Sean Combs torna in tribunale: i suoi avvocati attaccano la pena di quattro anni per reati sessuali
La corte d’appello federale di Manhattan ha ascoltato le argomentazioni della difesa dell’ex rapper, che contesta l’uso di prove da assoluzione per determinare la condanna per trasporto a fini di prostituzione
Sean John Combs, noto anche con lo pseudonimo di Diddy e in precedenza come Puffy, Puff Daddy, P. Diddy e Love, è un rapper, produttore discografico e imprenditore statunitense
Sean Combs, il magnate dell’hip-hop condannato in ottobre a quattro anni e due mesi per trasporto di persone a fini di prostituzione, è tornato davanti ai giudici federali di Manhattan.
La sua avvocata Alexandra Shapiro ha chiesto alla corte d’appello di annullare la pena, sostenendo che il giudice Arun Subramanian abbia fondato la sentenza su elementi per cui la giuria aveva già assolto il suo assistito. La procura ha resistito, difendendo la coerenza tra prove e condanna. La corte non ha emesso una decisione immediata.
Il nodo giuridico: condannato con prove da assolto
Il cuore dell’impugnazione è tecnico ma di enorme rilevanza: la difesa sostiene che il giudice federale Arun Subramanian abbia tenuto conto, nella determinazione della pena, di episodi — tra cui minacce alla cantante Cassie Ventura e a un’altra donna — sui quali la giuria aveva già emesso verdetto di assoluzione.
È una questione di diritto processuale che tocca il perimetro stesso del giudicato: fino a che punto un giudice può valorizzare, ai fini sanzionatori, condotte che i giurati hanno esplicitamente ritenuto non provate oltre ogni ragionevole dubbio?
La procuratrice Christy Slavik ha risposto con un’argomentazione difensiva articolata, ricorrendo a una metafora insolita per un’aula federale — quella della pizza — per illustrare come singole “fette” di prova, pur facendo parte di un quadro più ampio, conservino rilevanza autonoma ai fini della sentenza.
In particolare, ha citato un episodio in cui Combs avrebbe utilizzato materiale video sessuale riguardante la Ventura come strumento di pressione per ottenerne la partecipazione a ulteriori “maratone sessuali” — la formula con cui l’accusa ha descritto le sessioni di natura sessuale organizzate dall’imputato.
Un verdetto parziale in un processo ad alto rischio
Il processo si era concluso con un esito ambivalente, che riflette la complessità della vicenda giudiziaria. I giurati avevano respinto le accuse più gravi — traffico sessuale e associazione a delinquere — che avrebbero potuto condurre all’ergastolo, riconoscendo invece la colpevolezza sui reati di trasporto di persone a fini di prostituzione.
Una distinzione non solo formale: sul piano della percezione pubblica, l’assoluzione parziale ha attenuato l’immagine di un sistema criminale organizzato, pur sancendo la responsabilità penale di Combs su condotte comunque gravi.
Assente dall’udienza, in quanto detenuto in un istituto del New Jersey, Combs ha visto la propria avvocata Shapiro reggere l’intera strategia difensiva davanti a un collegio di tre giudici. Tra questi, William Nardini ha definito il caso “eccezionalmente difficile”, una qualificazione inusuale per un magistrato federale e che suggerisce quanto la questione sollevata dalla difesa sia tutt’altro che priva di consistenza.
L’appello sulla condanna attende
Nell’assenza di una decisione immediata della corte d’appello, Sean Combs rimane recluso con una data di scarcerazione prevista per la primavera del 2028. Sul tavolo c’è anche un secondo fronte: Combs ha presentato appello contro la condanna nel merito, non solo contro l’entità della pena. Questo secondo ricorso non è stato discusso nell’udienza odierna, ma rappresenta l’altra metà di una battaglia legale destinata a prolungarsi ben oltre l’estate.
