Cronaca

Nuovo problema per gli F-35, Pentagono fiducioso. Tra i caccia “difettati” anche quelli per Italia

I problemi del cacciabombardiere F-35 non sembrano finire mai. E in qualche modo chiamano in causa anche l’Italia. Un mese e mezzo fa il primo squadrone era stato giudicato pronto per il combattimento, ma ieri l’Aeronautica militare Usa ha portato a terra 15 jet. Il motivo: il materiale di isolamento del sistema di raffreddamento all’interno del loro serbatoio “si spela e si sbriciola”. Si tratta dunque di un nuovo passo indietro per il programma più costoso nella storia del Pentagono e caratterizzato da anni di ritardi e spese ad esso associate sempre più elevati. Non a caso l’F-35 è stato ribattezzato come “il jet che odia il Pentagono”. Il problema – scoperto sulla versione A dell’aereo, quella a decollo e atterraggio convenzionale – chiama in causa un totale di 57 caccia: 15 già in azione e 42 in produzione a Fort Worth, Texas. Nel primo caso 10 sono in Utah, uno in Nevada e quattro in Arizona; di questi ultimi, due appartengono alla Norvegia. Nel secondo caso, spiega dell’Air Force, appartengono agli Usa e 14 a nazioni estere senza però specificare quali. Un portavoce del programma F-35 sentito da AskaNews ha precisato che si tratta di Italia, Giappone e Israele.

Gli ingegneri dedicati al programma e quelli di Lockheed Martin, l’azienda produttrice, “stanno sviluppando procedure per risolvere o contenere il problema prima del rilascio sul campo dei jet colpiti e prima del ritorno nei cieli di quelli già operativi ma difettosi”, ha spiegato Ann Stefanek, protavoce dell’Air Force. “Sebbene prossimo al completamento, l’F-35 è ancora in fase di sviluppo e le sfide sono attese”, ha aggiunto sostenendo che il programma ha dimostrato di sapere risolvere le questioni che emergono: “Siamo fiduciosi che continueremo a fare così”. Lockheed Martin dal canto suo ha detto che “la questione è limitata a un fornitore (che non viene identificato, ndr) e a una partita di componenti”. Il colosso dell’aerospazio ha precisato che “non si tratta di un problema tecnico o di design” ma riguardante la qualità delle componenti. Resta da capire per quanto i jet resteranno a terra, quanto tempo ci vorrà per risolvere il problema e quale sarà il suo effetto sul programma complessivo il cui costo generale durante l’intero arco della sua vita, prevista di 55 anni, dovrebbero essere di circa 1.500 miliardi di dollari. Lockheed Martin intende risolvere la cosa “il prima possibile” e ribadisce che “la sicurezza è sempre al primo posto”. Nel 2014 il Pentagono aveva forzato a terra l’intera flotta di F-35 dopo che il motore di uno dei jet pronto a decollare si è incendiato alla base Eglin in Florida obbligando il pilota ad annullare il volo. Non ci fu alcun ferito.

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