Milano è la città in cui si vive meglio. Caltanissetta ultimo posto

Milano è la città in cui si vive meglio. Caltanissetta ultimo posto
16 dicembre 2019

Milano si conferma in testa alla classifica della Qualità della vita del Sole 24 Ore 2019 che fotografa il benessere nelle province italiane. Agli antipodi Caltanissetta, all’ultimo posto per la quarta volta nella storia dell’indice. Roma, diciottesima, sale di tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno. L’indagine compie trent’anni e per festeggiare cambia il modo di raccontare le provincie italiane. La nuova edizione include tutti quegli aspetti che incidono sul benessere della popolazione. Lo Stivale è stato esplorato da Nord a Sud, isole comprese, sotto la lente di 90 indicatori (erano 42 nel 2018), suddivisi nelle sei macro-categorie tematiche che accompagnano l’analisi dal 1990: consumi e ricchezza, lavoro e affari, demografia e società, ambienti e servizi, sicurezza e giustizia, tempo libero. Dunque, Milano, fa il bis, confermando per il secondo anno consecutivo la sua leadership in ‘Qualità della vita 2019’.

Subito dietro il capoluogo lombardo si posizionano le piccole località dell’arco alpino che popolano i vertici della classifica fin dalle prime edizioni: Bolzano, Trento e Aosta. Nella top ten delle città più vivibili, dove si incontrano anche Trieste (5° posto) e Treviso (8° posto), quest’anno entrano Monza e Brianza, che sale di 17 posizioni fino alla sesta, Verona che ne guadagna sette e arriva al settimo posto e Venezia e Parma che salgono rispettivamente di 25 e 19 piazzamenti. E’ una costante nelle fotografie scattate dalla Qualità della vita il gap tra settentrione e meridione. La coda della classifica, come già accettato, è concentrata nel Mezzogiorno con Enna al 104° posto, Foggia al 105° e Crotone al 106°.

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LA CLASSIFICA INTEGRALE

FOCUS CALTANISSETTA

Bloccata, isolata e vuota. Queste le parole chiave sulla città di Caltanissetta, nell’indagine sulla Qualità della VITA del Sole 24Ore, alla sua trentesima edizione. Provincia una e trina nel cuore di una Sicilia che vorrebbe ripartire, scrive il quotidiano, ma non può o non vuole. C’è Gela, c’è Caltanissetta e l’area cosiddetta del Vallone: ognuna di queste aree ha una sua peculiarità. In tutti e tre i casi sembra di essere nel pieno di una farsa tragica che si può narrare con pochi e semplici numeri: tra il 2015 e il 2019, dice l’Istat, i comuni della provincia hanno perso in totale 11mila abitanti. Un intero paese sparito in una provincia che si dibatte agli ultimi posti di tutte le classifiche disponibili. Ecco cosa resta di una città, ricorda il quotidiano, che Leonardo Sciascia definiva la Piccola Atene e di una provincia segnata per sempre dalla mafia che si è fatta politica e da una criminalità organizzata violenta come la Stidda. Una situazione particolare è quella dei collegamenti con il resto della Sicilia: una provincia che a parole è centrale, ma nei fatti è isolata. La Cgil di Caltanissetta, poi, ha fatto il conto dei fondi bloccati: ci sono 34 milioni del Patto per il Sud, 150 per il porto di Gela che resta insabbiato, 5 per il Museo del mare sempre a Gela, 183 per la rete ferroviaria Siracusa-Ragusa- Gela, 25 per le aree industriali dismesse, 48 per l’autostrada Siracusa- Gela, un milione per le aree archeologiche e 3 per il Museo archeologico. In totale quasi 450 milioni.

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