Editoriale

Il risveglio dei Dem, Zingaretti mette la “freccia”

Il MoVimento Cinque Stelle col fiato sul collo del Partito Democratico. Le primarie hanno ridato linfa ai dem a cui tornano a sorridere i sondaggi. Il partito del neo segretario Nicola Zingaretti risale la china, toccando il 19,1 per cento di consensi, il suo dato migliore dall’inizio della nuova legislatura superando quello delle Politiche (18,7%). Come dire, il Pd ha già intrapreso la strada del sorpasso sul M5s. Scenario tracciato dalla Supermedia settimanale dei sondaggi elaborata da YouTrend/Agi e che evidenzia una distanza tra i due partiti che va sempre più assottigliandosi. Nel giro delle ultime due settimane, la differenza di consensi tra 5stelle e dem s’è dimezzata: è passata dal 6 per cento al 3,2 per cento. In particolare, i 5 stelle scendono dal 23,6 per cento al 22,3 per cento, lasciando per strada l’1,3 per cento in quattordici giorni, collocandosi per la prima volta da molti mesi, addirittura sotto il 23 per cento.

Zingaretti viaggia spedito. E cavalcando soprattutto l’onda Tav, punta a superare i 5stelle e di essere il secondo partito del parlamento. Dunque, non si arresta la caduta dei pentastellati sempre più frazionati e litigiosi (25 suoi deputati non hanno votato la legge di legittima difesa). E tra defezioni e abbandoni, c’è chi scommette che a breve non mancheranno colpi di scena con l’aria di crisi che si respira a Palazzo Chigi. I problemi per il governo gialloverde, e in special modo per il M5s, non sono certo alle spalle. In queste ore si fa sempre più scottante il dossier relativo alla Tav Torino-Lione, l’opera della discordia che rischia di fare implodere i pentastellati. La speranza del Movimento 5 Stelle, a questo punto, è quella di poter invertire la rotta in primavera, quando partirà il Reddito di Cittadinanza che inizierà a essere erogato giusto qualche settimana prima delle elezioni europee del 26 maggio. Fatto che certamente lascia più che un dubbio sulla tempistica dell’erogazione dell’assegno di solidarietà. Magari in tanti si ritroveranno i soldi nella carta un giorno prima o dopo le urne.

Di certo, oggi i sondaggi registrano, come detto, il crollo del M5s e la crescita il Pd. Ed è più che probabile che sulla risalita dei dem a spese del M5s abbia influito oltre il successo delle primarie, la risonanza avuta dalla débâcle del MoVimento Cinque Stelle alle regionali in Sardegna dove diversi elettori che avevano votato il M5s alle Politiche si sono orientati sul candidato di centrosinistra Massimo Zedda. A perdere un po’ di consensi sono anche i partiti alla sinistra del Pd (l’area ex-LeU e Potere al Popolo), forse a causa della connotazione politica dello stesso Zingaretti (meno democristiano rispetto a Renzi). In cifre, sempre nel giro di queste ultime due settimane, LeU è passato da 2,6 per cento a 2,3 per cento; Potere al Popolo, dall’1,8 per cento all’1,7 per cento. Stabile al 3,3 per cento +Europa.

Sul fronte centrodestra, la Lega è sempre in ottima salute. Il Carroccio limita i danni perdendo solo 0,3 punti e attestandosi comunque su un lusinghiero 33,2 per cento, mantenendo il podio. Stabili le altre due forze della coalizione. Forza Italia non si muove dal 10 per cento di consensi, e Fratelli d’Italia rimane salda al 4,5 per cento. Uno scenario che – sempre secondo i sondaggi – segna il centrodestra al 48,3 per cento (+11,2 per cento rispetto alle Politiche 2018) e il centrosinistra, al 23,7 per cento (+0,8 per cento). Mentre in picchiata il M5s, che oggi tocca il 22,3 per cento, ovvero -10,4 per cento rispetto alle Politiche dello scorso anno.

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