Renzi a colloquio con Mattarella, punto su Consiglio di difesa. Ma anche referendum e politica estera

Renzi a colloquio con Mattarella, punto su Consiglio di difesa. Ma anche referendum e politica estera
24 novembre 2016

Oltre mezz’ora di colloquio al Quirinale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ieri ha incontrato il presidente del Consiglio Matteo Renzi per preparare il Consiglio supremo di difesa, in programma oggi alle 17, e per fare una panoramica sui dossier internazionali, dopo il vertice di Berlino con Merkel, Obama, Hollande e Rajoy, al quale il premier ha preso parte la scorsa settimana. Questi gli argomenti al centro della conversazione, sottolineano sia dal Colle che da Palazzo Chigi. Ma non si esclude in ambienti parlamentari che il faccia a faccia abbia toccato anche l’attualità politica italiana, dalla manovra in via di approvazione all’appuntamento del referendum costituzionale del 4 dicembre. L’attenzione a cosa accadrà dopo il voto è molto alta nel mondo politico e fin d’ora si fanno ipotesi su cosa accadrebbe. Sia che vinca il Sì, sia che prevalga il No, non si stanca di ripetere il ministro Dario Franceschini, Renzi dovrebbe restare a Palazzo Chigi e guidare il governo fino a fine legislatura.

Renzi, però, ha ribadito in più occasioni che non sarebbe disposto a rimanere a galleggiare se la sua riforma venisse bocciata. E le opposizioni premono perché, in caso di vittoria del No, si vada a votare al più presto. Prima, aggiunge il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, sarebbe “indispensabile” per lui sedersi al tavolo con Renzi per fare “una nuova riforma e una nuova legge elettorale”. Ma “se vince il No non cambia nulla”, aggiunge il Cavaliere, spiegando di averne parlato con Mattarella nell’incontro dello scorso 27 ottobre, il primo dopo la sua elezione alla presidenza. Il capo dello Stato non intende essere tirato per la giacchetta: non è intervenuto né – sottolineano dal Colle – intende intervenire prima che si aprano le urne. Le sue ultime parole pubbliche sul tema risalgono al 12 ottobre, quando nel corso dell’assemblea dell’Anci aveva invitato tutti a un contributo “sereno e vicendevolmente rispettoso”. Quanto agli scenari del ‘dopo’, il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini aveva ipotizzato in un’intervista il voto anticipato “entro l’estate 2017” in caso di vittoria del No. Ma subito precisato: “E’ del tutto evidente che l’indizione delle elezioni è prerogativa del presidente della Repubblica”.

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E, sostengono fonti parlamentari Dem, Renzi non può che aver ribadito al capo dello Stato il pieno rispetto delle sue prerogative. Le medesime fonti parlano di un colloquio disteso nel corso del quale il presidente della Repubblica avrebbe “ascoltato” le valutazioni del premier sullo stato dell’arte della campagna elettorale e sulle prospettive per il dopo-referendum. “Il 5 dicembre comunque vada non arriveranno le cavallette”, ha detto poi il presidente del Consiglio in un successivo incontro con gli studenti del Camplus college. Un tema sarà dirimente comunque vada il voto del 4 dicembre: la legge elettorale. E non solo perché lo stesso premier ha assicurato che cambierà “comunque vada”, ma anche perché sull’Italicum è attesa una sentenza della Corte costituzionale. Inoltre, se la riforma costituzionale venisse bocciata, ci sarebbero due leggi elettorali diverse per la Camera e il Senato (l’Italicum e il Consultellum) e il Colle, affermano da ambienti della maggioranza, non potrebbe non rilevare la necessità di intervenire. In quel caso, fa sapere oggi Berlusconi, lui sarebbe pronto al dialogo con il Pd di Renzi. E anche il Cinque stelle Luigi Di Maio afferma: “Noi chiederemo al Presidente della Repubblica di andare a nuove elezioni” ma “se si deve fare una legge elettorale, per il pasticcio che ha fatto il Pd con l’Italicum alla Camera e il Consultellum al Senato, noi siamo disponibili”. (Ansa)

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