Sanremo 2026: Sal Da Vinci vince con “Tu mi piaci tanto”, De Martino prende il testimone da Conti per il 2027
L’escalation militare in Medio Oriente ha condizionato l’intera serata conclusiva; conduttori e artisti hanno interrotto i festeggiamenti per chiedere la pace, con un pensiero rivolto ai bambini delle zone di conflitto.
Sal Da Vinci
Sal Da Vinci vince la 76esima edizione del Festival di Sanremo con “Tu mi piaci tanto”. Alle sue spalle Sayf e Ditonellapiaga, poi Arisa, poi Fedez e Masini. Ma la notizia che resterà negli annali è un’altra: per la prima volta nella storia della manifestazione, il nome del conduttore dell’edizione successiva viene annunciato in diretta. Sarà Stefano De Martino. Sullo sfondo, l’ombra lunga dell’attacco in Iran trasforma una serata di festa in un appello collettivo contro la guerra.
Sul palco dell’Ariston, pochi minuti dopo la proclamazione, Sal Da Vinci fatica a trovare le parole. “Non capisco niente”, dice. Poi ringrazia la famiglia, poi dedica il premio a Napoli: “Grazie, grazie veramente di cuore a tutti. Questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia che mi ha aiutato a superare ogni momento e lo voglio dedicare alla mia città, Napoli”.
È una vittoria che sa di ritorno: quella di un artista formato alla vecchia scuola della canzone melodica meridionale, capace di imporsi in un festival dominato da sonorità ibride e testi generazionali. Sayf e Ditonellapiaga con “Che fastidio!” si fermano al secondo posto; Arisa conquista il quarto con “Magica favola”; Fedez e Masini chiudono i primi cinque con “Male necessario”.
Il passaggio a De Martino
La vera rottura con la tradizione arriva intorno alle 23. Carlo Conti scende in platea e raggiunge Stefano De Martino, presente in sala come ospite. In eurovisione, davanti al pubblico di tutta Europa collegata per l’Eurovision, gli annuncia ufficialmente l’incarico per Sanremo 2027. È un momento che non ha precedenti: mai prima d’ora il Festival aveva designato il proprio successore nel corso della diretta finale.
De Martino, visibilmente commosso, parla di “gesto di generosità non scontato” e riassume il proprio approccio con una formula concisa: “Testa bassa e pedalare”. Più tardi, in una nota diffusa dalla Rai, articola meglio il concetto: “Affronterò il Festival con ascolto, rispetto ed entusiasmo. Non vedo l’ora di mettermi a lavoro”. A trentasei anni, il conduttore di “Affari tuoi” si trova a raccogliere un’eredità pesante. Conti ha chiuso la propria gestione con ascolti solidi e un Festival largamente apprezzato dalla critica. Il confronto sarà inevitabile.
La guerra entra all’Ariston
La serata si apre con un fuori programma. L’escalation militare seguita all’attacco in Iran impone una pausa ai festeggiamenti. Conti, Laura Pausini e la coconduttrice Giorgia Cardinaletti si rivolgono al pubblico con un messaggio concordato: “Non possiamo ignorare quanto sta accadendo nel mondo”. L’appello è diretto, senza enfasi retorica. “Vorremmo che da Sanremo si alzasse l’invito a un impegno globale, per proteggere i bambini ovunque essi siano, particolarmente nelle zone di guerra”.
Laura Pausini aggiunge: “I bambini hanno il diritto di dormire e sognare, non di essere svegliati dal rumore delle bombe”. Il tono è quello di chi sente la contraddizione tra la leggerezza di una serata musicale e il peso di ciò che accade fuori dallo schermo.
Gli artisti raccolgono il messaggio con modalità diverse. Martina Ungarelli delle Bambole di Pezza indossa un abito con la scritta “Give peace a chance” e colombe ricamate con gli strass, citazione esplicita di Lennon e Ono. Leo Gassmann grida “Abbasso la guerra e le tirannie”. Ermal Meta dedica la sua esibizione “a tutti i bambini silenziati dalle bombe”. Dopo il Tg1 con gli aggiornamenti dall’Iran, il pubblico dell’Ariston scandisce “Pace, pace, pace”. Già nel corso della giornata diversi artisti — da Levante a Sayf, da Maria Antonietta a Colombre — avevano diffuso messaggi analoghi sui propri canali.
Bocelli, Frassica e i momenti della serata
La serata offre anche i consueti squarci di spettacolo puro. Il superospite è Andrea Bocelli, che arriva all’Ariston a cavallo sulle musiche de “Il Gladiatore”. È un ingresso teatrale, costruito per stupire, e l’effetto è quello previsto. Bocelli celebra trent’anni dall’inizio della carriera: vinse le Nuove Proposte nel 1994 con “Il mare calmo della sera”. “Ora potrei vincere solo nelle vecchie proposte”, scherza. L’esibizione si chiude con “Con te partirò” e una standing ovation.
Nino Frassica affianca Conti e Pausini con il suo repertorio di nonsense. Si presenta con un ciuffo nero in mezzo a capelli bianchi — l’opposto cromatico di Cristiano Malgioglio — e invece di lanciare Raf chiama sul palco Lucio Corsi, secondo classificato dell’edizione precedente. Poi convoca Sandokan, che si rivela essere Gigi Rock. Sul fronte degli artisti in gara, Sal Da Vinci balla con Mara Venier; Serena Brancale canta il brano dedicato alla madre indossando un vestito di lei, con la sorella sul podio come direttrice d’orchestra; Sayf e Samuray Jay portano le rispettive madri sul palco. La serata si apre con Francesco Renga e si chiude con Eddie Brock.
Cecchettin e i nomi delle vittime
Il momento più sobrio e più denso della serata è anche il più breve. Trecentouno nomi di donne uccise in episodi di femminicidio vengono proiettati su un maxischermo nero. In sala è presente Gino Cecchettin, padre di Giulia, la studentessa di 22 anni assassinata dall’ex fidanzato nel novembre 2023. Cecchettin parla alle donne e agli uomini con pari precisione. Alle prime dice: “Non siete sole, la vostra libertà non è negoziabile”. Ai secondi: “Stiamo facendo la guerra a un maschilismo tossico che mina la nostra vita. L’amore non urla e non ferisce. Lascia libera la vita”.
Il sipario cala su un’edizione che ha tenuto insieme, non senza tensioni, il peso della cronaca internazionale e la leggerezza della competizione canora. Da settembre, la sfida passa a De Martino.
