Salvini dopo l’addio di Vannacci: “Disertore e traditore”. Zaia: “Era un corpo estraneo”
Matteo Salvini
Matteo Salvini reagisce con parole durissime all’addio di Roberto Vannacci: “Disertore”, il marchio più infame per un militare. L’eurodeputato lascia la Lega dopo dieci mesi dall’elezione a Strasburgo e lancia il suo movimento “Futuro Nazionale” puntando alle politiche del 2027. Il segretario leghista replica chiudendo le porte del centrodestra, espellendolo dal gruppo dei Patrioti e liquidandolo così: “Fa il gioco della sinistra, ricordatevi la parabola di Fini”. La frattura, consumata in un incontro riservato lunedì a Roma, segna la fine di un’alleanza nata sotto il segno dell’opportunismo elettorale e mai davvero digerita da una parte del partito.
L’incontro di lunedì tra i due leader non scioglie i nodi irrisolti. Vannacci chiede maggiore agibilità politica all’interno della Lega e il riconoscimento del peso degli iscritti al suo movimento “Il Mondo al Contrario”. Ma dall’incontro non trapela nulla. Soltanto martedì mattina la notizia filtra dall’ambiente leghista: “Nessuna urla né scenate, ma ormai ha deciso di uscire”. L’annuncio dell’eurodeputato viene bruciato sul tempo. Nel primo pomeriggio Vannacci ufficializza via social: “Proseguo la mia strada da solo e vado lontano”. Rivendica il suo impegno a cambiare l’Italia, renderla “un Paese sovrano, sicuro, libero, sviluppato, prospero ed esclusivo”. Poi l’affondo: “Voglio stare lontano da impicci, compromessi di convenienza e inciuci”.
Il primo strappo sul decreto Ucraina
Il riferimento va dritto al voto favorevole della Lega sul decreto Ucraina, contro il quale Vannacci ha orchestrato il primo strappo convincendo due deputati leghisti a lui vicini, Sasso e Ziello, a votare no. “La mia destra non è un menu à la carte”, attacca l’eurodeputato nel suo messaggio d’addio. “Non è una sinistra sbiadita e un po’ meno alla moda, non è a geometria variabile come la famiglia queer e soprattutto non è moderata. Nessun pugile vince un incontro tirando ganci moderati”. Vannacci rivendica una destra “vera, coerente, identitaria, forte, orgogliosa, convinta, entusiasta, pura e contagiosa”. Conclude con un appello: “Chi mi ama mi segua. Io inseguo un sogno e vado lontano”.
La replica del segretario: “Lasci il seggio per coerenza”
Poche decine di minuti dopo arriva la replica di Salvini, insolitamente lunga per il suo stile comunicativo sui social. Il segretario leghista sceglie di colpire sui temi della lealtà e dell’onore, cari all’immaginario della destra e del mondo militare. I verbi usati per descrivere la scelta di Vannacci sono “disertare” e “tradire”. Salvini chiede all’ex generale di lasciare il seggio a Bruxelles “per coerenza”. “Ma la risposta ve la lascio immaginare”, dirà in serata. “Per qualcuno conta più la poltrona della parola”. Il Consiglio Federale della Lega, riunito mentre infuria la polemica, benedice la linea dura del segretario. Vannacci viene espulso dal gruppo dei Patrioti, la porta del centrodestra gli viene chiusa in faccia.
I sondaggi premiano il generale, la Lega teme
In televisione e in radio Salvini si dice convinto che Vannacci “non porterà nessuno nel suo partito”. Ma i numeri dei sondaggi raccontano un’altra storia. Secondo una rilevazione Youtrend per SkyTg24, il movimento dell’ex generale viaggia già sopra il 3 per cento. Nella Lega qualcuno si fa forza pensando che “da qui alle politiche la strada è ancora lunga”. Ma c’è anche la consapevolezza che la competizione da destra di un soggetto libero da responsabilità di governo può pesare, soprattutto sui temi che il Carroccio ha sempre cavalcato: immigrazione e sicurezza in testa. L’uscita di Vannacci, però, ridà fiato a chi non ha mai gradito la svolta a destra della Lega nazionale.
Zaia esulta: “Era un corpo estraneo”
Luca Zaia è il primo a parlare chiaro: “Vannacci era un corpo estraneo”, dice secco. Al Consiglio Federale anche altri dirigenti di primo piano del partito, da Fedriga a Molinari, esultano per quella che viene vista come una “opportunità” per la Lega di tornare ad essere “il partito dei territori”. La frattura con Vannacci chiude un capitolo controverso nella storia recente del Carroccio. Resta da capire se l’ex generale riuscirà davvero a costruire un’alternativa credibile alla destra di governo o se finirà per essere l’ennesima meteora del populismo italiano.
