataggio. Tensioni M5s-Iv
16 dicembre 2019

E’ terminato dopo circa 90 minuti, in tarda serata, il Consiglio dei ministri nel corso del quale e’ stato dato il via libera al decreto per il salvataggio della Banca popolare di Bari. “Positiva l’approvazione del decreto. Il governo e’ al fianco dei risparmiatori e dei dipendenti della Banca Popolare di Bari e delle imprese da questa sostenute ed e’ impegnato per il suo rilancio a beneficio dell’economia del Mezzogiorno” ha affermato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri al termine del Consiglio dei Ministri. In sostanza, arriva il salvataggio della Banca popolare di Bari: il governo approva un decreto che stanzia 900 milioni per Invitalia perche’ finanzi il Microcredito centrale e gli consenta di acquisire quote della banca. Tra gli obiettivi c’e’ quello di creare una banca d’investimento, che nascerebbe dalla ‘scissione’ delle acquisizioni fatte dal Mediocredito centrale: l’impegno e’ sostenere le imprese del Mezzogiorno.

Il dl era annunciato come “Misure urgenti per la realizzazione di una banca di investimento” ma che poi è stato cambiato in “Misure urgenti per il sostegno al sistema creditizio del mezzogiorno e per la realizzazione di una banca di investimento”. Nel merito, il decreto approvato dal Cdm “dispone il potenziamento delle capacita’ patrimoniali e finanziarie della Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale (MCC) fino a un massimo di 900 milioni di euro, per consentire alla stessa di operare quale banca di investimento che possa accompagnare la crescita e la competitivita’ delle imprese italiane”. Lo si legge nel comunicato di Palazzo Chigi al termine del Cdm. “Nell’ambito e in linea con la suddetta missione, in base al decreto verra’ disposto un aumento di capitale che consentira’ a MCC, insieme con il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) e ad eventuali altri investitori, di partecipare al rilancio della Banca Popolare di Bari (BPB), confermando cosi’ la determinazione del Governo nel tutelare i risparmiatori, le famiglie, e le imprese supportate dalla BPB”.

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Quest’ultima, ricorda la nota, “e’ stata sottoposta venerdi’ 13 dicembre alla procedura di Amministrazione Straordinaria da parte della Banca d’Italia. Tale decisione agevolera’ il raggiungimento degli obiettivi di rafforzamento della BPB. Gli amministratori straordinari della BPB stanno proseguendo le negoziazioni gia’ avviate con il MCC e il FITD per la stipula di un “Accordo Quadro”, contenente tra l’altro le linee strategiche del piano industriale per il rilancio della banca, il recupero del suo equilibrio economico e patrimoniale, e l’assunzione da parte della stessa di un ruolo centrale nel finanziamento dell’economia del Mezzogiorno”.

Intanto, il decreto sul salvataggio della Popolare di Bari riaccende le tensioni nella maggioranza. Lo scontro va in scena prima della riunione del Consiglio dei ministri sulla banca pugliese, con i renziani che dopo aver confermato la presenza in Cdm, hanno avvertito: “nel titolo del decreto si citano misure per la realizzazione di una banca d’investimento – manco fossimo a Wall Street – quando nel testo non si nomina neanche una volta una banca di investimento. Non c’e’ nulla di male a dire le cose come stanno: si sta ricapitalizzando la Banca popolare di Bari. Punto”. Subito dopo e’ Luigi Di Maio a ribadire la linea M5s, avvertendo che “se si deve fare un intervento sulla Popolare di Bari, la banca va nazionalizzata, torna agli italiani e cominciamo a fare una banca pubblica per gli investimenti. Noi ci prendiamo la banca e cominciamo a prestare i soldi alle imprese oneste”. Non faremo “come e’ stato fatto in passato. Banca Etruria fece perdere soldi ai risparmiatori che stiamo risarcendo noi adesso”.

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Parole, quelle su Banca Etruria, che Italia viva bolla come “slogan, demagogia e bugie. Se Di Maio vuole nazionalizzare la Popolare di Bari, lo faccia – osserva Marattin -. Non ha bisogno, nel decreto, ne’ di nascondere l’operazione con fantasiose e inesistenti banche pubbliche degli investimenti ne’ con lo ‘schermo’ di Invitalia”. E se il presidente del Consiglio Giuseppe Conte conferma la volonta’ del governo di “tutelare i risparmiatori”, senza “nessuna concessione ai banchieri”, il leader leghista Matteo Salvini attacca: “Conte e’ ignorante o bugiardo”. Salvini punta poi il dito su Bankitalia: “Se qualcuno non ha vigilato, e penso ai vertici di Banca d’Italia, ne deve rispondere. E spero che il cambio dei vertici passi per il Parlamento”. I banchieri, ha aggiunto l’ex ministro, “non possono essere immuni da responsabilita’ civili e penali”.

Popolare Bari: colosso del Sud con 70.000 azionisti

La Banca Popolare di Bari e’ una banca cooperativa per azioni fondata a Bari nel 1960, e’ il primo gruppo creditizio autonomo del Mezzogiorno ed e’ tra le tre maggiori banche pugliesi e tra le 10 maggiori banche popolari italiane. Radicata in Puglia dispone di una rete di oltre 360 filiali dislocate in 13 regioni distribuite oltre che nel Sud, anche nel Centro e Nord Italia (Puglia, Campania, Basilicata, Calabria, Molise, Lazio, Marche, Umbria, Toscana, Veneto, Lombardia, Abruzzo ed Emilia-Romagna).

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I NUMERI 368 sportelli, presenti in 13 regioni, circa 3.300 dipendenti e circa 70.000 soci.

IL BILANCIO La Banca ha chiuso il primo semestre del 2019 con una perdita netta di 73,3 milioni e un Cet1 del 6,22%, sotto il requisito del 9,45% fissato da Bankitalia. La semestrale vede inoltre rettifiche su crediti per 44,2 milioni.

BANKITALIA AVVIA COMMISSARIAMENTO PER PERDITE Venerdi’ Banca d’Italia ha disposto lo scioglimento degli Organi con funzioni di amministrazione e controllo della Banca e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria in ragione delle perdite patrimoniali. Ai commissari Enrico Ajello e Antonio Blandini, assieme ai componenti del comitato di sorveglianza Livia Casale, Francesco Fioretto e Andrea Grosso, viene affidato il compito di predisporre le “attivita’ necessarie alla ricapitalizzazione” e di finalizzare le “negoziazioni con i soggetti che hanno gia’ manifestato interesse all’intervento di rilancio”, cioe’ il Fitd e Mediocredito centrale.

IL SALVATAGGIO DEL GOVERNO Nel decreto messo a punto stasera in Cdm si prevede che Invitalia sara’ finanziata fino ad un importo complessivo massimo di 900 milioni per il 2020, per potenziare il patrimonio del Mediocredito Centrale “affinche’ questa promuova, secondo logiche di mercato, lo sviluppo di attivita’ finanziarie e di investimento, anche a sostegno delle imprese nel Mezzogiorno”. Sara’ costituita dunque una Banca di Investimento attraverso un decreto con cui il Mef acquisira’ attivita’ e partecipazioni, con l’intero capitale sociale, senza dovere alcun corrispettivo.

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