Politica

Referendum, arriva l’aiutino di Alfano

di Antonio Angeli

“Mi sembra giusto che per il referendum di ottobre, che può realizzare la più grande riforma dopo la Costituente, si voti anche il lunedì”: parola del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che così fa il bis con la proposta di votare in due giorni alle amministrative. Da Alfano è partito il secondo “aiutino” al governo del quale fa parte (navigando tra polemiche e esodi). I due appuntamenti elettorali prossimi venturi: le amministrative di giugno e il referendum di ottobre rischiano di essere gli scogli contro i quali si infrangerà la caravella di Matteo Renzi. Il barometro dei sondaggi segna bufera per il premier in carica, lo spettro dell’antipolitica si è materializzato e la voglia di dare la spallata a un governo che segna il passo appare sempre più diffusa. Così l’altro giorno Alfano ha proposto “al governo di votare anche il lunedì, sia il 6 che il 20 di giugno. Speriamo che il governo dica di sì” e ieri ha fatto il bis per il referendum, Sperando di raccattare qualche voto in più. E mentre i sondaggisti danno il governo perdente al referendum 44 a 56 Renzi tenta di ribaltare la situazione partendo con la mega-campagna che prenderà il via sabato prossimo, 21 maggio, con il Referendum Day.

Una campagna che parte intanto con il lancio del sito dei comitati per il sì. Il modello è quello già usato da Renzi per le primarie: chiunque costituisce un comitato può iscriversi al sito fornendo dati e generalità degli aderenti ed entrerà a far parte della macchina in campo per il sì. Un esercito (sperano loro) di attivisti che, nella scommessa di Jim Messina, il mago statunitense delle campagne elettorali, saranno la chiave per vincere. L’esperto consiglia il porta a porta come strumento principale per arrivare agli elettori e portarli alle urne a votare sì. La grande sfida però è “formare i formatori”. In Toscana hanno già iniziato: in questa prima fase di “campagna spontanea”, la regione di Renzi è l’unica ad aver già messo in pista una struttura. Non mancherà l’apposito kit per il referendum, il che ha già provocato pesanti ironie, come quella di Gianni Cuperlo, anche per il richiamo al famoso “kit del candidato” di berlusconiana memoria. Comunque il kit ci sarà e il materiale è già in via di stampa. Il pacchetto prevede una prima fornitura che comprenderà i volantini con slogan e domande e risposte frequenti.

I costi della campagna per il sì dovrebbero essere sostenuti dai fondi dei gruppi parlamentari ma, ammettono dal Pd, non è escluso che anche il partito possa contribuire alle risorse. “Tutto sarà certificato e reso pubblico nel massimo della trasparenza”, si assicura. I problemi sono e restano ben concreti, a cominciare dal nodo del presidente del comitato. Questione rimasta congelata dopo il gelido no grazie di Giorgio Napolitano. Renzi potrebbe estrarre dal cappello due conigli: o un costituzionalista celebre oppure una figura-simbolo per il mondo della sinistra, strada che il premier starebbe esplorando con più convinzione. I nomi circolati fin qui sono quello del costituzionalista Sabino Cassese e di Luigi Berlinguer. Bisognerà poi vedere cosa farà la minoranza del Pd perché Matteo, come è più volte accaduto, rischia di trovarsi in casa gli oppositori più feroci.

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