Strappo su nucleare, Trump pronto a uscire dall’accordo con l’Iran

Strappo su nucleare, Trump pronto a uscire dall’accordo con l’Iran
Hassan Rohani e Barack Obama
8 maggio 2018

Il mondo, con il fiato sospeso, attende Donald Trump che dalla Casa Bianca annuncera’ la sua decisione sull’accordo siglato nel 2015 per impedire all’Iran di ottenere armi nucleari. Decisione che sarà annunciata oggi alle 14 (le 20 in Italia) e rappresenta un passo importante verso la fine dell’accordo nucleare con Teheran, firmato da Barack Obama nel 2015. La scelta di Trump rappresenta il fallimento degli ultimi sforzi di Gran Bretagna, Germania e Francia per convincere Trump a restare nell’accordo. Come stabilito dal patto, ogni sei mesi il presidente americano deve decidere se mantenere congelate le sanzioni, come fa dalla firma dell’accordo ogni 120 giorni.

L’Iran ha già fatto sapere che se Trump non rispetterà l’accordo (che prevede il blocco delle sanzioni se Teheran mostra di non portare avanti il suo programma nucleare) allora riprenderà ad arricchire l’uranio senza più rispettare i termini dell’intesa. Come dicevamo, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno più volte cercato di spiegare a Trump quanto sia pericoloso uscire dall’accordo, visto che il rischio potrebbe essere quello di una guerra in Medio Oriente, soprattutto ora che la situazione tra Israele e Iran è molto tesa.

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Le sanzioni che Trump reintrodurrà sono quelle imposte dal Congresso nel 2012: richiedono ai paesi esteri di ridurre l’importazione di petrolio iraniano per evitare provvedimenti da parte degli Stati Uniti nei confronti delle loro banche. Ma oggi Trump non darà alcun dettaglio, ci vorranno mesi prima che il dipartimento del Tesoro riuscirà a dare le linee guida e informazioni precise su quali banche ed enti saranno coinvolti nelle sanzioni. Ma “è possibile vedere immediatamente i paesi ridurre gli acquisti di petrolio iraniano”, ha detto l’ex funzionario del dipartimento di Stato, Richard Nephew.

Questa condizione rallenterà la crescita dell’economia iraniana che sta cercando di riprendersi dopo anni di crisi. La decisione di Trump renderà felici Israele e l’Arabia saudita che temono una espansione di Teheran nella regione. Inoltre molti analisti sostengono che l’annuncio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è stato creato per convincere Trump e l’opinione pubblica americana a uscire dall’accordo: sostiene che l’Iran non abbia rispettato i termini dell’intesa.

Cosa prevede l’accordo

L’accordo sul nucleare iraniano, firmato il 14 luglio 2015 a Vienna con i Paesi del cosiddetto 5+1 (Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Russia, Cina e Germania), prevede una sospensione graduale e condizionata delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica islamica in cambio della garanzia che Teheran non acquisira’ armi nucleari. E’ arrivato dopo 12 anni di crisi tra Occidente e Iran e al termine di due anni di negoziati. Questi i punti principali dell’intesa.

RIDUZIONE DELLE CAPACITA’ NUCLEARI Teheran si impegna a ridurre le sue capacita’ nucleari come centrifughe e stock di uranio arricchito per almeno 10 anni. L’obiettivo e’ di rendere praticamente impossibile all’Iran di costruire una bomba atomica, assicurandogli nel contempo il diritto di sviluppare un’industria nucleare civile. In base all’accordo, l’Iran ha dimezzato a 5.060 il numero di centrifughe attive utilizzate per arricchire l’uranio e si e’ impegnata a non superare quel numero per 10 anni. Teheran ha anche accettato di modificare il suo reattore ad acqua pesante di Arak sotto il controllo della comunita’ internazionale, in modo che non possa essere usato per la produzione di plutonio per uso militare. Secondo i termini dell’accordo, queste diverse misure portano ad un anno quello che gli specialisti chiamano “tempo di evasione”: il tempo che impiegherebbe a Teheran per fabbricare una bomba atomica. Al momento della firma dell’accordo, questa durata era stimata in due o tre mesi.

CONTROLLO L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) e’ responsabile del monitoraggio regolare di tutti i siti nucleari iraniani, con poteri considerevolmente aumentati.
Nel suo ultimo rapporto trimestrale, a febbraio, come in quelli precedenti, l’Aiea ha indicato che l’Iran stava onorando i propri impegni. La scorsa settimana, dopo le accuse israeliane su un presunto piano nucleare iraniano segreto, l’agenzia ha ribadito di non avere “alcuna indicazione credibile delle attivita’ in Iran legate allo sviluppo di un dispositivo nucleare dopo il 2009”.

REVOCA DELLE SANZIONI L’accordo e’ entrato in vigore il 16 gennaio 2016, aprendo la strada a una parziale revoca delle sanzioni internazionali contro l’Iran e a una ripresa degli investimenti stranieri. Resta l’embargo Onu sulle armi convenzionali e sui missili balistici fino, rispettivamente, al 2020 e al 2023. Tuttavia, il Consiglio di sicurezza puo’ concedere deroghe caso per caso.

TRUMP E L’ULTIMATUM AL 12 MAGGIO Nell’ottobre scorso, Donald Trump ha rifiutato di “certificare” che Teheran stia rispettando i suoi impegni, ma ha assicurato che per il momento gli Usa non sarebbero usciti dall’accordo. Il 12 gennaio il presidente Usa ha prorogato la sospensione delle sanzioni economiche ma ha richiesto agli europei un nuovo “accordo” per “rimediare alle terribili carenze” del testo del 2015. Correzioni che avrebbero dovuto essere pronte prima del 12 maggio.

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