Ernesto Maria Ruffini lancia Più Uno, il movimento diventato partito che debutta a Roma con la prima assemblea, e chiede al centrosinistra di concordare prima un programma e poi il candidato alla guida della coalizione. Accanto a lui c’è Franco Gabrielli, ex capo della Polizia: l’obiettivo dichiarato è recuperare gli elettori che non si riconoscono nell’offerta politica attuale.
“Con tutti i partiti che c’erano, ne serviva proprio un altro? Rivolgo la domanda: con tutta l’astensione che c’è, era proprio necessario aspettare così tanto per provare a dare un’altra offerta ai cittadini?”. Ruffini apre con una provocazione il debutto del nuovo soggetto politico. La sua scommessa è intercettare chi ha smesso di votare perché non trova una proposta convincente, trasformando il disagio verso i partiti in una nuova partecipazione.
Al suo fianco c’è Gabrielli, già capo della Polizia. I maligni li hanno ribattezzati “l’esattore e lo sbirro”, richiamando le rispettive esperienze professionali. L’ex poliziotto ha risposto con ironia: “Sempre meglio di un evasore e un delinquente”.
L’astensionismo come priorità politica
Ruffini assegna al nuovo partito il compito di riportare alle urne gli elettori che si sentono esclusi dalla rappresentanza. “Il compito di Più Uno sarà quello di portare tutti gli uno che sono rimasti a casa perché non si sentono rappresentati dall’attuale offerta politica”, ha spiegato. Il riferimento è a un elettorato che, secondo il promotore, non può essere recuperato senza un cambiamento dell’offerta politica.
L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate lega questa sfida anche alla legge elettorale approvata dalla maggioranza di centrodestra, che considera un peggioramento della rappresentanza dei cittadini. La critica si inserisce nella sua idea di riformismo: non limitarsi a gestire i problemi, ma intervenire sulle condizioni che li producono.
Il manifesto presentato durante l’assemblea, insieme al nuovo logo, individua nell’uguaglianza il principio centrale del progetto. Ruffini definisce il riformismo di Più Uno una forma di “radicalità”, distinguendola dall’estremismo: “Andare alla radice dei problemi, non accontentarsi di governarne gli effetti, ma intervenire sulle cause che li producono”.
L’obiettivo è costruire una comunità nazionale “più libera perché offre più possibilità, più solida perché meno divisa, più competitiva perché mette a frutto un numero maggiore di talenti, più europea perché consapevole del proprio ruolo”. Una piattaforma che combina mobilità sociale, coesione, valorizzazione delle competenze e integrazione europea.
Il programma prima delle primarie
La partita più immediata riguarda però il rapporto con le altre forze del centrosinistra. Ruffini chiede una coalizione unita attorno a un programma condiviso e invita i partiti a non trasformare la scelta del candidato nella questione centrale. La sua preferenza è evitare le primarie, se esiste la possibilità di raggiungere un accordo preventivo.
“Penso che sia doveroso in questo momento che tutte le forze politiche di centrosinistra siano generose e si trovi un nome indipendentemente dallo svolgimento delle primarie, perché si dimostrerebbe grande responsabilità politica”, ha dichiarato. L’appello si rivolge a una coalizione nella quale la definizione della leadership resta legata alla capacità delle diverse componenti di trovare una sintesi.
Per Ruffini, tuttavia, l’eventuale individuazione di un candidato alternativo non risolverebbe le divergenze di fondo. “Un terzo nome non esiste se prima non ci si mette d’accordo sul cosa si vuole fare e cosa si va a proporre ai cittadini”. Il punto, ha precisato, non è individuare una donna o un uomo capace di rappresentare tutti, ma costruire “un’offerta credibile ai cittadini” per governare il Paese nei prossimi anni.
Il patto di coalizione, nella sua impostazione, dovrebbe avere un orizzonte più lungo di una legislatura. La priorità è quindi un’intesa sulle politiche da realizzare, prima ancora della competizione per la candidatura alla presidenza del Consiglio.
Ruffini non esclude comunque di partecipare alle primarie, qualora gli altri partiti decidessero di organizzarle. “È ovvio che dovremmo esserci e vedremo poi come, sperando che siano a doppio turno con il voto possibilmente digitale, ma è l’ultimo dei problemi”, ha affermato. La formula del doppio turno e il voto digitale restano, nella sua proposta, aspetti organizzativi subordinati alla definizione della linea politica.
