Youssef Siher resta in carcere a San Vittore, nel circuito di Alta Sicurezza 2, in attesa dell’udienza di convalida fissata per domani mattina alle 9 e 30 davanti alla gip Tiziana Landoni. La Procura di Milano ha chiesto per il trentenne ricercatore di origini marocchine la custodia cautelare in carcere con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. I pm Francesca Crupi e Marcello Viola lo considerano la mente e il fondatore del “Movimento 17 ottobre”, la sigla nata sui social dopo gli scontri e i saccheggi del centro di Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre.
A giustificare la misura restrittiva, secondo la richiesta di convalida firmata dalla pm Crupi e dal procuratore Viola, sono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Il trentenne, scrivono i magistrati, ha assunto “profilo di spicco nel movimentismo” e ha dimostrato “una capacità a rendere irreperibile”. La Procura ritiene “insufficiente” la misura degli arresti domiciliari. “La sua particolare capacità delinquenziale” consiste, secondo gli inquirenti, nel “sapere sfruttare il suo elevato background culturale e i suoi contatti relazionali al fine di porre in essere gravi reati”.
Il gruppo Telegram con 11 mila persone
Secondo l’accusa, Siher “ha dimostrato particolare abilità e acume” ed è stato “capace di creare in pochi giorni un gruppo Telegram di oltre 11 mila persone, la maggior parte delle quali chiaramente propense a porre in essere condotte delittuose contro l’ordine pubblico”. Il trentenne “ha dato prova di conoscere gli strumenti informatici idonei a sviluppare la sua strategia rivoluzionaria anche mediante la redazione di comunicati idonei a concentrare nelle piazze migliaia di persone pronte a tutto”.
Le istruzioni fornite agli utenti, evidenziano il procuratore Viola e la pm Crupi, “denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine”. Sono ancora in corso gli accertamenti sul computer di Siher e su un’altra chat del trentenne della quale si fa cenno nel provvedimento di fermo. Da quanto trapela in ambienti giudiziari, al momento non ci sono evidenze di un legame tra il ricercatore e gli hacker filorussi di “Noname”. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulle modalità con cui la Digos e la Procura sono risaliti all’identità del trentenne.
Il fermo dopo il sabato di tensione
Italiano di seconda generazione, il trentenne di origini marocchine è considerato l’ideatore della pagina “Movimento 17 ottobre”, nata dopo i saccheggi a Milano del 17 e 18 ottobre scorsi. In quelle due giornate furono identificati numerosi giovanissimi, molti dei quali “arruolati” sui social, protagonisti delle devastazioni di negozi e vetrine. Ricercatore e attivista, secondo chi indaga Siher è vicino alle posizioni pro Palestina.
Sabato scorso è stato perquisito e poi interrogato in Questura prima del “click” via social sulla “convocazione” delle piazze della protesta. La giornata è stata segnata da perquisizioni, blitz della polizia e scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, senza però le devastazioni della settimana precedente che avevano trasformato molte città italiane, con Milano in primo piano, in un set di guerriglia urbana.
Il circuito riservato ai reati di eversione
Il trentenne è detenuto in una cella singola del carcere di San Vittore ed è classificato come detenuto del “circuito Alta Sicurezza 2”, destinato ai reclusi imputati o condannati per delitti commessi con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante atti di violenza. Al medesimo circuito venne assegnato in passato, tra gli altri, l’ex militante dei Pac Cesare Battisti. La decisione sulla convalida o meno del fermo potrebbe arrivare già domani. L’indagato potrà avvalersi della facoltà di non rispondere o decidere di fornire la sua versione dei fatti.

