Realizzata la prima vagina ‘bionica’ in laboratorio

13 aprile 2014

Per la prima volta, i ricercatori hanno impiantato con successo vagine umane realizzate in laboratorio, che potenzialmente potranno aiutare le donne ad evitare inconvenienti di altre procedure rigenerative. Battezzata “vagina bionica”, in realtà non si tratta di un genitale femminile dai superpoteri, ma è un organo completamente cresciuto e sviluppato in laboratorio creato dalle cellule dei pazienti. Gli esemplari sintetici sono stati sperimentati su 4 adolescenti americane, tutte affette sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser, o MRKHS, una rara e dolorosa condizione genetica che impedisce il normale sviluppo di utero e vagina.

Un gruppo di ricerca presso l’Istituto di Wake Forest Baptist Medical Center di Medicina Rigenerativa, guidato dal dottor Anthony Atala, ha impiantato a quattro pazienti gli organi riproduttivi coltivati in laboratorio tra il giugno 2005 e ottobre 2008. Dopo 8 anni gli organi funzionano normalmente. I nuovi organi sono creati e sviluppati in laboratorio dalla coltura di cellule proprie di queste donne nei tessuti. Queste cellule sono state poste su un’impalcatura biodegradabile cucita a mano a forma di vagine. Le cellule muscolari sono state seminate all’esterno delle strutture, e le cellule epiteliali, quelle che rivestono le cavità del corpo, sono state collocate all’interno.

Dopo l’impianto, nervi e vasi sanguigni si formano, e le cellule sula struttura si espandono e formano il tessuto. Mentre il corpo comincia ad assorbire l’ impalcatura biodegradabile, le cellule stabiliscono i materiali per formare un supporto permanente, sostituendo gradualmente l’impalcatura sintetica con un nuovo organo. Una vagina poco sviluppata o assente può derivare da numerosi problemi di salute, che vanno da sindromi congenite come la Rokitansky, a tumori e le lesioni.

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Anche se ci sono altri metodi di ricostruzione vaginale per le donne con questi disturbi, tali procedure hanno grandi svantaggi. Il metodo più utilizzato è la dilatazione, cioè la progressiva espansione di una sottosviluppata apertura e ha un successo del 90%. Il 10 per cento delle donne per le quali non funziona può cercare un trattamento con diverse procedure chirurgiche che utilizzano tessuti delle pazienti, come la pelle delle natiche o tratti intestinali, per ricostruire organi vaginali. Ma il risultato non è sempre l’ideale, la pelle trapiantata non si comporta come una vagina normalmente avrebbe fatto.

 

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