Schlein contro `Tele Meloni’ per costruire alternativa

Schlein contro `Tele Meloni’ per costruire alternativa
Elly Schlein
8 febbraio 2024

Elly Schlein dice “basta a Tele Meloni”, ma prova anche – ancora una volta – ad approntare il terreno per una possibile convergenza tra le opposizioni. Il sit-in davanti alla Rai raccoglie buona parte delle minoranze, ma non tutte: l’operazione, anche in questo caso, riesce solo in parte, perché la coperta del centrosinistra sembra sempre troppo corta, quando c’è sempre qualcuno che rimane fuori. Stavolta – oltre ad Articolo 21 e al conduttore di Report Sigfrido Ranucci – ci sono diversi partiti: Più Europa, Verdi, Sinistra Italiana, i Socialisti e anche Italia viva. Ma non si fanno vedere il leader M5s Giuseppe Conte e quello di Azione Carlo Calenda. Davanti alla sede della Rai a viale Mazzini si raduna una piccola folla, 500 persone secondo gli organizzatori, gli striscioni dicono “No al bavaglio”, qualcuno allarga la protesta oltre le vicende italiane, un cartello chiede anche la liberazione di Julian Assange.

La leader Pd ringrazia tutti quelli che hanno aderito, lascia la parola innanzitutto agli altri partiti che hanno scelto di aderire. A gestire il traffico sul palco improvvisato – in realtà una panchina di marmo – è Sandro Ruotolo, ex collaboratore di Michele Santoro e ora responsabile informazione del Pd. “Siamo preoccupati per lo stato di salute dell’informazione. Siamo qui perché c’è `Tele Meloni’, che vuol dire occupazione di tutti i posti possibili. Quella che era la Rai di tutti, anche nei momenti peggiori di questa azienda, oggi è un monocolore della maggioranza che fa propaganda”, spiega. Riccardo Magi, Più Europa, lamenta di avere “zero minuti in prima serata” e rimpiange addirittura le tribune politiche degli anni `70. “Una volta c’erano le `tribune politiche’, che non erano le tribune elettorali, in cui in prima serata, in maniera asettica, tutti quanti avevano la possibilità di dire quello che volevano. Oggi no”.

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Dopo di lui prende la parola Ranucci: “Mi sento un giornalista libero dentro la Rai, ho sempre fatto il mio lavoro con la mia squadra in libertà. E’ un valore talmente alto la libertà di stampa che ho sentito necessità di partecipare. Ma se non si fa una riforma non si leva la rai dalle mani dei partiti. Bisogna cambiare lo sguardo, fare le nomine che riguardano amministrazione del servizio pubblico tenendo conto che l’unico editore possibile è il pubblico che paga il canone”. Uno dopo l’altro intervengono tutti i leader dei partiti che hanno aderito, parlano Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni, Maria Elena Boschi. Quindi, le conclusioni della Schlein: “Basta con Tele Meloni e con un servizio pubblico svilito a essere portavoce della propaganda di questo governo. E basta con gli attacchi al giornalismo d’inchiesta da parte di questo governo”. Per la segretaria Pd “il sistema di governance della Rai va modificato, la Rai va sottratta all’influenza della politica e dei partiti. Così si potrà migliorare la qualità del servizio pubblico e naturalmente ci lavoreremo insieme a tutti coloro che vorranno”.

Appunto, l’ennesimo tentativo, caparbio, di mettere insieme sui temi quei partiti che sembrano rifiutare un’alleanza politica a tavolino. I militanti riavvolgono gli striscioni cantando `Bella ciao’. La Schlein saluta, ringrazia tutti e ai suoi ribadisce che non demorderà, continuerà il lavoro di tessitura, nella convinzione che dopo le europee sarà la forza delle cose a convincere anche i più riottosi, a cominciare da Conte. Anche perché, sono convinti i parlamentari più vicini alla segretaria, “Conte farà fatica a spiegare perché si sfila. A cominciare dalla questione Rai: sarebbe interessante capire perché non è venuto…”.

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