Recovery e bilancio, proposta tedesca per superare veti. Oggi vertice Ue a Bruxelles

Recovery e bilancio, proposta tedesca per superare veti. Oggi vertice Ue a Bruxelles
10 dicembre 2020

Ha avuto un’accoglienza piuttosto favorevole da parte dei rappresentanti dei Ventisette la proposta presentata dalla presidenza di turno tedesca del Consiglio Ue per superare i veti di Ungheria e Polonia all’attuazione del bilancio comunitario pluriennale 2021-2027 e del pacchetto di Recovery “Next Generation EU” da 750 miliardi. La proposta, presentata ieri pomeriggio a Bruxelles al Coreper (il Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri presso l’Ue), consiste in una “dichiarazione interpretativa” riguardo al meccanismo sulla condizionalità dello stato di diritto. Il meccanismo è previsto da un nuovo regolamento comunitario che bloccherà i pagamenti dei fondi Ue ai paesi beneficiari in cui, in base a un’indagine della Commissione europea, saranno individuate delle gravi violazioni allo stato di diritto. Non potendo opporsi a questo regolamento, che sarà approvato a maggioranza qualificata, e temendo di essere prese di mira dal nuovo meccanismo, Polonia e Ungheria hanno bloccato le decisioni di attuazione del bilancio pluriennale e del Recovery plan, per le quali è richiesta l’unanimità.

La dichiarazione interpretativa non modifica in nulla il Regolamento sullo stato di diritto, sul quale c’è già un accordo con il Parlamento europeo, che non lo considera più negoziabile. Il testo è stato inviato nelle capitali per dar modo ai governi di analizzarlo. Se saranno tutti d’accordo, i capi di Stato e di governo lo sottoscriveranno domani pomeriggio al Consiglio europeo di Bruxelles. Il vertice Ue potrà così constatare il superamento dei veti e dare il via libera, finalmente, alle decisioni e all’attivazione del processo delle ratifiche nazionali necessarie all’attuazione del nuovo bilancio pluriennale e del “Next Generation EU”. In sostanza, la dichiarazione proposta dalla presidenza tedesca, evidentemente dopo lunghi negoziati con Polonia e Ungheria, fornisce una garanzia di controllo giurisdizionale della legittimità del Regolamento sullo stato di diritto, e l’assicurazione che saranno tenute nel debito conto le osservazioni degli Stati membri per i quali saranno individuate violazioni.

In vista del ricorso alla Corte di Giustizia europea che Polonia e Ungheria intendono presentate contro il Regolamento, la Commissione si impegnerà a non attivare nessuna procedura prima che la stessa Corte si sia pronunciata. Inoltre, la Commissione presenterà delle linee guida per chiarire come intende operare nell’individuare e perseguire le violazioni, sulla base di criteri oggettivi, imparziali nei confronti degli Stati membri. Anche in questo caso, se vi sarà l’atteso ricorso contro il Regolamento, la Commissione attenderà la sentenza della Corte prima di finalizzare le linee guida. “L’applicazione del meccanismo di condizionalità ai sensi del Regolamento sarà obiettiva, imparziale è basata sui fatti”, con un procedimento che garantirà “la non discriminazione e un equo trattamento degli Stati membri”, si legge in una bozza della dichiarazione interpretativa. “Allo scopo di assicurare che questi principi siano rispettati – si legge ancora nella bozza -, la Commissione intende sviluppare e adottare delle linee-guida sul modo in cui applicherà il Regolamento, che includeranno la metodologia per procedere alla propria valutazione” sugli eventuali casi di violazione.

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Le linee guida, continua il testo, “saranno sviluppate in stretta consultazione con gli Stati membri. Se un ricorso con richiesta di annullamento verrà introdotto riguardo al Regolamento, le linee guida saranno finalizzate dopo la relativa sentenza della Corte di Giustizia, in modo da incorporarvi qualunque elemento rilevante che scaturirà da tale sentenza. Il presidente della Commissione informerà in modo completo il Consiglio europeo. Fino a che le linee guida non saranno finalizzate, la Commissione non proporrà misure ai sensi del Regolamento” nei confronti degli Stati membri. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nella lettera di convocazione inviata oggi pomeriggio ai capi dei Stato e di governo per il Consiglio europeo di domani, si dice “fiducioso che si possa trovare un accordo su un pacchetto comune per consentire la rapida attuazione sia del Quadro finanziario pluriennale che del Fondo per la ripresa”.

