Sicurezza, slittano decreto e ddl: il Quirinale esamina 80 pagine
Il pacchetto sicurezza slitta a giovedì. Palazzo Chigi ha deciso di posticipare di un giorno il consiglio dei ministri che avrebbe dovuto varare decreto legge e disegno di legge, circa ottanta pagine in tutto, già consegnate questa mattina al Quirinale. Due le ragioni: lasciare spazio al voto del Senato sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui fatti di Torino e soprattutto consentire al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di esaminare il corposo testo.
Nel decreto legge al vaglio del Colle figurano tre norme inizialmente previste nel disegno di legge ma che i recenti fatti di cronaca hanno spinto il governo ad accelerare. Dall’accoltellamento nella scuola di La Spezia al poliziotto che ha sparato e ucciso un pusher a Rogoredo, fino all’aggressione di sabato all’inviata di Far West al corteo pro Askatasuna: episodi che hanno convinto l’esecutivo a inserire nel decreto la stretta sui coltelli, la non iscrizione nel registro delle notizie di reato in presenza di cause di giustificazione (norma valida sia per i cittadini che per le Forze dell’ordine) e il fermo di prevenzione di dodici ore per le persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento delle manifestazioni.
Il nodo del fermo preventivo divide la maggioranza
Proprio su quest’ultimo punto, dopo il vertice di ieri a Palazzo Chigi, Forza Italia aveva manifestato perplessità. Antonio Tajani e Maurizio Gasparri avevano sottolineato come si potessero utilizzare norme già esistenti, dall’obbligo di firma al daspo. Oggi però il presidente dei senatori forzisti cambia registro e si dice convinto che “il fermo preventivo di cui si parla sia pienamente compatibile con i principi costituzionali, in particolare con il secondo comma dell’articolo tredici, che prevede che in casi codificati dalla legge si possa procedere al fermo per poi informare la magistratura entro quarantotto ore. Quindi si può fare nelle forme previste dalla Costituzione”.
La premier Giorgia Meloni, ricevendo a Palazzo Chigi il giornalista Salvo Sottile e Bianca Leonardi, l’inviata di Far West aggredita sabato al corteo torinese, ha ribadito la linea del governo: “Penso non si possa arretrare, stiamo lavorando su questo, dobbiamo garantire con norme ancora più efficaci che queste cose non accadano ma penso sia un problema di humus culturale”. L’appello lanciato alle opposizioni per “un impegno comune” e per un voto su una risoluzione unitaria domani a Palazzo Madama non ha però centrato l’obiettivo, nonostante il tentativo di mediazione del presidente del Senato Ignazio La Russa.
La cauzione? Fuori dal provvedimento, si vedrà in Parlamento
Quanto alla “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni, chiesta ripetutamente dalla Lega di Matteo Salvini per garantire la copertura di eventuali danni, non entrerà né nel decreto né nel disegno di legge. Ieri Forza Italia aveva segnalato come fosse una misura di non facile applicazione e anche al Viminale la ritengono di complessa redazione. Si vedrà dunque nel corso dell’esame parlamentare dei due provvedimenti, quando il partito di via Bellerio proporrà sicuramente emendamenti in questo senso.
