Susan Sarandon ha scelto Roma per rilanciare la sua battaglia per Gaza e raccontare il prezzo pagato a Hollywood per le proprie posizioni politiche. Arrivata per ricevere il Womenlands Excellence Award 2026 e presentare The Accompanist, in concorso ad Alice nella città, l’attrice americana ha rivendicato la libertà di esporsi pubblicamente anche quando questo comporta minacce ed esclusioni.
Alla conferenza stampa si è presentata con un abito rosso e una spilla sul colletto, simbolo della campagna Artists4Ceasefire, che riunisce artisti a sostegno di un cessate il fuoco. Il tema di Gaza ha riportato al centro il suo attivismo e le conseguenze che, secondo il suo racconto, ha avuto sulla carriera negli Stati Uniti.

Il prezzo delle battaglie pubbliche
“Non dire qualcosa, quando ho la capacità di puntare una piccola luc e su alcune questioni, mi fa male, non mi sembra autentico”, ha dichiarato Sarandon, spiegando perché continui a intervenire nel dibattito pubblico anche a costo di esporsi a reazioni ostili.
L’attrice ha ricordato le campagne che hanno segnato il suo percorso, dalla denuncia delle condizioni degli haitiani detenuti a Guantanamo perché sieropositivi alle proteste contro la guerra in Iraq. In quelle occasioni, ha spiegato, ha cercato di richiamare l’attenzione su persone e vicende che non riuscivano a trovare spazio nel dibattito pubblico.
“Ci sono state molte conseguenze perché ho usato la mia visibilità per parlare di questioni di cui le persone non erano informate, perché riguardavano persone senza voce”, ha affermato. Sarandon ha quindi ricordato di essere stata esclusa dall’Academy per diversi anni e di aver ricevuto minacce di morte.
La sua presenza a Roma si inserisce in questo percorso. Anche il riferimento a Gaza, accompagnato dalla spilla di Artists4Ceasefire, conferma la volontà di utilizzare occasioni professionali e incontri pubblici per sostenere le proprie convinzioni.
Il cinema incontra le nuove generazioni
Ad Alice nella città, manifestazione che si svolge parallelamente alla Festa del cinema di Roma ed è dedicata alle nuove generazioni, Sarandon è protagonista anche di un incontro con i ragazzi. Il riconoscimento alla sua carriera accompagna così la presentazione di un nuovo lavoro e il confronto con un pubblico giovane.
In The Accompanist, l’attrice interpreta una donna sola, segnata da una perdita importante, che comincia a prendersi cura di una bambina altrettanto sola e in cerca di una famiglia. La storia mette al centro il rapporto tra due persone accomunate dalla fragilità e dalla necessità di ricostruire un legame.
Il film segna l’esordio alla regia di Zach Woods, conosciuto per le interpretazioni nelle serie Silicon Valley e The Office. L’uscita è prevista per il primo dicembre su Sky, con Bim, e sulle piattaforme a pagamento Prime Video, Google Play, Apple TV, Infinity e Chili.
A ottant’anni cambia il senso delle responsabilità
Sarandon ha compiuto ottant’anni pochi giorni fa e ha raccontato come il tempo abbia modificato il suo rapporto con il lavoro e con la vita privata. I premi e le proiezioni dei film girati in gioventù le restituiscono l’immagine di una persona diversa, ma il cambiamento più significativo riguarda le responsabilità familiari.
“Mi sento diversa, soprattutto quando ricevo dei premi e proiettano i miei film in cui mi vedo molto più giovane”, ha osservato. L’attrice ha spiegato che oggi il rapporto con i figli adulti pesa in modo diverso rispetto a quando erano bambini, perché sono in grado di comprendere gli avvenimenti e le sue scelte.
“Ho delle responsabilità verso di loro più di quando erano bambini”, ha precisato. Una riflessione che affianca la dimensione privata alla sua esposizione pubblica: per Sarandon, la notorietà comporta un obbligo di coerenza e rende più difficile sottrarsi alle questioni sulle quali ritiene di poter incidere.