La distinzione che vuole imporre alla coalizione è netta: “Non bisogna vincere le primarie, bisogna vincere le elezioni e cercare di far sì che la destra non rivinca le prossime elezioni”. Una presa di posizione che sposta il confronto dalla competizione interna al centrosinistra alla costruzione di un’alternativa di governo.
La sfida agli equilibri costituzionali
Ruffini considera le prossime elezioni politiche uno spartiacque su due fronti: l’assetto costituzionale e la collocazione europea dell’Italia. Sul primo terreno, attribuisce alla destra l’intenzione di modificare gli equilibri istituzionali e di concentrare il potere attorno alla presidenza della Repubblica.
“La posta in gioco dichiarata dalla destra non è solo il governo ma soprattutto la conquista della presidenza della Repubblica”, ha sostenuto. Secondo Ruffini, il rischio sarebbe quello di “portare il Paese verso il presidenzialismo di fatto senza dirlo”. È una valutazione politica dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, che accusa la maggioranza di mostrare “indifferenza verso la Costituzione e l’equilibrio dei poteri”.
La critica colloca la difesa dell’assetto costituzionale tra i temi con cui Più Uno intende caratterizzare la propria presenza nel centrosinistra. Il progetto non si limita dunque alla rappresentanza degli elettori delusi dai partiti, ma rivendica una posizione anche sul modello istituzionale e sulla distribuzione dei poteri.
L’Europa al centro dell’identità politica
Il secondo terreno di confronto è l’integrazione europea. Ruffini richiama il dibattito sull’opportunità di mantenere un’Unione sempre più coesa, a partire dalla difesa comune, e denuncia la crescita di forze politiche intenzionate a ridimensionarne il ruolo.
“Anche questo si decide alle prossime elezioni: da che parte sarà l’Italia in Europa e da che parte sarà l’Europa nel mondo”, ha dichiarato. Per il promotore di Più Uno, la linea europeista non è un elemento accessorio del programma, ma una componente dell’identità politica del nuovo partito.
“Anche questo si decide alle prossime elezioni: da che parte sarà l’Italia in Europa e da che parte sarà l’Europa nel mondo. L’Europa è il nostro bene comune e va difeso”, è la posizione espressa da Ruffini. Il riferimento alla difesa comune e al ruolo internazionale dell’Unione collega la dimensione nazionale della competizione elettorale alle scelte strategiche europee.
Un’identità distinta dal centro
Ruffini rivendica infine una collocazione precisa. Più Uno non intende presentarsi come una forza centrista da aggiungere alla coalizione per completarla, ma come una componente del centrosinistra con l’ambizione di riunire tradizioni politiche differenti.
“Abbiamo scelto di essere nel centrosinistra perché è lì che vivono le idee in cui crediamo, l’uguaglianza scritta nella Costituzione, l’Europa come casa comune, uno Stato che rimuove gli ostacoli invece di alzarli”, ha affermato. La dichiarazione esclude una collocazione autonoma al centro e lega il progetto a una concezione dello Stato orientata a rimuovere gli impedimenti alla libertà e alle opportunità dei cittadini.
Le culture che il nuovo partito vuole tenere insieme sono il cattolicesimo democratico, la sinistra riformista, la tradizione liberale, l’europeismo e l’ambientalismo. L’ambizione dichiarata è rivolgersi a un elettorato più ampio dei singoli bacini di appartenenza, senza chiedere alle diverse componenti di rinunciare alla propria storia.
“Abbiamo l’ambizione di parlare a tutti, non a una parte del Paese, e quell’ambizione però si è persa per strada. Noi vogliamo riprenderla, provarci, senza chiedere a nessuno nella nostra casa di lasciare fuori dalla porta la propria storia”, ha concluso Ruffini.
La prova per Più Uno sarà trasformare questa piattaforma in una proposta riconoscibile e in un ruolo effettivo nella coalizione. Il debutto definisce la collocazione politica e le priorità del progetto; restano da verificare la sua capacità di attrarre gli astenuti e il peso che riuscirà a conquistare nel confronto con le altre forze del centrosinistra.

