Sicilia, in parlamento ritorna riforma delle Province. Si parte con 900 emendamenti

Sicilia, in parlamento ritorna riforma delle Province. Si parte con 900 emendamenti
7 aprile 2015

Dopo un anno dall’approvazione della legge regionale 8/2014 e che prevede l’istituzione dei Liberi consorzie e delle città metropolitane (scarica la norma) a Sala d’Ercole si ritorna a parlare di Province. Infatti, oggi la legge di riforma delle ormai ex Province in Sicilia arriva oggi in aula all’Ars. Arriva con 900 emendamenti al seguito, presentati trasversalmente da tutti i gruppi. I temi più ‘caldi’ restano l’elezione di secondo grado e il numero dei Consorzi. La prima stesura ne prevedeva nove (oltre alle tre Città metropolitane), quella attuale sei. Rispunta già l’ipotesi del Libero Consorzio di Gela. L’emendamento per la sua introduzione porta la firma di Giuseppe Arancio (Pd). “Significa rispettare la volontà dei cittadini – dice Arancio -, a Gela, Niscemi e Piazza Armerina hanno già fatto i referendum scegliendo Gela come capofila di un nuovo Libero Consorzio”. Al contrario della legge Delrio, in Sicilia non ci saranno tagli netti al personale ma fra le pieghe delle norme il percorso per i dipendenti delle nove Province è stato indicato ma non interamente tracciato. Liberi Consorzi e Città metropolitane hanno tre mesi di tempo dall’approvazione della legge per definire i fabbisogni e le piante organiche. Un’impostazione che si discosta da quella della legge nazionale che invece prevede tagli già fissati e mobilità verso altri enti locali. Nel resto d’Italia il 50 per cento del personale dei Liberi Consorzi e il 30 per cento di quello delle Città metropolitana sarà trasferito.

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M5S Entro un anno dall’approvazione delle legge, secondo quanto approvato in commissione Affari Istituzionali all’Ars, Consorzi e aree metropolitane potranno decidere se optare per l’elezione diretta del presidente o meno. “Rientra dalla finestra praticamente – dicono i deputati M5S Salvatore Siragusa e Francesco Cappello – quello che era uscito dalla porta. La legge pensata in partenza è stata smontata quasi pezzo per pezzo, riportandoci alla situazione del 1985. I confini dei nuovi organismi sono uguali. E uguali sono le competenze dei liberi consorzi, delle quali è stata fatta una sorta di copia e incolla. Cambia, ma in peggio, solo la situazione del personale, il cui destino resta molto incerto”.

COMMISSIONE ARS Lo scorso 24 marzo in commissione Affari istituzionali dell’Ars, con nove voti favorevoli e due contrari, ha esitato il disegno di legge in questione, ovvero di riforma delle ex Province, e che prevede l’istituzione di sei Liberi Consorzi e tre Città Metropolitane. “È stato un lavoro complesso, adesso tocca all’Aula – dice il presidente della commissione Antonello Cracolici – mi aspetto che a Sala d’Ercole si proceda con un confronto aperto ma sereno. È importante che il testo diventi legge al più presto per permettere già nella prossima estate di chiudere la stagione dei commissariamenti e avere i nuovi assetti di governo degli enti”. A favore della riforma si sono espressi i nove esponenti di maggioranza; contrari due esponenti del M5S; assenti i tre esponenti di centrodestra. Il testo passa ora all’esame dell’Aula.

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LEGGE 24 marzo 2014, n. 8. Istituzione dei liberi Consorzi comunali e delle Città metropolitane

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