Scola: non sono contro il Papa ma si sta pensando poco a famiglia

di Giuseppe Balistreri

Alla vigilia del sinodo straordinario sulla famiglia, l’anno scorso, aveva espresso l’auspicio, in un’intervista al Corriere, che non si arrivasse a dare la comunione ai divorziati risposati. Oggi, di nuovo al Corriere, a pochi giorni dall’apertura di un secondo sinodo, questa volta ordinario, sempre sulla famiglia, domenica prossima in Vaticano, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, commenta: “Avevo espresso un auspicio, vedremo come andrà a finire. Se mi si vuol far dire che personalmente non ho trovato ragioni adeguate per accettare la proposta del cardinale Kasper (favorevole alla comunione ad alcune coppie di divorziati risposati dopo un percorso penitenziale analogo a quello della Chiesa ortodossa, ndr.), va bene, fate pure i vostri grafici distinguendo ‘chi sta con il Papa’, ‘chi non sta con il Papa’… Però la mia preoccupazione è di natura completamente diversa. Ho l’impressione che si sita ‘pensando’ poco. A tutti i livelli”. Si è passati dall’intellettuale Ratzinger al populista Bergoglio, domanda Aldo Cazzullo? “No, Ratzinger è un ‘umile servitore della vigna’ e Francesco non è per nulla un populista”. Ma non bisogna “strumentalizzare” quello che dice. Bisogna “distinguere bene la questione delle unioni omosessuali dalla famiglia, essendo però estremamente attenti al percorso che le persone con questa attrazione compiono”, afferma sul tema delle coppie gay Scola.

“Non reputo conveniente una legislazione che, nei principi o anche solo nei fatti, possa produrre confusione a questo livello. Tra l’altro non sono molto convinto che lo Stato debba occuparsi direttamente di queste cose e sono anche un po’ seccato di fronte a questo Parlamento europeo, perché non ha il diritto di premere sui singoli Stati in favore di una normativa in campo etico”. L’Italia “non è certo la Svezia o l’Olanda”. Se ad esempio due omosessuali vivessero insieme in modo casto, la Chiesa non li condannerebbe? “Certo che no”, risponde Scola. “In questo campo non esiste il bianco e il nero. Come nella situazione dei divorziati risposati: ogni caso è personale. Tutto ciò che ha a che fare con la dimensione sessuale dell’io è personale e può essere trattato solo singolarmente. Non esiste la categoria degli omosessuali o la categoria dei divorziarti e risposati. Ognuno di noi, che sia omosessuale o eterosessuale, da quando nasce a quando muore deve fare i conti con questa dimensione. E’ quello che taluni psicoanalisti chiamano ‘il processo di sessuazione’. Allora, tutti noi dobbiamo essere rispettosi fino in fondo del cammino sia degli omosessuali sia degli eterosessuali. A me non piacciono le semplificazioni esasperate, per cui tutto il sinodo si riduce al problema dell’ammissione dei divorziati alla comunione sacramentale, per cui quando si parla di unioni omosessuali tutto si riduce al diritto di essere famiglie, e non si entra mai in un pensiero forte, non si toccano mai le questioni che ci sono dietro, le uniche in grado di promuovere la dignità di tutti e la loro equilibrata libertà”.

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