Economia

Svimez, lockdown costa 47 miliardi di euro al mese. Se ripartenza a metà anno stima calo Pil -8,4%

Il lockdown ‘costa’ circa 47 miliardi al mese (il 3,1% del Pil italiano), 37 ‘persi’ al Centro-Nord, 10 miliardi al Sud. Si tratta di 788 euro pro capite al mese nella media italiana, 951 euro al Centro-Nord contro i 473 al Sud. E’ la stima di Svimez che calcola la quota di impianti ‘fermi’ e ne conta più di 5 su 10 in Italia. Nella media nazionale, senza considerare i settori dell`Agricoltura, le Attività finanziarie e assicurative e la Pubblica Amministrazione, crollano del 50% fatturato, valore aggiunto e occupazione. Il blocco colpisce duramente, sia pure con diversa intensità, indistintamente l`industria, le costruzioni, i servizi, il commercio. A livello territoriale, prosegue Svimez, sono più interessate le regioni del Nord soprattutto in termini di valore aggiunto (49,1%, circa 6 punti percentuali in più rispetto al Centro e al Mezzogiorno).

In termini di occupati interessati la forbice si annulla tra Nord e Sud: 53,3% nel Nord, 51,1% al Centro e 53,2% nel Mezzogiorno. In termini di unità locali, le differenze territoriali si ribaltano, segno di una maggiore parcellizzazione del tessuto produttivo nel Mezzogiorno dove le unità locali interessate dal lockdown raggiungono il 59,2% a fronte del 56,7 e del 57,2% rispettivamente nel Centro e nel Nord. Sempre secondo Svimez, “considerando una ripresa delle attività nella seconda parte dell`anno, il Pil nel 2020 si ridurrebbe del -8,4% per l`Italia, del -8,5% al Centro-Nord e del -7,9% nel Mezzogiorno”, precisando che la previsione si basi sul solo impatto del “cura Italia” e che ulteriori “interventi espansivi potrebbero attenuare la dinamica recessiva”. Il profilo trimestrale 2020 evidenzia un impatto più rilevante nel primo semestre nelle regioni del Centro-Nord epicentro della crisi sanitaria prosegue Svimez che aggiunge come “il rimbalzo positivo”, invece, che ci si attende con il venir meno del lockdown apparirebbe più intenso nelle regioni del CentroNord. Il Mezzogiorno incontra lo shock in una fase già tendenzialmente recessiva, prima ancora di aver recuperato i livelli pre-crisi, ancora inferiore di 15 punti percentuali rispetto al 2007 (il Centro-Nord di circa 7).

In sostanza, l’emergenza Coronavirus e il lockdown che ne è seguito rappresentano “uno shock esogeno senza precedenti per il Nord e per il Sud”. Il che vuol dire che la “società e l`economia italiane sono attraversate dalla più grave crisi della storia repubblicana. Del tutto inattesa, di natura esogena, dai tempi di propagazione più rapidi tra mercati e paesi, dagli impatti sui livelli di attività economica e sul lavoro più profondi, più concentrati nel tempo e più pervasivi tra settori e territori rispetto all`ultima grande crisi avviatasi a fine 2008”. Un “inedito shock congiunto di domanda e offerta sta producendo impatti sociali ed economici che “uniscono” Nord e Sud del paese. L`emergenza sanitaria dunque colpisce più il Nord, ma gli impatti sociali ed economici tendono a propagarsi in maniera più uniforme sul territorio”, aggiunge lo Svimez. Il rischio di default è maggiore per le medie e grandi imprese del Mezzogiorno. I tempi incerti del lockdown e l`incertezza che investe tempi e modalità delle riaperture minano le prospettive di tenuta della capacità produttiva.

I dati territoriali sul blocco delle attività economiche delineano un “quadro assai più problematico dell`ultima crisi. Il blocco improvviso e inatteso coglie impreparate le molte imprese meridionali che non hanno ancora completato il percorso di rientro dallo stato di difficoltà causato dall`ultima crisi”, si legge nel rapporto Svimez. Rispetto alla grande crisi, “il processo di selezione, allora dispiegatosi lungo un arco temporale ampio, oggi è anticipato all`inizio alla crisi con un`interruzione improvvisa che ha posto immediatamente al policy maker l`urgenza di intervenire a sostegno della liquidità delle imprese, di ogni dimensione. Un`urgenza che si è tradotta nel dl liquidità approvato nel Consiglio dei ministri del 7 aprile. Sulla base dei dati di bilancio disponibili per un campione di imprese con fatturato superiore agli 800.000 euro, le evidenze su grado di indebitamento, redditività operativa e costo dell`indebitamento portano a stimare una probabilità di uscita dal mercato delle imprese meridionali 4 volte superiore rispetto a quelle del Centro-Nord”, conclude lo Svimez.

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