Sanità e appalti in Sicilia, il dossier Cuffaro si assottiglia: l’accusa di associazione a delinquere non regge più

La Procura diretta da Maurizio de Lucia ha emesso gli atti conclusivi nei confronti di otto persone fisiche e di una società, chiudendo la parte principale di un procedimento che aveva portato all’esclusione della Dc dalla compagine di governo regionale siciliano

Totò Cuffaro e Saverio Romano

Totò Cuffaro e Saverio Romano

Un concorso per operatori socio-sanitari all’ospedale Villa Sofia Cervello e un appalto di ausiliariato all’Asp di Siracusa: sono questi i due assi intorno ai quali ruota ciò che rimane dell’inchiesta palermitana su sanità, appalti e nomine alla Regione siciliana. La Procura ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini a nove soggetti, su diciotto inizialmente finiti nel mirino. Totò Cuffaro, segretario della Democrazia Cristiana ai domiciliari, è il nome centrale. L’ipotesi di associazione a delinquere non è sopravvissuta agli interrogatori preventivi e alle decisioni del Tribunale del Riesame.

Dunque, l’inchiesta della Procura di Palermo su appalti, sanità e nomine alla Regione siciliana si avvicina alla sua prima stazione processuale. La Procura ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini a nove soggetti — otto persone fisiche e la società Dussmann Service — su diciotto inizialmente coinvolti. Cuffaro, risponde di corruzione per un concorso ospedaliero e di traffico di influenze su un appalto siracusano. L’ipotesi di associazione a delinquere è caduta. Restano fuori dal fascicolo Carmelo Pace, Antonio Abbonato e il deputato Saverio Romano, per il quale si valuta l’archiviazione.

Il quadro ridimensionato dopo il Riesame

Delle diciotto persone coinvolte nella prima fase, due sono uscite di scena in corso d’opera e per un’altra decina il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di arresto. Gli avvisi notificati sono complessivamente nove: uno alla Dussmann Service come responsabile dell’illecito amministrativo dipendente dal reato, otto a persone fisiche. Tra questi ultimi figurano l’ex governatore Salvatore Cuffaro — attualmente agli arresti domiciliari, già condannato in via definitiva per favoreggiamento aggravato alla mafia — e sette altri soggetti: Ferdinando Aiello, Roberto Colletti, Marco Dammone, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola e Vito Raso.

Il quadro è mutato profondamente rispetto alle ipotesi iniziali. Gli interrogatori preventivi e le decisioni del Riesame hanno eroso molte contestazioni. In particolare, non regge più l’ipotesi di associazione a delinquere, che avrebbe configurato Cuffaro come il perno di un sistema organizzato di gestione del potere. Lo stesso reato era inizialmente contestato anche a Raso, ad Antonio Abbonato — dipendente dell’assessorato regionale alla Famiglia — e al deputato regionale della Dc Carmelo Pace. Abbonato e Pace escono dall’inchiesta.

Il concorso al Villa Sofia e la prova consegnata a casa

La vicenda più grave che residua a carico di Cuffaro riguarda il concorso per la stabilizzazione degli operatori socio-sanitari all’ospedale palermitano Villa Sofia Cervello. Secondo la ricostruzione dei pm, Cuffaro ottenne in anticipo le prove d’esame grazie ad Antonio Iacono, primario del Trauma center e presidente della commissione, e a Roberto Colletti, allora direttore generale dell’ospedale. Il tramite materiale fu Vito Raso, collaboratore personale dell’ex governatore. Le prove vennero consegnate a una candidata che si era recata a trovare Cuffaro a casa. In cambio, Colletti avrebbe ricevuto la conferma della nomina a direttore generale, sponsorizzata dallo stesso Cuffaro; a Iacono era stata promessa, nel caso avesse deciso di concorrere, un’indicazione di favore per la direzione dell’unità di Anestesia e rianimazione. Iacono non presentò mai la domanda. Per questa vicenda Cuffaro, Colletti, Iacono e Raso rispondono di corruzione.

L’appalto siracusano e il ruolo di intermediario

Il secondo filone riguarda l’appalto per il servizio di ausiliariato dell’Asp di Siracusa, aggiudicato alla Dussmann Service. Per questa vicenda Cuffaro è indagato per traffico di influenze insieme a Mauro Marchese e Marco Dammone, ex rappresentante legale e funzionario commerciale dell’azienda, allontanati dopo l’apertura del fascicolo. Secondo i pm, l’ex governatore avrebbe fatto da intermediario con i vertici delle strutture sanitarie regionali sfruttando i rapporti consolidati con Alessandro Caltagirone, direttore generale dell’Asp di Siracusa, di cui aveva sostenuto la nomina. In cambio, avrebbe ottenuto la promessa di assunzioni, contratti e subappalti per soggetti a lui vicini.

Rispetto alle ipotesi iniziali, due elementi sono caduti: l’accusa di turbativa d’asta e la posizione di Caltagirone, il cui nome non compare nell’avviso di conclusione delle indagini. Nello stesso filone siracusano rispondono di traffico di influenze anche il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno Sergio Mazzola. Quest’ultimo avrebbe ottenuto un subappalto per la sua impresa, la Euroservice, introdotto secondo i pm come “amico personale” dal deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano.

Romano, “per cui si procede separatamente” scrivono i pm, sarebbe stato l’intermediario finale con Caltagirone. La sua posizione è ancora in valutazione: non è esclusa la richiesta di archiviazione. Non è da escludere, infine, che una parte del fascicolo siracusano venga trasferita per competenza territoriale alla Procura di Siracusa, per eventuali indagini sulla turbativa della gara a vantaggio di un’altra impresa, la Pfe.

Scomparsa la tangente al consorzio di bonifica

Dall’avviso di conclusione delle indagini è sparito un intero capitolo. Non compare più la vicenda della presunta tangente destinata a Giovanni Tomasino, direttore del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale. L’ipotesi accusatoria prevedeva che a versare il denaro fosse stato l’imprenditore Alessandro Vetro e che il denaro fosse arrivato a Tomasino per il tramite dell’onorevole Pace. Questo segmento è assente e appare destinato all’archiviazione.

Ora tutti gli indagati dispongono di venti giorni per farsi interrogare o depositare memorie difensive. Gli avvocati sono: Vincenzo Belvedere per Aiello; Giuseppe Di Stefano e Massimo Motisi per Colletti; Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano per Cuffaro; Laura Platino e Daniele Livreri per Dammone; Valentina Castellucci e Mauro Torti per Iacono; Gennaro Siciliano e Virginia De Marco per Marchese; Chiara Monaco e Ninni Reina per Mazzola; Marco Traina per Raso. Se le memorie difensive non convinceranno la Procura diretta da Maurizio de Lucia, arriverà la richiesta di rinvio a giudizio.