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L’agenda del Consiglio europeo che si riunisce, fisicamente, oggi e venerdì a Bruxelles, prevede, come sottolinea il suo presidente Charles Michel nella lettera di convocazione ai capi di Stato e di governo, “molte questioni importanti” da affrontare. A partire dalle 13, dopo il tradizionale discorso preliminare del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, i leader dei Ventisette esordiranno parlando della pandemia di Covid-19 e degli sviluppi positivi sui vaccini. “Ciò non significa tuttavia – avverte Michel nella sua lettera – che la pandemia sia finita. Ora possiamo intensificare i nostri preparativi per la diffusione e la distribuzione dei vaccini. Dobbiamo sostenere i nostri sforzi per coordinarci sui test e sull’eliminazione delle restrizioni, anche per i viaggi, quando la situazione epidemiologica lo consente”. Come secondo punto in agenda, si cercherà di superare il veto polacco-ungherese sul bilancio pluriennale e i fondi di Recovery, con buone probabilità di successo sulla base di una proposta tedesca presentata oggi ai Ventisette.

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Michel si dice “fiducioso che si possa trovare un accordo su un pacchetto comune per consentire la rapida attuazione sia del quadro finanziario pluriennale che del Fondo per la ripresa”. Una buona parte della discussione sarà poi dedicata ai nuovi obiettivi climatici per il 2030, per i quali occorre un non facile accordo unanime. Secondo Michel, l’obiettivo della riduzione delle emissioni almeno del 55% entro il 2030 “è alla nostra portata”, e “il lavoro sul modo migliore per raggiungere questo ambizioso obiettivo è a buon punto”. L’accordo “sarebbe un risultato importante e sosterrebbe la nostra rivendicazione di svolgere un ruolo di primo piano nella lotta al cambiamento climatico”, sottolinea il presidente del Consiglio europeo. Alla cena di lavoro si parlerà delle nuove prospettive di rilancio del rapporto transatlantico con la nuova Amministrazione Biden, con l’intenzione di “gettare le basi per un partenariato forte e paritario”. E si darà probabilmente il via libera alle sanzioni, a questo punto pressoché inevitabili, contro la Turchia.

I Ventisette constateranno che il regime di Ankara non ha colto l’opportunità dell'”agenda positiva” che il Consiglio europeo di ottobre aveva offerto e auspicato, e ha continuato invece con le sue provocazioni nel Mediterraneo orientale. Domani, venerdì, in mattinata si comincia con il “vicinato” meridionale, a cui bisogna dare “una nuova dimensione” e prospettive di rilancio; poi si passa ai temi della sicurezza, della lotta al terrorismo, alla radicalizzazione, all’estremismo violento, che richiedono più cooperazione fra gli Stati membri. Quindi il vertice si convertirà in “Eurosummit” inclusivo, cioè allargato alla partecipazione di tutti i paesi dell’Ue. La discussione, in presenza anche della presidente della Bce Christine Lagarde e del presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, riguarderà gli ulteriori passi per completare l’Unione bancaria (a cui manca ancora il regime comune di garanzie sui depositi) e l’Unione dei mercati dei capitali.

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Michel non lo dice nella lettera di convocazione, ma sarà anche l’occasione per i leader di dare il loro “endorsement” alla riforma del Mes, dopo il recente accordo dell’Eurogruppo e ora anche il via libera del Parlamento italiano, sui cui riferirà il premier Giuseppe Conte. Infine, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, riferirà sullo stato e le prospettive dei negoziati per le relazioni Ue-Regno Unito dopo la Brexit, a seguito della sua cena di lavoro di questa sera a Bruxelles con il premier britannico Boris Johnson, e a ridosso ormai dell’uscita di Londra dal mercato unico europeo, entro tre settimane. “I negoziati sono in corso sulla base del nostro mandato comune. Non c’è l’intenzione di programmare una discussione in merito” fra i leader, conclude Michel.

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