Stretto di Hormuz, decreto bollette, Ucraina: Meloni porta a casa tre aperture dal vertice europeo
La presidente del Consiglio scioglie l’equivoco sull’operazione navale congiunta con Francia, Germania, Gran Bretagna, Giappone e Paesi Bassi; Bruxelles avvia le consultazioni sull’emergenza energetica italiana e si apre uno spiraglio sulla mediazione tra Budapest e Kiev per i novanta miliardi bloccati.
Giorgia Meloni
L’Italia esce dal Consiglio europeo con tre risultati: la neutralizzazione del fraintendimento sullo stretto di Hormuz, l’apertura di un tavolo con Bruxelles sul caro-energia e un ruolo di mediazione sul prestito bloccato all’Ucraina.
La precisazione notturna su Hormuz
A tarda sera, a vertice concluso, Giorgia Meloni è intervenuta per correggere la traiettoria narrativa che aveva percorso i media per l’intera giornata. L’iniziativa sottoscritta dall’Italia insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Paesi Bassi non è, e non intende essere, un’operazione militare per forzare il blocco dello stretto. “Nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco,” ha detto la premier.
Il contributo ipotizzato riguarda una fase successiva al conflitto: un impegno condiviso, concordato con le parti, finalizzato a difendere la libertà di navigazione una volta che le condizioni lo consentano. Il chiarimento era necessario. Per ore si erano inseguite ricostruzioni divergenti sulla natura dell’accordo tra i sei Paesi, alimentando un equivoco che rischiava di trasformare un’iniziativa diplomatica in un casus belli postumo.
Sullo sfondo del dossier iraniano si profilava anche il tema migratorio. L’Italia ha ottenuto che nelle conclusioni del Consiglio figurasse un riferimento esplicito alla necessità di prevenire eventuali crisi migratorie attraverso il rafforzamento dei confini esterni, con un richiamo diretto agli errori del 2015.
Il nodo energia e il decreto bollette
Il tema giudicato “centrale” dalla delegazione italiana era però quello della competitività e del costo dell’energia. Roma si è presentata a Bruxelles segnalando come alcune regole europee producano effetti asimmetrici tra gli Stati membri, penalizzando in misura sproporzionata i Paesi con una struttura industriale più energivora. Dopo una discussione protrattasi a lungo, le conclusioni del Consiglio hanno recepito la possibilità di adottare misure nazionali urgenti per mitigare l’impatto delle diverse componenti che concorrono alla formazione del prezzo dell’elettricità, sistema ETS compreso.
Un passaggio che, secondo Meloni, apre la strada operativa al decreto bollette già a partire da lunedì. Il decreto è ancora sub iudice sul fronte comunitario, ma la premier si è dichiarata “confidente” in un via libera. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha confermato che le consultazioni prenderanno avvio nella prossima settimana, con l’obiettivo di “fare progressi per affrontare i problemi specifici dell’Italia nel breve termine”.
Sul piano strutturale, il nodo rimane la revisione del sistema ETS. L’Italia aveva chiesto di anticiparla a maggio; la richiesta non è passata, ma Meloni ha indicato il Consiglio europeo di giugno come la scadenza entro cui si dovrebbero ottenere risposte concrete.
Il veto di Orban e la mediazione italiana
La mattinata era stata occupata in larga parte da una discussione tesa, durata circa novanta minuti, sul prestito da novanta miliardi di euro all’Ucraina. Il blocco è esercitato da Ungheria e Slovacchia: Viktor Orban non ha ceduto alle pressioni del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e ha confermato il veto. La situazione è però considerata sbloccabile.
Meloni ha indicato una via d’uscita: la riapertura dell’oleodotto Druzhba, che passa per l’Ucraina e rifornisce l’Ungheria, consentirebbe di rimuovere in modo automatico il veto sul prestito. L’Italia si è offerta come facilitatore. “Penso che lavorandoci si possa trovare una soluzione,” ha detto la premier, “e l’Italia è disponibile a dare una mano per una cosa che ci sta molto a cuore”.
