Qatargate, Kaili sapeva dei soldi. L’ex vicepresidente del Parlamento Ue confessa

Qatargate, Kaili sapeva dei soldi. L’ex vicepresidente del Parlamento Ue confessa
Eva Kaili
20 dicembre 2022

L’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, in carcere dal 9 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Qatargate, ha confessato davanti al magistrao Michel Claise di essere stata a conoscenza dell’attività condotta dal marito Francesco Giorgi e dall’ex europarlamentaare Antonio Panzeri. Kaili avrebbe anche detto di avere incaricato il padre di nascondere il denaro, secondo quanto scrivono i quotidiani Le Soir e la Repubblica, sulla base di documenti visionati insieme.

Anche Panzeri, si spiega, ha riconosciuto in parte il suo coinvolgimento, puntando poi il dito contro l’ex collega socialista Marc Tarabella, indicato come beneficiario dei regali del Qatar. Secondo la ricostruzione dei quotidiani, quando la polizia si è avventata su Giorgi, che era appena uscito dal suo appartamento in rue Wiertz a Bruxelles, Eva Kaili sarebbe entrata “nel panico”. L’ex vicepresidente del Parlamento europeo, in base alle ricostruzioni della magistratura belga, avrebbe così cercato di avvertire Panzeri e altri “due eurodeputati citati in questa inchiesta”, di cui non vengono riferiti i nomi.

Intanto, la Corte d’appello di Brescia ha rinviato al 3 gennaio l’udienza in cui si discuterà la consegna al Belgio di Silvia Panzeri, figlia dell’ex eurodeputato Antonio Panzeri, e con lui arrestata nell’ambito dell’indagine sul Qatargate. I giudici, su richiesta della difesa, hanno preso tempo per valutare le condizioni delle carceri in Belgio, in relazione al sovraffollamento. I legali di Maria Dolores Colleoni, moglie dell’ex eurodeputato Antonio Panzeri, hanno annunciato che faranno ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d’Appello di Brescia di disporre la “consegna” della donna al Belgio. Colleoni resta quindi per ora ai domiciliari in Italia.

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A carico di Maria Dolores Colleoni, moglie dell’ex eurodeputato Antonio Panzeri, ci sono “gravi indizi di colpevolezza”. Lo scrivono i giudici della Corte d’Appello di Brescia nel provvedimento con cui ieri hanno disposto la sua consegna al Belgio. I giudici sottolineano comunque i ‘limiti’ della loro valutazione. “Va premesso che la valutazione sul punto affidato all’autorità giudiziaria italiana dev’essere circoscritta a verificare che il mandato emesso all’estero per il suo contenuto intrinseco e per gli altri elementi raccolti in sede investigativa e processuale sia fondato su compendio indiziario ritenuto dall’autorità giudiziaria emittente seriamente evocativo di un fatto reato”. 

La Procura federale del Belgio, frattanto, avvierà un’indagine sulle ripetute fughe di notizie sul caso Qatargate.  “Le fughe di notizie sulla stampa possono mettere in pericolo il dossier, motivo per cui stiamo avviando un’indagine per violazione del segreto professionale”, ha spiegato Eric Van der Sypt, responsabile stampa della procura federale, citato da L’Echo. Il timore è che altri sospetti nel caso possano beneficiare delle informazioni trapelate, ad esempio per cancellare delle prove. “E’ deplorevole che la giustizia belga non riesca a coprire la riservatezza di un fascicolo del genere. Non siamo all’altezza ed è un peccato”, ha dichiarato Laurent Kennes, uno degli avvocati di Pier Antonio Panzeri, citato sempre da L’Echo.

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