Libia nel caos, premier: governo deve lasciare, subito elezioni

Libia nel caos, premier: governo deve lasciare, subito elezioni
2 luglio 2022

“Aggiungo la mia voce ai manifestanti in tutto il paese. Tutti gli organi devono andarsene, compreso il governo, e non c’è modo di farlo se non attraverso le elezioni”. Così, su twitter, l’imprenditore Abdul Hamid Mohammed, primo ministro della Libia ad interim che secondo quanto stabilito dal Forum di dialogo politico libico, avrebbe ricoperto la carica di leader fino alle elezioni politiche del 24 dicembre 2021, che però sono state rinviate. Dopo le proteste divampate ieri con un gruppo di manifestanti che ha preso d’assalto l’edificio che ospita il Parlamento a Tobruk, dunque, il primo ministro libico sostenuto dalla comunità internazionale, Abdel Hamid Dbeibah, ha chiesto a tutti gli organi politici, compreso il suo governo, di dimettersi e di andare a elezioni. 

“Il Consiglio di Presidenza libico (con sede a Tripoli ndr) ha seguito i recenti avvenimenti in tutta la Libia. È in seduta permanente per realizzare la volontà dei libici (che vogliono) il cambiamento e la produzione di un’autorità eletta che soddisfi le volontà dei libici” si legge sulla pagina Facebook del Consiglio presidenziale libico in relazione alle proteste anche violente di ieri da parte di cittadini esasperati sia nell’Est che nell’Ovest del Paese. “Il Consiglio di Presidenza non deluderà le speranze e la volontà del nostro popolo di vivere in uno Stato che gode di sicurezza e stabilità permanente”, conclude la nota. Le proteste nel Paese, intanto, proseguono e Stephanie Williams, consigliere speciale del segretario generale dell’Onu in Libia, invita sempre su twitter alla cautela: “è assolutamente necessario – sottolinea – mantenere la calma, che la leadership libica dimostri responsabilità e che tutti esercitino moderazione”. “Il diritto del popolo a protestare pacificamente dovrebbe essere rispettato e protetto – aggiunge Williams – ma sono del tutto inaccettabili rivolte e atti vandalici come l’assalto alla sede della Camera dei Rappresentanti ieri a Tobruk”.

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Infatti, un gruppo di manifestanti  ha preso d’assalto l’edificio che ospita il Parlamento a Tobruk, per protestare contro il deterioramento delle condizioni di vita e dello stallo politico. Diverse stazioni televisive hanno affermato che i manifestanti sono entrati nell’edificio e hanno compiuto saccheggi. I manifestanti, secondo quanto riferito dall’emitente Al-Arabiya, hanno dato fuoco a diversi armadi e arredi e hanno bruciato documenti ufficiali della Camera. Le immagini hanno mostrato spesse colonne di fumo nero che si alzavano dal perimetro dell’edificio dopo che giovani manifestanti hanno bruciato pneumatici. Secondo altri report, all’interno dell’edificio sono stati bruciati documenti. Altri media sostengono che una parte dell’edificio sia stata incendiata. Il Parlamento era vuoto quando i manifestanti sono entrati, perché era un giorno festivo. Un bulldozer guidato da un manifestante ha rotto parte della porta del recinto dell’edificio, facilitando l’ingresso delle persone. Alcune auto degli agenti sono state date alle fiamme, mentre altri manifestanti, alcuni dei quali hanno sventolato bandiere verdi dell’ex regime di Muammar Gheddafi, hanno lanciato in aria i documenti raccolti dagli uffici. L’attacco ha avuto luogo sullo sfondo di un perdurante stallo politico fra le fazioni rivali di Tripoli e Bengasi, mentre il Paese è afflitto da diversi giorni da continue interruzioni di corrente e dal blocco di diverse installazioni petrolifere. “Vogliamo avere la luce”, hanno intonato i manifestanti.

Le proteste a Tobruk sono degenerate quando alcuni manifestanti hanno assaltato l’edificio del parlamento, dando fuoco a numerosi arredi e bruciando documenti ufficiali della camera. Un bulldozer guidato da un manifestante ha divelto un cancello dell’edificio, rendendo più facile l’irruzione dei manifestanti all’interno del Parlamento. Oltre a Tobruk, organizzate manifestazioni a Misurata, in coincidenza con un analogo corteo a Tripoli, per denunciare il deterioramento delle condizioni di vita, per protestare contro le forze politiche che paralizzano il Paese e per invocare elezioni il prima possibile, ha riferito al Wasat. I manifestanti a Misurata e Tobruk hanno denunciato  in particolare la crisi delle interruzioni di corrente che sono peggiorate di recente senza che i governi che si sono succeduti siano riusciti a trovare una soluzione. A Tobruk decine di giovani si sono radunati davanti all’edificio della Camera dei Rappresentanti, nella parte orientale della città, e hanno dato fuoco ai pneumatici. 

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