Renzi confida in Grasso e cerca consensi nel gruppo misto

Alla fine la vicenda verrà risolta, almeno in parte, dallo stesso Piero Grasso, Matteo Renzi e i suoi ne sono sempre più convinti e anche per questo il lavorio al momento è tutto concentrato a non inasprire troppo i toni e a cercare il consenso più largo possibile anche fuori dal Pd. Il presidente del Senato ha ribadito anche oggi che deciderà solo “al momento opportuno” sugli emendamenti all’articolo 2 della riforma, ma la dura presa di posizione di Anna Finocchiaro, assicura qualcuno, è il segnale che su questo punto la vicenda povrebbe risolversi proprio come spera il governo. Senza la possibilità di riscrivere da capo l’articolo 2, è la convinzione – o la speranza – dei renziani, diversi dei dissidenti finiranno per votare a favore o, al limite, per non votare e solo pochi terrebbero la linea del voto contro. Proprio per questo, però, il premier è anche attento a non inasprire ulteriormente gli animi, le offerte su un possibile ampliamento delle competenze del nuovo Senato dovrebbero servire proprio a creare le condizioni per recuperare almeno parte dei ribelli Pd che, sgombrata dal punto di vista tecnico la possibilità di toccare l’articolo 2, dovranno decidere come comportarsi sul voto finale.

Dallo stesso Pier Luigi Bersani, peraltro, arrivano dichiarazioni contrastanti. Ieri sera, a Firenze, l’ex segretario era sembrato porsi sulla linea più intransigente, quella che chiede come condizione irrinunciabile il cambiamento dell’articolo 2, richiesta irricevibile per Renzi. Stasera, però, l’ex leader è sembrato aprire ad un’intesa basata proprio sull’ampliamento dei poteri del Senato. Qualcuno dei bersaniani, in realtà, aggiunge che il vero punto di caduta dovrebbe essere una modifica dell’Italicum, che però Renzi non sembra intenzionato a prendere in considerazione. D’altro canto, il premier sta anche cercando di allargare al massimo il consenso fuori dal Pd. Domattina incontrerà Flavio Tosi, che a palazzo Madama ha tre senatori, mentre Angelino Alfano ha oggi inveito contro chi, dentro Ncd, stesse pensando di non votare la riforma: “Sarebbe da pazzi”, ha detto. “E noi non siamo pazzi”. Renzi è convinto che parte dei dissidenti Pd non voteranno comunque e alcuni, addirittura, voteranno contro. Ma l’importante, in questa votazione, è che i no siano il meno possibile, se dei 25 ribelli 4 o 5 dovessero alla fine dire sì una decina decidesse per il non voto al premier potrebbe bastare e avanzare, in questa fase. Tutto, ovviamente, a condizione che non vengano dichiarati ammissibili gli emendamenti su tutto l’articolo 2. Se Grasso dovesse decidere diversamente, infatti, secondo alcuni non sarebbe da escludere nemmeno un rinvio delle riforme a dopo la legge di stabilità.

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