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Sicurezza, si accelera su decreto e ddl. Meloni lancia la sfida a Schlein

Giorgia Meloni stringe i tempi. Il Consiglio dei ministri di mercoledì dovrebbe portare sul tavolo sia il decreto sia il disegno di legge sulla sicurezza, priorità del governo per il 2026 diventata ancora più urgente dopo gli scontri di sabato scorso a Torino. Ma la partita resta aperta: nelle prossime ore decisive le interlocuzioni tra Palazzo Chigi e il Quirinale sui contenuti e sulla tenuta costituzionale delle norme.

Il tentativo è ambizioso. La premier vuole un segnale forte e rapido. Non solo con il decreto d’urgenza, ma anche con il disegno di legge che dovrà correre veloce in Parlamento. L’obiettivo è chiaro: dare una risposta immediata alle violenze di piazza e rafforzare la sicurezza pubblica, tema che Meloni ha posto al centro dell’agenda politica di inizio anno. Ma il Colle vigila. Da tempo il Quirinale ha acceso i riflettori sui criteri di “necessità e urgenza” che devono caratterizzare i provvedimenti d’urgenza. L’invito è a confezionare norme “inattaccabili”, sia sul piano costituzionale sia su quello giuridico. Un equilibrio delicato che richiede limature fino all’ultimo.

Il vertice di governo

Stamattina a Palazzo Chigi si è tenuta la riunione operativa presieduta dalla premier. Al tavolo i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, quest’ultimo in collegamento dalla Sicilia e in parte sostituito da Maurizio Gasparri, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, i ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto, oltre ai vertici delle forze armate. Un confronto serrato per definire la linea e sciogliere i nodi ancora aperti.

Nel decreto dovrebbe trovare spazio la norma cosiddetta “anti-maranza”, con un giro di vite sulla vendita di coltelli ai minori. Ma la misura più delicata è un altro provvedimento: una sorta di scudo per le forze dell’ordine che prevede la non iscrizione d’ufficio nel registro degli indagati quando sia ravvisabile “la sussistenza di una causa di giustificazione”. Per superare le obiezioni costituzionali, la norma dovrebbe valere per qualunque cittadino, non solo per gli agenti. Tutto il resto confluirebbe nel disegno di legge, ma qui emergono le divisioni interne alla maggioranza.

Il nodo del fermo preventivo

La Lega continua a insistere per inserire nel decreto anche il fermo preventivo delle persone sospette in occasione di cortei e manifestazioni, misura volta a prevenire episodi di violenza. Ma sul punto il Quirinale avrebbe già manifestato forti perplessità. Sono in corso valutazioni e approfondimenti, con la consapevolezza che una norma del genere potrebbe scontrarsi con i princìpi costituzionali di libertà personale.

Antonio Tajani propone una soluzione alternativa: “Una sorta di Daspo” per chi si rende protagonista di violenze. Anche Forza Italia esprime dubbi su un’altra misura cara a Salvini, quella del pagamento di una cauzione per chi organizza manifestazioni. “C’è un tema di responsabilità oggettiva”, spiega Gasparri. “È una misura complicata da attuare”. La quadra, insomma, deve ancora essere trovata. E il tempo stringe.

Meloni lancia la sfida a Schlein

Il vertice di governo è anche l’occasione per la premier di rispondere, a distanza, alla segretaria del Pd Elly Schlein. Meloni non avrebbe gradito l’invito fatto ieri dalla leader dem a non “strumentalizzare” i recenti fatti di cronaca. Da qui la mossa politica: un appello-sfida alle opposizioni, messo nero su bianco in una nota ufficiale, per una “stretta collaborazione istituzionale” e per convergere su “una risoluzione unitaria in tema di sicurezza”, che potrebbe essere votata già questa settimana.

Sulla condanna delle violenze e il sostegno alle forze dell’ordine, sostiene la presidente del Consiglio, è ora che Schlein passi dalle parole ai fatti. Una mossa che la premier gioca con la convinzione di far emergere le spaccature nel fronte delle opposizioni. Il voto potrebbe tenersi mercoledì in Senato, dove l’informativa già prevista del ministro Piantedosi sugli scontri di Torino potrebbe trasformarsi in una comunicazione con conseguente presentazione di risoluzioni su cui l’aula sarebbe chiamata a esprimersi.

Attesa per l’informativa di Piantedosi alla Camera

Non è detto che altrettanto accada alla Camera, dove il ministro dell’Interno è atteso domani pomeriggio. La partita parlamentare si intreccia con quella normativa, in un gioco a incastro dove ogni tassello deve trovare la giusta collocazione. Il governo accelera, ma deve fare i conti con i paletti costituzionali, le sensibilità della maggioranza e le mosse dell’opposizione. Mercoledì sarà una giornata decisiva.

Pubblicato da
Giuseppe Novelli