Salvini indagato, procura di Palermo attende atti da Agrigento. Gli uffici: “Massima serenità”

Salvini indagato, procura di Palermo attende atti da Agrigento. Gli uffici: “Massima serenità”
27 agosto 2018

“Massima serenita’” viene espressa negli uffici giudiziari di Palermo, dove sono attesi dalla procura di Agrigento gli atti dell’inchiesta a carico del ministro Matteo Salvini sul caso ‘Diciotti’, a bordo della quale per dieci giorni sono rimasti 150 migranti. Secondo fonti del palazzo di giustizia dovrebbero arrivare entro meta’ settimana, forse gia’ mercoledi’. Sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio, i reati contestati. La polemiche e gli attacchi restano all’esterno del palazzo di giustizia, e’ ribadito.

La procedura prevede che gli atti vengano trasmessi al procuratore della Repubblica di Palermo che, entro 15 giorni, li dovra’ poi girare alla sezione del distretto di Palermo del Tribunale dei ministri, organismo composto da tre magistrati scelti per sorteggio ogni due anni e attualmente in carica. In ogni caso il tribunale dei ministri, entro novanta giorni, dovra’ eseguire una istruttoria alla fine della quale puo’ archiviare ovvero trasmettere nuovamente le carte al procuratore della Repubblica che dovra’ inoltrare l’autorizzazione a procedere alla Camera di competenza.

Nella relazione stilata dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, emerge quanto dichiarato sabato al magistrato, nel corso della sua missione romana, dal vice capo del Dipartimento per le liberta’ civili e l’immigrazione, Bruno Corda, secondo cui l’ordine di non sbarcare sarebbe giunto via telefono dal capogabinetto di Salvini, Matteo Piantedosi – anche lui indagato – che a sua volta avrebbe ricevuto una telefonata dal ministro. Insomma, nessun atto scritto. Sarebbe stata cosi’ ricostruita, secondo gli uffici giudiziari agrigentini, la catena di comando che avrebbe impedito prima l’approdo a Lampedusa, poi lo sbarco a Catania fino alla svolta di sabato sera.

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La Sezione di Palermo dell’Anm, associandosi all’intervento della Giunta esecutiva centrale, ha gia’ affermato di respingere “con vigore ogni accusa di faziosita’ dei colleghi della procura di Agrigento, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni e nel pieno rispetto delle prerogative riconosciute dalla Costituzione e dall’Ordinamento, nelle indagini per le note vicende della nave Diciotti”, sottolineando che le accuse, “gratuite e deprecabili, risultano ancor piu’ inaccettabili sia per i toni superficiali e acritici e tuttavia idonei ad ingenerare sfiducia ed emozioni avverse alla magistratura, sia perche’ provenienti da rappresentanti apicali delle istituzioni, in contrasto col principio di leale cooperazione tra i poteri dello Stato e di indipendenza della magistratura”.

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