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Scontro Usa-Spagna: Trump minaccia embargo dopo il no alle basi americane

Lo Studio Ovale, mercoledì 4 marzo. Friedrich Merz è seduto accanto a Donald Trump, che sorride ai giornalisti. Poi, nel giro di pochi minuti, la conferenza stampa congiunta diventa un processo pubblico alla Spagna. Il presidente degli Stati Uniti ordina al segretario al Tesoro Scott Bessent di interrompere ogni accordo commerciale con Madrid, accusa il governo di Pedro Sánchez di essere “terribile” e di non avere “una buona guida”, e annuncia che Washington non vuole “avere nulla a che fare” con il Paese iberico. Merz resta immobile. Poi parla, e sceglie la pressione diplomatica.

La crisi ha radici precise. Il 28 febbraio, Sánchez aveva vietato agli Stati Uniti l’uso delle basi militari di Rota, a Cadice, e Morón de la Frontera, a Siviglia, per operazioni di rifornimento e transito armato verso Israele e contro l’Iran. Una decisione che ha obbligato Washington a cercare rotte alternative. A questa si aggiunge l’altra frattura: la Spagna è l’unico membro della Nato a essersi rifiutato di accettare il tetto del cinque per cento del Pil per le spese in difesa, obiettivo che l’Alleanza ha posto sul tavolo sotto la spinta americana.

Trump alza il tiro: embargo e isolamento

“Alcuni Paesi europei sono stati d’aiuto, altri no”, ha detto Trump. “La Germania è stata ottima. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è fantastico. La Spagna è stata terribile.” Poi l’annuncio: “Ho detto a Scott Bessent di rompere tutti gli accordi commerciali con loro. Taglieremo ogni commercio con la Spagna.” Il tycoon ha insistito più volte sul punto, aggiungendo che “potremmo fare un embargo contro la Spagna domani” e che il Paese iberico “non ha niente che ci serva”. Il riferimento alle basi militari è esplicito: “Nessuno può dirci di non usare le basi”.

Le parole del presidente americano hanno un bersaglio politico preciso. Trump ha citato il premier spagnolo per nome, collegando la decisione sulle basi militari alla postura più generale del governo di centrosinistra di Sánchez, che lunedì 2 marzo aveva anche criticato pubblicamente l’azione militare americana e israeliana contro l’Iran. “Si può essere contrari a un regime odioso come quello iraniano”, aveva detto Sánchez, “e allo stesso tempo essere contrari a un intervento militare ingiustificabile, pericoloso e al di fuori del diritto internazionale”.

Merz tra imbarazzo e mediazione

Il cancelliere tedesco ha assistito in silenzio alla requisitoria di Trump. Solo quando un giornalista gli ha chiesto direttamente un giudizio sul governo Sánchez, Merz ha dovuto rispondere. Lo ha fatto abbassando i toni senza contraddire l’alleato americano: “Stiamo cercando di convincere la Spagna a raggiungere il tre per cento o il tre e mezzo per cento su cui siamo d’accordo in ambito Nato. Come ha detto il presidente, la Spagna è l’unica che non è disposta ad accettarlo. Stiamo cercando di convincerla che questo fa parte della nostra sicurezza comune.” Poi, più netto: “La Spagna deve adeguarsi”.

In parallelo, Trump ha incassato pubblicamente i dividendi del rapporto con Berlino. “I nostri Paesi vanno d’accordo, abbiamo una grande affinità. Il cancelliere è molto ben accolto negli Usa ed è un mio amico. La relazione commerciale che abbiamo è molto forte. “Una dichiarazione che suona anche come contraltare alla punizione inflitta a Madrid: chi si adegua viene premiato, chi resiste viene isolato.

Madrid replica: siamo un partner affidabile

La risposta del governo spagnolo non si è fatta attendere. Fonti di Palazzo della Moncloa hanno diffuso una nota in cui si ricorda che la Spagna è “un membro chiave della Nato, rispetta i propri impegni e fornisce un contributo significativo alla difesa del territorio europeo”. Madrid ha anche rivendicato il proprio peso economico, definendosi “una delle principali potenze esportatrici dell’Ue e un partner commerciale affidabile per 195 Paesi, inclusi gli Stati Uniti, con i quali intratteniamo relazioni di lunga data e reciprocamente vantaggiose”.

Le fonti governative hanno precisato che eventuali revisioni commerciali da parte americana dovranno avvenire “nel rispetto dell’autonomia delle aziende private, del diritto internazionale e degli accordi bilaterali tra Unione Europea e Stati Uniti”. E hanno aggiunto che la Spagna “dispone delle risorse necessarie per mitigare i potenziali impatti, sostenere i settori colpiti e diversificare le catene di approvvigionamento”. La chiusura è politica: “Ciò che i cittadini chiedono e meritano è maggiore prosperità, non più problemi”.

Il fronte interno: Biden e le scorte militari

A margine della crisi con Madrid, Trump ha rilanciato anche sul piano interno. Sul suo social Truth ha attaccato il predecessore Joe Biden, accusandolo di aver svuotato le scorte militari americane per rifornire l’Ucraina senza provvedere alla sostituzione del materiale ceduto. “Il sonnolento Joe Biden ha speso tutto il suo tempo e i soldi del nostro Paese, dando tutto a P.T. Barnum — Zelensky — dell’Ucraina, per un valore di centinaia di miliardi di dollari, senza preoccuparsi di sostituire nulla.” Trump ha poi rivendicato il proprio operato: “Fortunatamente, ho ricostruito l’esercito durante il mio primo mandato e continuo a farlo. Gli Stati Uniti sono riforniti e pronti”.

Pubblicato da
Giuseppe Novelli