Renzi rivendica Italia “solida”: accogliamo ma anche pugno duro

di Andrea Reale

L’Italia c’è, è “un Paese solido”, che anche se non sarà mai il decisore finale al tavolo del G20 “ha qualcosa da dire ed è ascoltato su tutti gli argomenti di discussione”. E’ il bilancio che il premier Matteo Renzi traccia al termine del G20 di Antalya, raccontando un Paese che “accoglie” ma che sa anche “usare il pugno duro” contro chi viola le regole; che riconosce la necessità di essere “molto determinati e molto duri” nella sfida al terrorismo, e “saremo totalmente pronti ad esprimere determinazione e tenacia”, ma che sa anche che non si tratta di questione “che si risolve con uno schiocco delle dita”; che “non sottovaluta il problema” ma che rifugge da “soluzioni semplicistiche” e “banalizzazioni”. Approccio che “crea solo illusioni”. Quello che serve, ha ribadito ancora una volta il premier, è “una strategia complessiva” che passa dal coinvolgimento della Russia (“Ma non è una delega a Mosca”) e deve arrivare ad un accordo tra Putin, Obama, la Ue e le potenze regionali.

Una solidità “riconosciuta dai partner”, rivendica il premier, che cita gli attestati di stima all’Italia su riforme, strategia per la crescita, accoglienza dei rifugiati con la nomina di Filippo Grandi all’Unhcr. E che, viene sottolineato dalla delegazione italiana, stavolta sedeva al ‘Quint’ – il tavolo degli europei con gli Usa – mentre lo scorso anno c’era la Spagna. Tavolo al quale Renzi ha ribadito le sue convinzioni, contando sull’avvio del processo di Vienna come soluzione per la Siria e ricordando a tutti che “la Libia è il simbolo di come le cose non devono andare”. Ovvero raid alleati non accompagnati da una strategia per il post, con il risultato che “da 4 anni è terra di nessuno”. Concetto espresso allo stesso tavolo cui sedeva anche David Cameron, che a Tobruk passeggiò dopo la caduta del regime di Gheddafi. Insomma, “l’Italia c’è”, e oltre a tutte le presenze all’estero (dall’Afghanistan, al Libano, al Kosovo) è pronta anche all’impegno in Libia, se e quando un governo stabile si insedierà in quel Paese. Ma appunto quando una transizione democratica avrà preso il via. Quello che l’Italia chiede per la Siria, prima di pensare a “risposte d’istinto”, e che a Vienna ha iniziato a prendere corpo, con ulteriori passi avanti al G20 fino all’annuncio da parte della Turchia che Assad non si ricandiderà alle elezioni che si terranno tra sei mesi.

La stessa solidità Renzi la vuole trasmettere sul fronte interno e per questo continua a chiedere “unità” alle forze politiche, rammaricandosi ancora una volta del mancato sostegno di tutti i partiti in occasione dei grandi vertici internazionali. Alle polemiche che continuano sulla sicurezza, Renzi risponde dando disponibilità a discutere di maggiori risorse in legge di Stabilità e ricordando che, “senza sottovalutare” i rischi “siamo un Paese solido, in cui i controlli si fanno” e in cui l’intelligence “lavora con grande professionalità”. Niente “banalizzazioni” dunque, e no anche all’equazione “rifugiato uguale terrorista”. Perché se “non siamo in condizione di dire che nessuno degli attentatori era un rifugiato”, di sicuro “la quasi totalità dei rifugiati scappa da quei terroristi animali che abbiamo visto a Parigi”.

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