Sicilia, approvata la legge sulle quote di genere nelle giunte comunali

Votata all’unanimità dall’Ars dopo mesi di trattative. La norma si applicherà ai municipi sopra i tremila residenti dal primo rinnovo elettorale.

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Parlamento siciliano

L’Assemblea regionale siciliana ha approvato la norma che introduce l’obbligo di rappresentanza femminile nelle giunte comunali. Almeno il quaranta per cento dei componenti dovrà essere donna nei municipi con popolazione superiore ai tremila abitanti. Il voto, arrivato all’unanimità, conclude un percorso negoziale iniziato oltre un anno fa e caratterizzato da resistenze trasversali negli schieramento politici.

La disposizione entrerà in vigore domani, quando l’aula darà il via libera definitivo all’intero disegno di legge sugli enti locali, che comprende anche la disciplina sul deputato supplente. Ma l’efficacia operativa della riforma è stata differita: la quota rosa scatterà soltanto al primo rinnovo degli organi municipali, con l’elezione contemporanea di sindaco e consiglio comunale. L’applicazione immediata della normativa nazionale avrebbe provocato uno stravolgimento nelle amministrazioni in carica, costrette ad adeguarsi entro novanta giorni. Palazzo dei Normanni ha scelto la via del compromesso, rinviando l’obbligo alle consultazioni elettorali. Già con le amministrative di primavera, dunque, la presenza femminile nelle giunte diventerà vincolante.

Battaglia trasversale delle parlamentari

La norma rappresenta l’esito di una mobilitazione bipartisan condotta dalle deputate regionali. Marianna Caronia, insieme alle colleghe di maggioranza e opposizione, ha guidato la pressione parlamentare affinché la modifica diventasse legge. “È una battaglia vinta dalle donne che potranno partecipare alla vita politica e amministrativa con ruoli nei governi municipali”, recita la nota congiunta firmata da tutte le parlamentari.

Il documento sottolinea come il tema sia stato affrontato “come questione di civiltà”, superando le tradizionali divisioni politiche. Tuttavia, resistenze interne attraversavano trasversalmente gli schieramenti, rendendo incerto fino all’ultimo l’esito della votazione. Proprio il rinvio dell’applicazione ha consentito di superare le ultime perplessità.

Reazioni politiche e portata della riforma

Michele Catanzaro, capogruppo all’Ars del Partito Democratico, definisce la norma “di dignità” e sottolinea come finalmente la Sicilia si allinei al resto d’Italia. Antonio De Luca, capogruppo del Movimento Cinque Stelle, parla di “norma di civiltà e buon senso”, precisando che il suo gruppo avrebbe preferito portare la quota al cinquanta per cento.

Anche dalla maggioranza arriva il plauso: i parlamentari del Movimento per le Autonomie la definiscono “scelta di civiltà istituzionale”, mentre Gianfranco Micciché sottolinea la portata politica e culturale del voto, parlando di “giornata importante per i diritti”. La norma non si applica ai comuni al di sotto dei tremila abitanti, dove la presenza femminile non sarà automatica. Una scelta che lascia ai municipi minori margini di autonomia nella composizione delle giunte.

Indennità comunali e norme bocciate

Nella medesima seduta, l’Assemblea ha discusso anche l’aumento delle indennità per assessori, vicesindaci e presidenti dei consigli comunali. Un emendamento del Movimento per le Autonomie aveva esteso la norma originaria, che riguardava soltanto Enna, ai comuni fino a diecimila abitanti, circa trecento in Sicilia. L’approvazione aveva immediatamente acceso il dibattito tra chi segnalava “l’errore” procedurale e chi accusava “il populismo di qualche deputato”.

La questione delle coperture finanziarie ha imposto una correzione: al termine della discussione, l’aula ha votato un emendamento del capogruppo Roberto Di Mauro che limita l’incremento del cinquanta per cento ai soli comuni al di sotto dei cinquemila abitanti. Bocciata invece la proposta che avrebbe imposto ai sindaci siciliani di indossare, nelle occasioni istituzionali, una fascia giallorossa con i colori della Regione al posto del tricolore. La seduta era iniziata intorno alle diciassette, dopo una conferenza dei capigruppo durata circa due ore. Nel corso dell’incontro era stato deciso di esaminare entro fine mese un disegno di legge governativo sul fondo anticipazioni e liquidità, destinato agli interventi per il ciclone Harry e la frana di Niscemi.