Salute: torna paura difterite, nel 1991 l’ultimo decesso

Salute: torna paura difterite, nel 1991 l’ultimo decesso
19 novembre 2016

In Europa si teme un ritorno della difterite. Qualche mese fa, in Belgio, la malattia ha ucciso un bimbo di 3 anni. Lo scorso anno, invece, in Spagna è deceduto un bambino di sei anni, il primo caso dall’ultimo registrato nel 1986. Nessuno era stato vaccinato. In Venezuela si parla di una vera e propria emergenza che ha già fatto ben 23 vittime, quasi tutti bambini. In Italia, invece, l’ultimo caso pediatrico, peraltro mortale, risale al 1991 ma, secondo gli esperti, con il calo delle vaccinazioni le cose potrebbero cambiare, e oggi le paure si sono concretizzate con l’annuncio del primo “nodulo difterico” trovato nel nostro Paese da decenni: ossia il caso di un paziente che è entrato in contatto con il batterio, pur senza ammalarsi.

Prima della vaccinazione di massa, al termine della Seconda Guerra Mondiale, nel nostro paese di registravano decine di migliaia di casi e oltre mille morti ogni anno. La difterite è una malattia infettiva acuta provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Una volta entrato nel nostro organismo, questo agente infettivo rilascia una tossina che può danneggiare, o addirittura distruggere, organi e tessuti. “Gli organi coinvolti – si legge sul sito Epicentro – variano a seconda del tipo di batterio: il più diffuso colpisce la gola, il naso e talvolta le tonsille, mentre un altro tipo, presente soprattutto nelle zone tropicali, provoca ulcere della pelle. Più raramente, l’infezione coinvolge la vagina o la congiuntiva”. Per quanto possa colpire a qualsiasi eta’, la difterite riguarda essenzialmente i bambini non vaccinati. Nei Paesi con clima temperato, si diffonde durante i mesi invernali. La difterite si trasmette per contatto diretto con una persona infetta o, più raramente, con oggetti contaminati da secrezioni delle lesioni di un paziente.

In passato, anche il latte non pastorizzato ha rappresentato un veicolo di infezione. Gli individui che sviluppano la malattia vanno trattati immediatamente con l’antitossina e antibiotici (eritromicina o penicillina), quindi messi in isolamento per evitare che contagino altre persone. Ma la strategia più efficace contro la difterite resta la vaccinazione preventiva. Disponibile fin dal 1920, il vaccino antidifterico contiene la tossina batterica, trattata in modo da non essere più tossica per l’organismo, ma comunque in grado di stimolare la produzione di anticorpi protettivi da parte del sistema immunitario. Solitamente, il vaccino antidifterico viene somministrato in combinazione con quello contro il tetano e contro la pertosse (DTP). Inoltre, oggi si tende a vaccinare i nuovi nati con il vaccino esavalente, che protegge anche contro la poliomielite, l’epatite virale B e le infezioni invasive da Haemophilus influenzae B. Il ciclo di base del vaccino e’ costituito da tre dosi, da praticare al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita del bambino. Successivamente vengono eseguite due dosi di richiamo, all’età di 6 e 14 anni. A ciclo ultimato, la vaccinazione antidifterica conferisce una protezione pressoché totale. Per conservare una buona immunità, si possono fare ulteriori richiami ogni dieci anni.

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