Sovraffollamento nelle carceri al 112%, oltre 54 mila detenuti

Sovraffollamento nelle carceri al 112%, oltre 54 mila detenuti
29 luglio 2022

“Alle ondate di caldo sempre più forti prodotte dai cambiamenti climatici non sono immuni neanche le carceri che, sempre di più, dovranno far fronte anche a questa variabile che può mettere a rischio la salute e la dignità delle persone detenute e degli operatori”. A dirlo è stato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, nel corso della presentazione del rapporto di metà anno dell’associazione che, dal 1991, si occupa di tutela dei diritti nel sistema penale e penitenziario. Un rapporto che, a partire dal titolo “La calda estate delle carceri”, aveva al suo centro anche questa questione.

Le carceri italiane non sono attrezzate per affrontare il caldo che ormai negli ultimi anni stiamo vivendo, ricorda Antigone. Il sovraffollamento rappresenta un problema evidente. In carcere si sta stretti e nelle celle e nelle sezioni ci sono più detenuti – in alcuni casi molti più detenuti – di quanti ce ne dovrebbero essere. Il tasso ufficiale di affollamento a fine giugno era del 107,7%, con 54.841 persone recluse su 50.900 posti, anche se il tasso effettivo – conteggiando i posti letto realmente disponibili, che a luglio 2022 erano 47.235, è del 112%.

In alcune regioni poi la situazione è ancora più difficile. In Lombardia, ad esempio, il tasso di affollamento è del (148,9%), mentre ci sono ben 25 carceri dove si riscontrano tassi superiori al 150%, cioè dove ci sono 15 detenuti laddove ce ne dovrebbero essere 10. I casi più critici si riscontrano negli istituti di Latina, con un tasso di affollamento reale del 194,5%; Milano San Vittore, che con 255 posti non disponibili ha un tasso di affollamento del 190,1%; Busto Arsizio, con tasso di affollamento al 174,7%; Lucca, con 24 posti non disponibili e un tasso di affollamento del 171,8%; infine il carcere di Lodi, con un tasso di affollamento al 167,4%.

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In Italia le carceri più affollate dell`Unione Europea

L`Italia si conferma tra i paesi con le carceri più affollate dell`Unione Europea, seconda solo a Romania, Grecia, Cipro e Belgio, sempre per l’associazione. Secondo l`ultimo rapporto Space del Consiglio d`Europa, uscito lo scorso aprile con dati al 31 gennaio 2021, e citato da Antigone, il tasso di affollamento ufficiale in Italia era a quella data pari a 105,5%, ben oltre la media dell`Unione Europea del 92,1%. A causa delle molte sezioni chiuse per ristrutturazione, il tasso di affollamento reale sfiorava il 114%.

Sempre a quella data, il 31,1% dei detenuti nelle carceri italiane era presunto innocente, non avendo ancora una condanna definitiva. La media UE era pari al 24%, di oltre 6 punti inferiore. I detenuti in attesa di primo giudizio restano in custodia cautelare nelle carceri italiane mediamente 7,6 mesi, dove la media nell`Unione Europea è pari a 5,2. Guardando al personale, se mediamente nelle carceri dell`Unione Europea vi è un poliziotto ogni 3,9 detenuti, in Italia ogni poliziotto deve occuparsi di solo 1,6 detenuti. Per quanto invece riguarda il personale che si occupa delle attività trattamentali, esso è il 3,6% del personale che fa capo alle amministrazioni penitenziarie in Unione Europea, mentre in Italia è il 2%.

24 milioni di risarcimenti per ingiusta detenzione

Nel 2021 sono stati pagati 24 milioni di euro per gli indennizzi per ingiusta detenzione. Sono i dati che emergono dal rapporto di meta’ anno dell’associazione Antigone. A maggio del 2022 è stata presentata la relazione del Ministero della Giustizia in materia di misure cautelari personali e riparazione per ingiusta detenzione. Molti dati contenuti nella relazione risultano sorprendenti, anzitutto – sottolinea Antigone – il fatto che la più restrittiva delle misure cautelari personali, la custodia cautelare in carcere, è anche la più diffusa, adottata nel 29,7% dei casi in cui nel 2021 si è ritenuto che fosse necessario applicare una misura, e la seconda misura più restrittiva, gli arresti domiciliari, è anche seconda per diffusione, scelta nel 25,7% dei casi.

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In pratica, guardando a questi numeri, rispettivamente 24.126 e 20.836, appare evidente che le misure cautelari personali più utilizzate sono quelle che comportano maggiori limitazioni alla libertà personale, e quelle che ne comportano meno sono usate meno: l`obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria nel 15,8% dei casi, il divieto di dimora nel 5,6%, l`obbligo di dimora nell`8%. E questo nonostante proprio la legge n. 47 del 2015 abbia rafforzato il principio per cui le restrizioni alla libertà personale debbano essere il più possibile contenute, partendo dalla custodia cautelare in carcere, che in base alla formulazione attuale del comma 3 dell’articolo 275 del codice di procedura penale: “può essere disposta soltanto quando le altre misure coercitive o interdittive, anche se applicate cumulativamente, risultino inadeguate”.

Altrettanto significative risultano le differenze di applicazione delle misure cautelari, ed in particolare della custodia cautelare in carcere, guardando ai diversi tribunali. Se in Italia in media si opta per la custodia cautelare nel 29,7% dei casi in cui si applica una misura, questa percentuale a Napoli è del 51,2%, a Roma del 25,6%. Con buona pace del principio di uguaglianza, già bistrattato dalla disparità delle condizioni di detenzione nel nostro paese. Il dato della relazione che però solitamente suscita più interesse è quello relativo alle riparazioni per ingiusta detenzione, previste dagli articoli 314 e 315 del codice di procedura penale, ovvero gli indennizzi che lo stato paga alle persone che sono state in custodia cautelare o agli arresti domiciliari per un procedimento per il quale sono state poi prosciolte o assolte, o nei casi in cui è accertato che la misura cautelare è stata adottata in violazione dei presupposti di legge.

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In Italia, nel 2021, sono stati pagati 24.506.190 euro (nel 2020 erano stati 36.958.291) per 565 indennizzi (750 nel 2020), per una cifra media di 43.374 euro per indennizzo (nel 2020 la cifra media era stata di 49.278 euro). “24 milioni possono in effetti sembrare molti – osserva l’associazione – ma il numero degli indennizzi riconosciuti e’ in effetti piuttosto basso”.

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