Report Bankitalia, recessione inarrestabile. la Sicilia affonda

12 giugno 2014

Emerge un quadro socio-economico drammatico dal report sull’economia in Sicilia elaborato dalla Banca d’Italia. C’è un’Isola che registra una recessione per il sesto anno consecutivo e con un Pil che lo scorso anno è diminuito ancora del 2,5%. C’è una Sicilia attanagliata da una crisi dove sono diminuiti i prestiti a famiglie e imprese, dei mutui e sono aumentate le ‘sofferenze bancarie’. Per non parlare dell’occupazione: lo scorso anno oltre 73 mila persone hanno perso il lavoro. Insomma, un’economia sempre più in agonia e che non manifesta alcun flebile segnale di ripresa. Ecco alcune cifre in dettaglio.

SPESA FONDI UE – Al 31 dicembre 2013 i fondi europei impegnati in Sicilia in attuazione dei programmi operativi regionali (Por) risultavano pari al 90,2% della dotazione totale di 6 miliardi (+14,0% rispetto al 2012) ma la spesa certificata da Bruxelles e’ meno della meta’: 2,5 miliardi di euro (42,1% della dotazione disponibile). L’avanzamento della certificazione dei pagamenti risultava superiore per il Por Fse (54%) rispetto al Por Fesr (37,6%). In entrambi i casi risultano rispettati gli obiettivi di spesa prefissati per non incorrere nella procedura di disimpegno automatico. La Sicilia, pero’, si legge nel report di Banca d’Italia, ha registrato una spesa inferiore alla media delle regioni dell’obiettivo convergenza per entrambi i programmi.

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PIL – Il sesto anno consecutivo, si trova in una fase di recessione. In base a una stima di Prometeia, in assenza di dati ufficiali Istat, il Pil regionale 2013 e’ diminuito ancora del 2,5%, contro il -2,7% nel Mezzogiorno e il -1,9% nel Paese. Dati che se confrontati con quelli dell’Isola del 2012 (Pil -3,8%) potrebbero far pensare ad una attenuazione di questa tendenza. Si tratta, tuttavia, di una stima, antecedente al dato Istat di pochi giorni fa che nel Mezzogiorno segnala una contrazione del Pil del 4%. E’ possibile, quindi, che il valore di Prometeia possa peggiorare ulteriormente.

CREDITO – Sono diminuiti, infatti, i prestiti a famiglie e imprese, dei mutui e sono aumentate le ‘sofferenze bancarie’. Nel 2013 si e’ rafforzata la contrazione dei presti bancari (-1,8%,) dovuta alla persistente debolezza della domanda anche se il dato e’ meno pronunciato rispetto al Mezzogiorno e alla media nazionale. Si sono ridotti anche i finanziamenti alle famiglie consumatrici (-1,3%) ma in particolare alle imprese (-2,6%). E’ diminuito anche il credito alle famiglie consumatrici concesso dalla banche (-1,8, -2.2% comprese le finanziarie) e per l’erogazione di nuovi mutui (-14,7%) ma in misura meno marcata rispetto al 2012 (-50%). Peggiora la qualita’ del credito. Lo scorso anno, le nuove sofferenze rettificate sono state di circa 2 miliardi di euro (1,7% nel 2012). Le nuove sofferenze si sono concentrate soprattutto nel settore produttivo, dove il tasso di decadimento e’ passato dal 4,5% al 6,0%. I depositi, invece, sono cresciuti solo dell’1,7%, in rallentamento rispetto al 2012 (+3,6%).

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LAVORO – Nel 2013, oltre 73 mila persone hanno perso il lavoro; rispetto al 2012 l’occupazione e’ diminuita del 5,3% e il tasso di disoccupazione e’ salito al 21% (+2,4%) ma schizza al 38,3% tra i giovani di eta’ compresa tra i 15 e i 35 anni.

EXPORT – Nel 2013, crolla l’export (-14,8%) e rispetto al 2012 calano anche le importazioni (-4,7%). A incidere sull’andamento negativo degli scambi con l’estero e’ stata la contrazione delle vendite dei prodotti dell’energia, trattamento dei rifiuti (-50,7%), prodotti petroliferi (-22%) e metallo (-19,3%). Per la Sicilia l’esportazione dei prodotti petroliferi raffinati si e’ ridotta sia nei confronti dei Paesi comunitari (-39,7%) sia dei paesi extra Ue (-13,8%); in particolare sono piu’ che dimezzate le richieste degli Stati Uniti. A pesare sul calo delle importazioni, tra gli altri, la riduzione nelle vendite di mezzi di trasporto, che sono state pari a meno 87,4% (contro il -4,1% del 2012).

SPESA FARMACEUTICA – La spesa convenzionata pro capite per farmaci di classe A (rimborsati dal sistema sanitario) è la più alta d’Italia (178,9 euro a fronte di una media nazionale pari a 141,2 euro), anche se in riduzione rispetto al 2012 (-3,3 per cento). Nel 2012 il costo totale della gestione diretta (che rappresenta il 60 per cento circa del totale dei costi del Ssr) si è ridotto dello 0,4 per cento, con una contrazione dei costi del personale che ha compensato l’aumento della spesa per i beni. Nella media del triennio 2010-2012 la spesa sanitaria pro capite è stata pari a 1.765 euro, inferiore sia alla media delle regioni a statuto ordinario (1.880 euro) sia a quella italiana (1.893 euro).

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