Russia, Natale nero del rublo. Acuto nervosismo investitori

Russia, Natale nero del rublo. Acuto nervosismo investitori
16 dicembre 2014

Ancora paura dopo una notte in bianco per Mosca: in pochi hanno dormito sogni tranquilli dopo il tonfo del rublo ieri e il conseguente intervento di emergenza della Banca centrale russa che ha alzato i tassi di ben 6,5 punti, da 10,5% a 17%. Prosegue però la rovinosa caduta del rublo, che ha superato stamani quota 70 per dollaro, dopo il lunedì nero che l’ha visto arrivare a 64,4 rispetto al dollaro e a 78,8 per un euro. La svalutazione del rublo rispetto alla moneta americana ha superato il 50% da inizio anno. E ancora oggi un nuovo tonfo e un crollo del 10% dell’indice Rts, uno dei due indici della Borsa di Mosca. Il quadro anche per strada è sconfortante. Gente che invece delle vetrine natalizie, guarda allibita i display luminosi dei cambi, mentre si vedono crescere i tassi a cui vengono scambiati euro e dollari. E ieri il tam tam della paura si diffondeva rapido, sulle chat, nei social network o con telefonate in tarda serata tra la gente comune che si chiede che fare.

Gli investitori esteri, dicono gli insider, hanno cambiato nettamente sentimento, in questo inizio di settimana. Da una sempre più flebile volontà di credere che quello in atto fosse un evento momentaneo o comunque parte di un ciclo, sino a un acuto nervosismo. “Si è scatenato il panico”, afferma un operatore che chiede l’anonimato. Intanto le società cercano di tamponare le perdite e capire come procedere. Domani si preannuncia affollatissima una tavola rotonda organizzata dallo studio De Berti Jacchia Franchini Forlani, in videoconferenza tra Milano e l`ufficio di rappresentanza di Banca Popolare di Vicenza a Mosca. In questo ponte video verrà presentato uno studio di Tradermade Research che – in base a quanto anticipato ad Askanews – consiglia alle aziende italiane di “cercare di coprirsi, per quanto costoso possa essere”, perchè il rischio è vedere un barile a 50 dollari, se non addirittura a 40, con un impatto significativo, non solo sul rublo ma anche sulla tenuta dell’economia russa.

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“Sicuramente si tratta di una Guerra Fredda che gli Usa stanno facendo alla Russia”, afferma Doriana Bellovoda, Senior Analyst di Tradermade Research. “Poi ovviamente anche l’Opec fa la sua parte e il fatto che i Paesi dell’Opec, che detengono il 40% della produzione mondiale, a fine novembre abbiano deciso di non abbassare la produzione, ha influito in modo significativo. Mosca sta subendo il danno economico del crollo del prezzo del petrolio, e contemporaneamente sta cercando di rimanere in piedi sfruttando la debolezza e il deprezzamento del rublo, per comprare oro e contemporaneamente tenere la bilancia dei pagamenti in rubli in positivo”. Tutto sta a vedere quanto Mosca “riuscirà a compensare, e quanto i prezzi continueranno a scendere”, continua Bellovoda. Secondo l’analista “le aziende devono cercare di coprirsi per quanto costoso possa essere”, perchè “un picco negativo massimo potrebbe essere 40 dollari per barile, o più realisticamente 50 dollari”.

“La situazione è molto brutta” afferma Andrei Lusnikov, analista di Finmarket, sentito da askanews. L’analista e opinionista per Radio Eco di Mosca si chiede se e quanto la Banca centrale e il suo presidente (Elvira Nabjullina) potranno reggere la fluttuazione libera della moneta nazionale. Lasciando intendere, che se il regolatore cambiasse politica, e tornasse a un controllo più severo sulla divisa, questo implicherebbe anche una limitazione sui movimenti di capitali. Un paladino della politica opposta a quella scelta dalla Banca centrale della presidenza Nabjullina, è Sergey Glazev, economista, politico e consigliere del presidente Vladimir Putin per lo sviluppo e l’integrazione regionale. Da sempre sostenitore del controllo sulla moneta. Ma quello che fa notare Lusnikov è anche lo scontro di tre grandi realtà, in questa battaglia valutaria. Da una parte ci sono le holding russe, in primis le major come Rosneft che produce ed esporta il petrolio. Dall’altra la Banca Centrale. E un terzo player è rappresentato dalla lobby di chi spinge all’interno della Russia, perchè lo scontro con l’occidente prosegua.

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In questo senso, Nabjullina rappresenta, oltre che il regolatore, una fazione della guerra in corso. E il rublo è solo uno degli aspetti del confronto. Putin ha già palesato i suoi sospetti, senza fare nomi, ma indicando, che “i poteri conoscono chi sono gli speculatori, e gli strumenti per influire su di loro ci sono”. Ancora una volta nella sua dialettica i toni minacciosi si confondono tra i messaggi in codice. “È giunto il tempo per usare questi strumenti” ha sentenziato la settimana scorsa. “Il nome degli speculatori? Io penso che siano tutti gli esportatori russi” ha detto German Gref, presidente della prima banca russa Sberbank. E tutti sanno che la voce numero uno dell’export russo è l’energia, il petrolio e il gas. Proprio in queste ore il presidente della major Rosneft Igor Sechin ha smentito di essere coinvolto nella svalutazione del rublo.

Sotto accusa di usare il corso del rublo debole per speculare è Vtb, un’altra importante banca russa. “Ci sono molti rumors su Vtb” ha detto il suo numero uno Andrej Kostin. “La Banca Centrale smentisce che le nostre organizzazioni partecipino a queste macchinazioni. Sono pronto a discutere, anche a fare a pugni, con chi dice che la (mia) banca si occupa di questo”. Intanto dalla potente Commissione di Inchiesta russa, Aleksandr Bastrikhin ha proposto di aprire un’inchiesta penale su chi manipola il mercato valutario. In passato sotto i colpi della sua Commissione sono caduti oppositori di Putin e non solo oppositori. E anche in questo caso, qualche testa, alla fine, dovrà cadere.

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